MEDVEDEV: “LAVORO CON UNO PSICOLOGO PER MIGLIORARE”

Il russo è tornato sul grave episodio di Wimbledon esprimendo pentimento e voglia di migliorare, tanto da aver assunto uno psicologo pronto ad aiutarlo
lunedì, 30 Ottobre 2017

Tennis. Daniil Medvedev rappresenta senza dubbio uno dei prospetti più interessanti guardando ai prossimi anni del circuito ATP, lui che quest’anno è riuscito finalmente ad inserirsi tra i primi cinquanta giocatori del ranking a suon di ottime prestazioni e che gli appassionati italiani avranno la possibilità di ammirare da vicino in occasione delle imminenti NextGen Finals previste a Milano nel mese di novembre.

Il giovane russo è però balzato agli onori della cronaca non soltanto per via del suo talento sul rettangolo di gioco, ma anche a causa di un episodio piuttosto singolare avvenuto durante lo scorso torneo di Wimbledon. A seguito del suo incontro di secondo turno perso contro il non irresistibile Ruben Bemelmans, un nervosissimo Medvedev giustiziere al debutto del campione svizzero Stan Wawrinka ha cominciato a tirare monete verso il seggiolone occupato dal giudice di sedia, reo a suo parere di un arbitraggio non conforme a quel palcoscenico.

Daniil si scusò e la sanzione fu dunque limitata ad una pesante multa, ma tale comportamento costrinse il 21enne moscovita ad un periodo di riflessioni affinchè avvenimenti del genere non siano destinati a ripetersi in futuro.

“Naturalmente non voglio pagare multe e creare un parere negativo su di me – ha dichiarato Medvedev durante una recente intervista a GoTennis.ru – ma in quel momento non ho avuto il controllo della situazione. Tuttavia ora lavoro con uno psicologo per migliorare. E, come si può vedere, non ho più gettato monete (sorride, ndr)”. 

Nonostante sia russo di nascita, Medvedev vive in Francia da ormai molto tempo: “In una città come Mosca, il principale problema è il traffico, perché è molto difficile arrivare ai centri di allenamento. Le persone non possono sempre acquistare una casa vicino a dove ci si può allenare e devono perdere molto tempo per strada. Non ho amici e comunico in Russia coi miei cari su Internet.

Non mi piace vivere in Francia. C’è un bel clima e delle buone condizioni per allenarsi. A questo proposito, la Francia è molto meglio della Russia, ma non riesco ancora a sentirmi a casa. Tornando a Mosca, ho delle emozioni molto diverse. È così che vivo.

Per esempio, dopo che ho trascorso tutta la mia infanzia e adolescenza in Russia, per me è molto strano non riuscire a pranzare alle 16:00, che i negozi non siano aperti tutto il giorno e che la domenica sia tutto chiuso. Ovviamente, se si è abituati a determinate cose nel posto in cui sei nato, è difficile poi cambiare”.

Un accenno infine anche sul nuovo format della Coppa Davis: “Sarà tutto più veloce e interessante per il pubblico. Soprattutto se non è una partita valida per qualificarsi nel World Group ma una sfida zonale. Pensa se giocassimo in Africa al meglio dei cinque set (sorride, ndr)… sono contento di questa decisione ma, indipendentemente dalle regole, risponderò sempre alla convocazione”.


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