CHRIS KERMODE: “L’ESPERIMENTO DI MILANO AVRÀ UN FUTURO”

Il boss dell’ATP Kermode ha espresso il suo giudizio sul format rivoluzionario delle Next Gen Finals, non escludendo una sperimentazione anche in futuro
venerdì, 10 Novembre 2017

Tennis. Quando ci apprestiamo ormai a vivere le fasi conclusive dell’edizione inaugurale delle ATP Next Gen Finals di Milano, è già tempo di primi bilanci circa le numerose innovazioni apportate al regolamento nel corso di una manifestazione che non assegna alcun punto ATP ma che potrebbe trovare seguito nel futuro prossimo.

La scelta di introdurre così tante novità tutte assieme ha senza dubbio spiazzato molti addetti ai lavori, ma si è anche trattato di una decisione assai coraggiosa come afferma l’attuale boss dell’ATP Chris Kermode.

Raramente mi entusiasmo per qualcosa e sono stato così entusiasta per quello che ho visto negli ultimi due giorni. Un direttore di un torneo ATP 250 era molto scettico oggi. Ma poi ha affermato “alzo le mani Chris, pensavo tante idee fossero folli ma ho visto la differenza di livello in termini di intensità. Dovresti considerare questa opzione valida anche per i 250.

Credo che se funziona, si estenderà a tutto il circuito, altrimenti no. I grandi cambiamenti – incontri al meglio dei cinque set che a sua volta sono al meglio dei quattro game – verranno introdotti nei prossimi cinque anni? No, non ci sono possibilità che ciò accada. Può verificarsi tra dieci anni? Sì potrebbe». «Non è solo ridurre il tempo.

Perché se un prodotto è noioso per sei ore, allora può essere noioso anche per cinque minuti. Bisogna eliminare i tempi morti, e negli ultimi due giorni l’intensità è stata straordinaria. Bisogna eliminare i tempi morti, e negli ultimi due giorni l’intensità è stata straordinaria”.

Non poteva mancare in secondo luogo una risposta di Kermode alle critiche eccessive rivolte nei suoi confronti: “Tante persone si domandano perché io stia rovinando il tennis. Ma non è così. Penso che la maggior parte degli sport aspettino troppo, perchè credono che il prodotto e lo show che hanno a disposizione duri per sempre.

Non è difficile organizzare un torneo se ci sono Faderer e Nadal, perché riempiono gli stadi. Ma il tennis deve essere più grande di qualunque giocatore. Ho sentito la necessità di promuovere la prossima generazione di giocatori, di far sapere al mondo chi sta arrivando”.

Di diverso avviso invece il russo Andrey Rublev, professatosi come poco incline ad apprezzare “quando cercano di cambiare il tennis, perché con queste regole a quattro game, senza vantaggi, stanno cambiando il gioco. Così tutti possono battere tutti, e secondo me non è giusto perché il vincitore deve essere il ragazzo che lavora più duro di tutti.

Tutto all’improvviso con queste regole, chi non è magari professionale e ha poche possibilità di vittoria, può vincere tornei e questo non è giusto. Il sistema dell’occhio di falco o l’orologio non cambiano il gioco. Ma tutto il resto sì”.


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