SANTOPADRE: “IL TENNIS È COME UNA MARATONA, NON I 100 METRI”

Il coach di Matteo Berrettini, vale a dire Vincenzo Santopadre, ha commentato l’evoluzione del suo pupillo negli ultimi dodici mesi

Tennis. Dietro all’esplosione di Matteo Berrettini negli ultimi dodici mesi c’è il suo coach Vincenzo Santopadre, che lo segue da tantissimi anni con l’aiuto del tecnico federale Umberto Rianna. Il giovane talento romano ha fatto il suo ingresso tra i primi 50 del mondo, oltre a conquistare il primo titolo della sua carriera.

Per me il tennis è come una maratona, non i 100 metri. A volte si può passare per menefreghisti, o all’antica, ma sono convinto che, se rispetti i tempi, riesci a gestire meglio le situazioni complicate. Secondo me, il tennis junior non è il tennis: se l’obiettivo è diventare numero uno under 18 è un conto, ma se devo creare un giocatore professionista, allora il percorso è più lungo.

Oggi c’è un meccanismo perverso che ti porta ad accelerare i tempi, invece a me piace rispettarli con equilibrio: Matteo, per esempio, era in ritardo fisicamente e andava pure bene a scuola, un anno parlai col padre quando forse era già pronto per il passaggio.

Ma gli feci aspettare un altro po’: solo a 17 anni ha aumentato l’attività junior, e a 18 è riuscito a fare gli Slam che, invece, anche da under 18 sono utili” – ha spiegato Santopadre in un’intervista a ‘Il tennis italiano’.

Vincenzo ha poi aggiunto: “A me piace che, in campo, ci siano giocatori pensanti, che sappiano leggere le situazioni, interpretare i tempi del match. Bisogna saper fare la partita, perché un conto è saper giocare a tennis, un altro è essere giocatori di tennis.

Ci sono colpitori fantastici che, magari, non hanno capacità emotiva, non sanno cogliere i momenti. Come si allena tutto questo? Eh, è uno dei tanti talenti. Puoi averlo di tuo, ma va sperimentato: l’avversario, in fondo, è uno strumento che ti mette alla prova, è uno che ti pone problemi. Se tu hai tante soluzioni riesci a dare risposte, a risolverli e rimandargliene altri per cui, forse, lui non è attrezzato.”


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