MARAT SAFIN: “NON SEGUO IL TENNIS, GIOCANO TUTTI UGUALE”

Il 40enne russo si è espresso in merito alla sua esperienza in politica criticando anche il tennis attuale, troppo uniforme e privo di personalità
venerdì, 27 Ottobre 2017

Tennis. Nella lista dei tennisti più controversi degli ultimi vent’anni non può sicuramente mancare il nome di Marat Safin, fuoriclasse di inestimabile talento ma al contempo incapace di dare continuità a quella che sarebbe potuta configurarsi come una delle carriere maggiormente prestigiose nella storia di questa disciplina.

Il portacolori russo ha comunque ottenuto risultati davvero importanti, con particolare riferimento ai due titoli Slam conquistati rispettivamente agli US Open nel 2000 e agli Australian Open nel 2005, a cui si aggiunge anche la prima posizione nel ranking mondiale toccata durante il magico anno 2000.

Subito dopo aver appeso la racchetta al chiodo, lo stravagante moscovita ha dunque deciso di intraprendere la carriera politica, una scelta da lui stesso spiegata nel corso di un’intervista rilasciata a Tennis Smash. “Ero giovane e inesperto. Mi sono fatto trascinare dentro la politica. Ma non ho rimpianti, ho usato la mia laurea in legge e ho fatto esperienza imparando molto: sono stato per sei lunghi anni al top della politica a livello federale in un Paese come la Russia.

È qualcosa di straordinario, una lezione molto seria. Ho smesso perché voglio prendermi una lunga pausa. Era troppo per me. A causa dei problemi politici, non avevo tempo per nulla. Adoro incontrare amici, uscire, viaggiare, giocare per divertirmi e rilassarmi. Solo godermi la vita, cosa che era impossibile. Inoltre, lo scorso anno sono stato introdotto nella Hall of Fame del tennis e ciò porta responsabilità e dovevo ringraziare in qualche modo per l’onore ricevuto. Quindi ho lasciato la politica e tutti i ruoli e le posizioni sportive. Ripeto, voglio godermi la vita”.

Marat ha poi parlato dei progetti futuri senza tuttavia sbilanciarsi troppo: “Ho qualche azienda e dei progetti. Ho ricevuto diverse offerte e inviti, sia in ambito di vita sociale che politica, pure nel tennis. Ma devo rifletterci a lungo prima di prendere una decisione. Non voglio né allenare né commentare, non voglio ruoli. Alla Royal Albert Hall (a dicembre, ndr) giocherò nel circuito delle leggende con Rafter, Leconte, Henman e Ferrero, ma non c’è niente in programma nel lungo termine.

Effettivamente non seguo molto il tennis e non lo guardo in televisione. Ho perso interesse. Giocano tutti allo stesso modo. Non ci sono molte personalità come Federer e Nadal. Il tennis non mi manca”. Dichiarazioni come al solito molto interessanti quelle del 40enne russo, capace insieme allo sorella Dinara Safina di issarsi in vetta al ranking rendendo quindi molto orgogliosi i genitori.

Sì lo sono. E quindi? Cambia qualcosa nella mia vita? No. Cambia qualcosa nella vita di Dinara? No. Ha cambiato qualcosa nella vita di mia mamma? No. Ogni volta che si scrive qualcosa su un grande giocatore di 20 o 100 anni fa, rido. È qualcosa che appartiene al passato, alla storia. Viviamo il presente. Cosa c’è dopo?”.


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