27 PER GILLES

Stagione da poco più che comparsa per il tennista nizzardo, che nonostante la scalata in classifica ha tradito il profilo che di lui era sempre stato fatto
martedì, 27 Dicembre 2011

Il 2012 è un anno olimpico: lo deve sapere bene Gilles Simon, che nella precedente stagione in cui sono state consacrate le due settimane canoniche allo svolgimento dei Giochi batezzati nell’Antica Grecia, si era reso protagonista di diverse prestazioni d’autore che lo avevano spinto dalla 30esima posizione della classifica ATP fino alla numero 6, con annessa partecipazione alla Masters Cup di fine anno. Uno spettatore disattento potrebbe intravedere diverse analogie con l’annata appena conclusa, dato che pure in questa il francese si è reso protagonista di una scalata, analoga numericamente, nella graduatoria mondiale. A ben guardare, però, stiamo parlando di due situazioni quasi agli antipodi.

Allora. Dopo che nel 2006 e nel 2007, al termine di stagioni di buonissima fattura, avevamo udito l’irresistibile refrain “Simon è stato bravo perché ha ottenuto dal suo tennis più di quello che gli offriva”, il 2008 di Gilles smentì tutti, perché divenne un’inarrestabile cavalcata che spostava sempre un po’ più in là l’asticella dei limiti di un tennista capace di dare fastidio a tutti. Quello che meravigliava di Simon era la capacità di essere tanto letale coi giocatori più deboli o del suo livello, quanto con i mammasantissima considerati di un altro pianeta. La prima avvisaglia la si aveva nel torneo di Marsiglia, dove il transalpino faceva un sol boccone di Novak Djokovic, all’epoca terzo giocatore del mondo: il buongiorno si sarebbe dovuto intravedere dal mattino, perché al fianco di risultati sempre più promettenti, Gilles sistemava scalpi eccellenti. Tre i titoli che avrebbe messo in bacheca a fine stagione, dalla terra primaverile di Casablanca fino a quella tardo-estiva di Bucahrest, passando per il caldo cemento di Indianapolis. Una poliedricità che gli sarebbe tornata molto utile, quando, nel torneo indoor di Madrid, che ancora si giocava sulle superfici rapide in autunno, dopo aver eliminato al tie break del terzo set Igor Andreev, Robby Ginepri e Ivo Karlovic, il francese superò, con la stessa modalità e dopo oltre 3 ore di gioco, sua Maestà Rafa Nadal, prima di cedere, anche per stanchezza, nella finalissima del giorno dopo alla sua unica bestia nera, Andy Murray. Bestia nera, invece, Gilles lo è di diversi tennisti sul circuito, ma di uno in particolare: Roger Federer. Prima del 2008, lo svizzero e il nizzardo mai si erano incrociati, la prima volta che questo accadde fu a Toronto, manifestazione anticipata al mese di luglio proprio per l’anomalia olimpica di cui sopra, all’altezza di secondo turno. Per Roger quello era il primo match post-umiliazione Wimbledon, dove aveva perso la leadership dopo 5 titoli consecutivi, e a breve avrebbe anche ceduto il primo posto nel ranking mondiale, sempre all’avversario iberico. A questo contribuì Gilles Simon, che estromise l’elvetico in un incontro in cui, dopo un inizio fulminante, Federer cominciò a patire il gioco geometrico del suo avversario fino all’ecatombe finale. Quindi Simon, nella stessa stagione, fu in grado di sconfiggere due giocatori classificati al numero 1 della classifica: e con Federer la faida non finì lì, perché sempre in rimonta lo eliminò al primo turno del round robin della Masters Cup di Shanghai, dove si spinse fino in semifinale, prima di venire fermato da Novak Djokovic, solo per 7-5 alla terza frazione. Una stagione da grande, grandissimo giocatore.

Oggi. A valutare l’evoluzione del suo ranking nel corso del 2011, le conclusioni che si potrebbero trarre, come anticipato, sarebbero similari: a causa di un infortunio del 2009 che lo ha limitato per diversi mesi a seguire, Gilles ha cominciato la stagione attorno alla 40esima posizione del ranking e per poco non è riuscito ad effettuare un clamoroso ritorno nella top ten, chiudendo l’anno ad un comunque onorevole 12esimo posto. E se in bacheca sono finiti il trofeo numero 8 (Sydney) e il numero 9 (Amburgo) della carriera, peraltro ottenuti in non scontatissimi tornei ATP 500, quello che è mancato quest’anno sono stati gli acuti che un tempo avevano caratterizzato il suo personaggio. A dire il vero, la stagione poteva aprirsi con un nuovo clamoroso scalpo, quello di Roger Federer agli Australian Open, ma la rimonta del transalpino, da due set sotto, fu fermata al quinto parziale, e come d’incanto si sono materializzate nuove e sconosciute paure da parte di Gilles quando incrociava i primi della classe. Con Federer è giunta un’altra sconfitta, anche se per ritiro, a Miami, con Murray i rovesci sono stati ben quattro, poi ci sono stati i k.o. con altri top-ten come Ferrer, Soderling, Melzer, a fronte di rare imposizioni, e spesso fuori superficie, su giocatori classificati nei primi 10 – Fish sulla terra del Roland Garros – a tracciarne un profilo piuttosto diverso, da quello del tennista in grado di insidiare tutti in ogni ambito. Trattasi di paure, e quindi da far risalire ad una matrice psicologica, oppure di reale ridimensionamento? A dar valore a questa seconda tesi in chiusura di stagione si sono succedute una rovinosa serie di sconfitte che gli hanno precluso, mai ne avesse avuto ambizione, la possibilità di partecipare al Masters londinese, che, come abbiamo visto, Federer e Tsonga a parte, non era esattamente ad alti livelli come in altre stagioni. E più che il numero di partite perse a preoccupare i suoi tifosi è stato il modo in cui ha concesso l’onore delle armi, soprattutto in quell’incontro conclusivo davanti ai propri connazionali nella cornice di Parigi Bercy, con un 6-0 patito da Juan Monaco che un tempo sarebbe stata considerata pura eresia.

2012. Divertitosi ed apparso in buona forma in un torneo esibizione a Bilbao disputatosi sulla terra nera (rimando alla terra blu di cui si è discusso?), peraltro vinto, Gilles Simon è chiamato ad una stagione che potrebbe rivelarsi decisiva rispetto alle proprie ambizioni. Dopo aver dimostrato di essersi completamente ripreso dall’infortunio, il francese dovrà comprendere se è ancora in grado di giocarsela con gli attuali big del settore, dando credito alle chances di proseguire la propria scalata in classifica, oppure se quanto fatto quest’anno è il massimo che da lui ormai ci possiamo attendere. E se così fosse, per una volta avrebbero ragione i critici a dire “che bravo Simon, ha già fatto molto per quello che dispone”, ma siamo certi che sarebbe un epilogo poco amato dal nostro caro Gillou.


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