I COLLEGE AMERICANI, UN VIATICO PER IL TENNIS PROFESSIONISTICO

A fine US Open torna di moda l'eterno dilemma per i giovani statunitensi: tuffarsi direttamente nel professionismo o alternare tennis e studio? Questa l'opinione del 7 volte campione Slam
martedì, 1 Maggio 2018

Le quattro donne americane – Madison Keys, Sloane Stephens, Coco Vandeweghe e Venus Williams – semifinaliste ai recentissimi US Open hanno dato un segnale di rinascita al tennis femminile americano. E la presenza di Kevin Anderson nella finale del singolare maschile ha dato una grande immagine alla figura del college.

Il tennista sudafricano ha trascorso tre anni all’università di Illinois ed è diventato professionista dieci anni fa. Battendo lo spagnolo Pablo Carreno Busta in semifinale, è diventato il primo ex giocatore di college a raggiungere la finale US Open dai tempi di Todd Martin, che ha frequentato l’università di Northwestern, nel 1999. John McEnroe, Stanford, è stato l’ultimo ex giocatore di college a vincere lo US Open.

Il college è raramente visto come un percorso diretto verso il tennis d’elite come invece accade per il calcio o il basket. Ma alcuni lo vedono come l’approccio giusto, nonostante alcuni giocatori se ne vadano un anno o due anni dopo essere diventati professionisti. “Guardate Anderson – ha detto McEnroe -. E’ andato al college e ha raggiunto la finale US Open. Questo dovrebbe essere un messaggio a tanti ragazzi che hanno fretta di bruciare le tappe”.

 

McEnroe ha anche indicato John Isner (Università di Georgia) e Steve Johnson (Università del Sud della California) come esempi di giocatori americani che hanno migliorato il loro gioco frequentando i campionati di college. “E’ più difficile ora fare bene nel professionismo a una giovane età”, ha sottolineato il sette volte campione Slam.

Dal 2014, almeno una wild card tra le 16 a disposizione agli US Open è andata a un giocatore di college. Nella finale maschile sabato, Tom Fawcett ha battuto Michael Redlicki col punteggio di 7-6 (4), 6-7 (6), 6-4. Nel torneo femminile, Francesca Di Lorenzo ha rimontato Ingrid Neel da 3-0 sotto nel terzo set prevalendo col punteggio di 4-6, 6-4, 6-4. Non c’è nessun montepremi in palio, ma c’è un premio. I vincitori ricevono una wild card per il tabellone di qualificazioni o quello principale dell’edizione successiva degli US Open a seconda della loro classifica. Ciò significa guadagnare minimo 8.000 dollari per un’apparizione nel primo turno delle quali o 50.000 dollari per il primo turno del main draw.

Di Lorenzo continuerà per qualche altro mese a frequentare il college, poi prenderà una decisione se spostarsi definitivamente nel professionismo o meno. Suo padre Carlo di Lorenzo è un fisico, ha assistito alla vittoria di sua figlia e ha parlato coi media di questo delicato argomento: “A meno che non sei numero 15 o 20 (nel ranking ITF, ndr) è la cosa migliore da fare. La vita da professionista può essere dura. Il college ti dà l’opportunità di maturare e di crescere come persona in tutti gli aspetti”.


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