JARRY AMMETTE: “CIÒ CHE FA LA DIFFERENZA É LA MENTALITÀ”

La rivelazione cilena Jarry si confessa relativamente alla sua incredibile progressione compiuta nell'ultimo periodo, che lo ha portato alle soglie della Top 60

Tennis. Il cileno Nicolas Jarry rappresenta indiscutibilmente una delle maggiori rivelazioni di questa parentesi sulla terra battuta, reduce dalla finale raggiunta la settimana scorsa a San Paolo e ormai prossimo all’ingresso nella Top 60. Ecco le sue impressioni ai microfoni del noto portale Punto de Break.

“Arrivare nella top 100 è il primo grande obiettivo che si pone qualsiasi tennista, poter dire di essere o di essere stato in top 100 nella tua carriera è un sogno incredibile. Tutte le persone che si dedicano al tennis sanno che è un traguardo molto importante.

Ora devo mantenere questa posizione, che è la parte veramente difficile; passare da essere un top 100 che gioca Challenger ad un top 100 che gioca tornei ATP rappresenta un grande cambiamento, ma questo è l’obiettivo del prossimo anno.

Indubbiamente ciò che cambia di più è la mentalità, sai già che hai le capacita di stare in questo gruppo super selezionato e questo ti dà più sicurezza”.

“La settimana a Santiago rimarrà indimenticabile. Venivo da un tour in Cina molto duro, in cui non ero riuscito a vincere neanche una partita, mentalmente è stato molto difficile perché stavo giocando molto bene, ma i risultati continuavano a non arrivare.

Poi sono andato a Montevideo e ho perso al secondo turno, ma nella mia testa c’era solo il desiderio di raggiungere la top 100 in modo da poter giocare l’Australian Open, l’obiettivo per il quale hanno giocato tutti quelli che hanno partecipato a questi tornei (Montevideo, Santiago e Rio). Per fortuna sono riuscito a raggiungere questa meta vincendo a Santiago, giocando in casa.

C’era molta pressione, era anche strano poter dormire nel proprio letto anziché in albergo. Vedere la mia famiglia mi ha dato tanta forza, ho un sostegno incondizionato da parte loro e volevo dimostrargli tutto il mio valore; ho pensato partita per partita e tutto è andato nel migliore dei modi”.

“Impossibile sceglierne solo una, però direi Santiago. Vincere un Challenger, finire l’anno nella top 100, addirittura in casa, assicurandomi di poter giocare l’Australian Open…ho avuto tutto.

Ovviamente è incredibile anche il fatto di aver giocato il tabellone finale in due Slam (Roland Garros e Wimbledon), aver passato le qualificazioni di Wimbledon; ci sono state un sacco di cose positive e spero che sia solo il primo anno di molte cose del genere”.

“Mio nonno materno è Jaime Fillol, un ex giocatore di tennis cileno di primo piano che diventò n.14 del mondo; ha sempre avuto una regola con i suoi figli: potevano giocare solo a tennis fino all’età di 14 anni.

Sono sempre andato con lui a giocare a tennis nei fine settimana, mi ha portato a vedere grandi tornei, è stato lui ad inserire nel circuito l’ATP del Cile, ma il momento più bello è stato quando mi ha portato a Wimbledon, in mezzo a tutti i giocatori.

Da piccolo ricordo di aver fatto tutti i tipi di sport: calcio, basket, rugby, atletica, ginnastica…ma alla fine il tennis stava guadagnando posizioni e alla fine ha vinto su tutti gli altri.

Poi ho fatto un paio di buoni risultati, ho cominciato a pensare di poter essere veramente bravo e mi sono dedicato al tennis al 100%”.


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