MOURATOGLOU: ‘PERMETTERE IL COACHING IN CAMPO NEGLI SLAM NON E’ CORRETTO’

Il coach francese crede che Serena Williams non avrebbe benefici da questa nuova regola anche negli Slam
sabato, 5 Maggio 2018

L’anno prossimo gli US Open introdurranno il coaching anche nei tabelloni di singolari e doppi maschili e femminili, ma l’uomo che guida Serena Williams preferisce che nelle situazioni delicate sia la sua giocatrice da sola ad uscirne dalle difficoltà. Patrick Mouratoglou, che ha iniziato ad allenare l’americana nel 2012, ha detto che dare consigli durante le partite alla Williams potrebbe impedirgli di fare ciò che fa meglio, far girare le partite. La 23 volte campionessa Slam spera di tornare a competere a inizio 2018 in tempo per difendere il titolo degli Australian Open. “Non voglio che inizi a pensare che ha bisogno di qualcuno per far girare il match quando è nei guai. Negli ultimi 20 anni lo ha fatto meglio di qualunque altra. Ciò influenzerebbe i suoi punti di forza”.

Il coaching in campo, che permette ai giocatori di chiamare il proprio coach in campo una volta per set, si può usufruire nel circuito WTA ma non nei quattro Slam o nel circuito ATP. Nella recente edizione degli US Open, nelle qualificazioni, nei tabelloni su sedia a rotelle e quelli juniores i giocatori hanno potuto ricevere consigli dal proprio allenatore dagli spalti, tra un punto e l’altro o a fine game. Stacey Allaster, capo della federazione tennis americana, ha detto durante il torneo che spera di portare il coaching nel mezzo del match, l’orologio in campo e le restrizioni di tempo per il riscaldamento nell’edizione 2018 anche nei tabelloni principali. Mouratoglou ha sottolineato come parlare di tattica con la Williams durante la partita non sarebbe positivo. “Immagina che il tuo giocatore ha il miglior dritto al mondo e tu che gli dai consigli tecnici sul dritto, potrebbero pensare che non sono così forti e uscirne condizionati. Quando è perfetto, meglio non toccarlo. Niente è perfetto ma il suo modo di far girare le partite rasenta la perfezione. Magari potrei farlo una volta, se sentissi che l’ha completamente persa. Come nel match di semifinale contro (Roberta) Vinci agli US Open 2015, quando cercava di completare il cerchio degli Slam vinti nell’anno solare, a un certo punto ho capito che stava entrando nel panico. Ma succede raramente”.


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