GORAN IVANISEVIC: ‘SAMPRAS MI HA ROVINATO LA VITA’

L'ex tennista croato, in un'intervista al Sole 24 Ore Magazine, ha ripercorso gran parte della sua carriera
sabato, 26 Maggio 2018

In un’intervista al Sole 24 Ore magazine, Goran Ivanisevic ha ripercorso gran parte della sua carriera. Sa bene qual è il suo più grande ricordo, la finale vinta a Wimbledon contro l’australiano Pat Rafter per 9-7 al quinto set dopo un’epica maratona. “La mia vita non sarebbe la stessa se non avessi vinto Wimbledon nel 2001 – ha riconosciuto Ivanisevic, vincitore di 22 titoli ATP che ha raggiunto anche 27 finali -. Qualcuno ha detto che nello sport l’importante è partecipare, ma è un’idiozia. Chi si ricorda chi ha perso le finali? Fino a quel lunedì io ero un eterno secondo, con tre bei piatti d’argento. Nemmeno io che le ho giocate mi ricordo in quali anni le ho perse quelle maledette finali. Ora, invece, sedici anni dopo, la gente ancora mi ferma per strada e mi ricorda quel sedicesimo game del quinto set”.

Nemmeno un anno dopo, sono comparsi i dolori la spalla: “Mi sono operato nel 2002 e sono stato senza giocare per un anno e mezzo. Sono tornato, ma sentivo ancora molto dolore. Così mi sono ritirato.Solo pochissime persone al mondo possono dire di aver provato un trauma del genere. Io avevo solo trentadue anni, mi sono sentito perduto, non sapevo cosa fare della mia vita. Tutto lo stress a cui ero abituato non c’era più”. A salvarlo è stato il ritrovarsi in un altro ruolo, altrettanto delicato. “Per fortuna mia figlia è nata nel 2003. Fare il padre è stata la mia salvezza”.

L’ultimo match giocato in carriera è stato quello contro Lleyton Hewitt a Wimbledon 2004, ma è un altro il rivale che ricorda maggiormente: Pete Sampras, che lo ha battuto 12 volte su 18: “Sampras mi ha rovinato la vita. Mi piace, Pete: è un grande campione e un bravo ragazzo. Ma ho perso così tante semifinali e finali contro di lui! Lo odio, sportivamente parlando”.

Lo spirito da combattente e la mentalità hanno da sempre contraddistinto la sua carriera e la sua personalità: “La prima volta che ho sovvertito un pronostico è stato a dodici anni contro mio padre.Giocavamo su un campo fuori Spalato. C’era molta competizione tra noi due. Mi provocava sempre, sapeva come innervosirmi. Io giocavo contro chiunque, e imparavo da tutti”.

Ivanisevic ricorda bene i suoi inizi nel circuito e le prime volte che ha visto le leggende dal vivo: “La prima volta che ho incontrato Ivan Lendl avevo una paura terribile. Il primo set l’ho perso già negli spogliatoi. Ma poi ho iniziato a realizzare che anche lui, dopotutto, era una persona”.

Sente soddisfazione e orgoglio Ivanisevic ripensando alla sua carriera e alle esperienze vissute: “Ho giocato contro McEnroe e Lendl, e in allenamento anche con Connors e Borg. E poi contro Edberg, Becker, Sampras e Agassi. E alla fine anche con Federer, e Nadal quando era un bambino”.


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