FEDERER: ‘ORA DIGERISCO LE SCONFITTE PIU’ VELOCEMENTE’

Il campione svizzero parla anche di Djokovic e Murray in un'intervista al Times: 'Non tutti possono tornare in modo perfetto'

DUE DECENNI DI FEDERER

Venti anni fa il campione svizzero appariva nelle classifiche per la prima volta. Questa era la classifica: 1. Pete Sampras (USA) 2. Michael Chang (USA) 3. Pat Rafter (Australia) 2,889 4. Yevgeny Kafelnikov (Russia) 2,702 5. Carlos Moyá (Spain) 2,451 6. Sergi Bruguera (Spain) 2,357 7. Marcelo Ríos (Chile) 2,322 8.Goran Ivanisevic (Croatia) 2,291 9. Alex Corretja (Spain) 2,284 10. Greg Rusedski (Great Britain) 2,277…. 803. Roger Federer (Switzerland)

Diciannove titoli Slam e 121.092 punti in classifica dopo, Federer, a 36 anni, è più rilassato che mai. La sensazione che si avverte nel guardare Federer dentro e fuori il campo durante un 2017 in cui è tornato dopo sei mesi di pausa vincendo gli Australian Open, un ottavo titolo a Wimbledon e realizzando il “doppio Sunshine” vincendo back to back a Indian Wells e Miami, è quella di vedere una persona tranquilla e con più esperienza rispetto al passato. “Digerisco le sconfitte più velocemente e facilmente, anche se fa male. Si va avanti, sai che eri preparato e che hai dato del tuo meglio. Invece di perdere energia negativa su qualcosa che non si può in ogni caso cambiare, impari da questa e vai avanti. Sono anche un padre di quattro figli e ho una vita fitta di impegni. Devo superare le situazioni in modo molte veloce per poter gestire la pressione, i viaggi e tutto quanto. Ma sono sempre andato molto d’accordo con le persone nel circuito, questo non è mai stato un problema. Grazie a Dio posso parlare tre lingue (inglese, tedesco e francese, ndr) che mi aiuta a dialogare con tutti nel team e a semplificare le cose”.

Su Novak Djokovic ed Andy Murray, Federer ha espresso cautela: “È esattamente la stessa situazione che ho vissuto io. Non sanno. Si possono fare molte cose, vincere di nuovo tornei, ma alla fine non tutti possono tornare in modo perfetto. Ma fin quando sei contento per come ti senti, il tuo ritorno è perfetto. Avessi perso al primo turno dell’Australian Open sentendomi bene fisicamente, per me sarebbe stata una vittoria. Non pensavo di vincere sia Indian Wells che Miami. Forse ne avrei vinto uno e magari giocato sulla terra rossa e la stagione sarebbe stata molto diversa. Il piano era fare al massimo quarti agli Australian Open. Vincere quei tre tornei mi ha fatto tornare tra i primi otto e cambiare così la mia mentalità”.

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