DUMUSOIS: “UN ARBITRO PUÒ SBAGLIARE, NON SIAMO DEI ROBOT”

Il giovane arbitro francese Damien Dumusois ci racconta gli inizi della sua carriera e il rapporto con i giocatori del circuito
mercoledì, 7 Febbraio 2018

Tennis. Tra gli arbitri più apprezzati del circuito internazionale figura senza dubbio il francese Damien Dumusois, insignito dell’onorificenza di poter arbitrare la bellezza di quattro finali Slam, di cui tre al Roland Garros fra il 2012 e il 2016 e una a Wimbledon nel 2017.

Una carriera, quella da arbitro, che ha origini molto lontane, spesso sconosciute visto che tali personaggi raramente si concedono interviste al di fuori della proprio routine lavorativa. Il recente approdo di Dumusois al Challenger di Quimper ha tuttavia permesso di saperne di più in merito a questa professione.

Per il resto io lavoro ai grandi tornei – ha osservato in un’intervista con Ouest France – la nostra presenza nei Challenger serve per portare professionalità e fare formazione per gli arbitri meno esperti. Sono andato a Quimper per la prima volta l’anno scorso e mi sono reso conto che era un buon torneo per svolgere il compito”.

“Ho giocato a tennis a livello regionale – rivela – poi un giorno il mio club, il TC Montchanin, aveva bisogno di un arbitro per le loro partite e io mi sono offerto volontario.

Dopodiché la federazione ha istituito il trofeo nazionale per i giovani ufficiali di gara: avevo 15-16 anni e da lì ho imparato le regole, iniziando il percorso che mi ha portato dove sono oggi”.

“Non direi che la terra sia la superficie più complicata. Sul rosso abbiamo delle tecniche specifiche che devono essere rispettate.

Bisogna saper leggere il segno, scendere tempestivamente, valutare se il giocatore ha rimandato la palla o se l’eventuale chiamata è arrivata in ritardo. Oltre alla superficie, bisogna sapersi adattare all’atmosfera e alla luminosità, che variano di torneo in torneo”.

Ormai siamo abituati a questo tipo di situazioni – racconta – però ognuno sa che deve rimanere nel suo gruppo, senza mischiarsi troppo. Ovviamente questo non impedisce di salutarsi”

“Casi di questo genere succedono ogni settimana. Ci sono situazioni più pubblicizzate di altre, la TV è sempre presente. Un arbitro può sbagliare, non siamo dei robot.

L’importante è gestire l’errore e la comunicazione. Per esempio, non bisogna comportarsi in modo aggressivo come a dire: ‘Io sono il capo’. Se ho fatto un errore, mi rimetto in gioco per finire la partita”.

“Siamo sempre in viaggio. Io ho sempre sognato di viaggiare… si può dire che sono stato accontentato. Diciamo che è importante trovare il giusto equilibrio con la vita familiare e gestire bene la programmazione, per esempio evitando di stare in giro per otto settimane di fila”.


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