55 VOLTE BJORN BORG

Tanti auguri allo svedese che ha dominato la scena negli Anni '70
lunedì, 6 Giugno 2011

Se un orso può mai essere nostalgico, ebbene oggi, nella 55esima ricorrenza della sua nascita, Bjorn Borg è legittimato a sentirsi malinconico. Nei (tennisticamente parlando) “Favolosi Anni 70/80” il nostro irruppe sulla scena con la forza devastante di un uragano e, dopo di lui, pare che il tennis non sia stato più lo stesso.

Come abbiamo fatto scegliendo l’immagine che più di ogni altra identifica Borg, l’icona svedese divenne tale soprattutto grazie alle sue cinque improbabili, impronosticabili e consecutive vittorie all’interno del Tempio sito da decenni in quel di Church Road. Però, quale prelibato antipasto al genetliaco, il “gemelli” Bjorn era solito regalarsi vittorie schiaccianti all’ombra della Tour Eiffel e dell’Arc de Triomphe.

I suoi record sembravano inattaccabili e, fino al nuovo millennio, tali si confermarono. La cinquina di Wimbledon (41 vittorie di fila) e le sei coppe di Parigi (che probabilmente sarebbero state sette se nel 1977 non avesse deciso di disertare) non riuscirono mai ad oscurare del tutto l’idiosincrasia verso New York (dove invece calò un poker di finali senza mai incassare il premio) ma trasformarono Borg nella stella polare del firmamento tennistico mondiale. Il termine di paragone.

Un personaggio, prima ancora che un giocatore. Lo scandinavo dalla lunga e bionda chioma che mulinava la racchetta alla stregua di una clava, imprimendo alle povere palline rotazioni da giostra del luna park, fu innanzitutto un idolo delle teen-ager che contribuì fattivamente a traghettare il tennis da sport dei gesti bianchi a fenomeno di massa. Poi, la sua grande rivalità con i due mancini terribili dell’epoca: Jimmy Connors e John McEnroe. In particolare con il secondo, protagonisti dell’epica finale londinese del 1980.

Ecco, Borg giocava come Nadal ma era destro mentre McEnroe giocava come Federer ma era mancino. Riduttivo, detto così, ma a volte semplificare aiuta a comprendere meglio. Non a caso, la sua ultima vera sfida fu quella che perse contro SuperMac a Flushing Meadows nella tarda estate del 1981. Era la quarta volta che azzardava l’unico major che mancava al suo alloro (l’Australia, di quei tempi, c’entrava poco o nulla) e sempre le sue bestie nere l’avevano respinto (due volte Connors e ancora Mc, l’anno prima in cinque set non privi di chiamata dubbia di un giudice di linea). Perse in quattro e quel giorno, di fatto, disse addio al tennis. Tutto ciò che ne seguì, furono inutili e patetici tentativi di oscurare un mito che, fortunatamente, rimase tale ad onta di tutto.

Ieri, a distanza di 30 anni, Nadal l’ha raggiunto nel numero dei titoli vinti al Roland Garros ma siamo certi che la notizia non turberà più di tanto l’orso, freddo solo quando era in campo ma caldo, caldissimo nella vita privata. Prima di diventare IceBorg, Bjorn spaccava racchette e si faceva ore dietro alla lavagna per punizione. Poi scelse di indossare la maschera da imperturbabile e la tenne fino alla fine. In questo assomiglia molto di più a Federer, l’altro che l’ha emulato a Wimbledon (cinque titoli consecutivi).

Cento di questi giorni, Bjorn. Te lo dice uno dei tantissimi che hanno iniziato a seguire il tennis grazie a te.


Nessun Commento per “55 VOLTE BJORN BORG”


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.