A SPASSO CON ROGER

Michael Lammer, tennista svizzero attualmente al numero 359 del ranking, racconta di quando Roger Federer, nel 2001, dovette improvvisarsi tassista
lunedì, 24 Dicembre 2012

Tennis. Avete presente Roger Federer? Sì, proprio lui, lo svizzero più famoso del mondo, il Re del tennis, il 17 volte vincitore Slam, quello dei molteplici record, quello dallo stile impeccabile dentro e fuori dal campo – come piace sottolineare un po’ a tutti i giornalisti del mondo -, quello che è universalmente (ok, non proprio universalmente, ci sono anche i detrattori e i nostalgici, quelli che “eh ma la qualità degli avversari di Roger…” e quelli che “eh ma Laver era meglio, vuoi mettere?”) riconosciuto come il miglior tennista di sempre – andando oltre il gusto personale, i materiali, gli avversari e quant’altro, attenendosi semplicemente alle statistiche. Ora, mettendo da parte le futili quanto stucchevoli diatribe su chi sia il tennista più forte della storia, Federer è innegabilmente uno degli indiscussi – e indiscutibili – protagonisti del circuito da oltre un decennio.

Il numero 2 del ranking, durante il corso degli anni, ha scritto pagine memorabili di questo sport. I record più incredibili riguardano sicuramente il numero di semifinali consecutive e le presenze agli ottavi nei tornei del Grande Slam. Sono ben 23 le semifinali (da Wimbledon 2004 agli Australian Open 2010) e 44 le volte agli ottavi (superato un altro mostro di continuità,  Jimmy Connors, fermo a 43). Dati pazzeschi, esemplificativi dello straordinario talento del genio di Basilea, ma anche della sua incredibile quanto invidiabile tenuta atletica. Del resto, il settimo trionfo a Wimbledon di quest’anno (eguagliati Pete Sampras e William Renshaw) non ha fatto altro che confermare la longevità tennistica di questo mostro sacro, resa possibile da una preparazione fisica mirata e dall’assenza pressoché totale di infortuni.

Per risalire infatti all’ultimo incidente in grado di tenerlo lontano dagli amati campi da tennis bisogna tornare indietro fino al 2001. Nel corso di Wimbledon, un giovanissimo Roger, non ancora ventenne e numero 15 al mondo, sottovaluta un problema all’inguine occorsogli contro Björkman al terzo turno. Vince quel match e nel turno successivo batte anche Pete Sampras, in un’epica partita entrata nella leggenda, ideale passaggio di consegne tra i due fenomeni: da un Re all’altro. Lo svizzero, ancora acerbo, nei quarti di finale si arrende a Tim Henman. Il vero errore però fu giocare il successivo torneo di Gstaad, durante il quale perde facilmente al primo turno da Ivan Ljubicic e si infortuna alla tibia e al muscolo dell’anca. Rimarrà a riposo per sette settimane, saltando i tornei di Montreal, Cincinnati e Indianapolis. Passa questo periodo a Bienna, facendo fisioterapia e cercando di recuperare dagli infortuni. Qui incontra un altro tennista infortunato, Michael Lammer, svizzero e suo rivale ai tempi dei tornei junior. L’attuale numero 359 del mondo quell’estate è in riabilitazione; ha un legamento lacerato ed è costretto a muoversi con le stampelle.

Ed è in questa occasione che Roger arriva ad improvvisarsi finanche… tassista. Questo racconta lo svizzero meno celebre nel libro di Rene Stauffer, “ROGER FEDERER: QUEST OF PERFECTION”, all’interno del capitolo chiamato, non a caso, “The Taxi Driver of Biel”.

“Roger era davvero molto disponibile e si è divertito a fare il tassista per me”, dice Lammer. “Mi aspettava in stazione, mi portava a scuola e tornava a prendermi. Poi andavamo insieme a fare fisioterapia a Magglingen.” I due infortunati alloggiavano in un bilocale nei pressi del National Tennis Centre. Lammer sarà compagno di stanza del futuro numero 1 del mondo per almeno un paio d’anni. “Mirka era lì spesso in quel periodo. Puliva, cucinava e faceva in modo che tutto fosse in ordine”, rivela Lammer. “Ci facevamo una o due birre, senza mai eccedere però. Roger aveva altre priorità.”

Ora, che Roger sia persona disponibile è risaputo, ma che fosse dotato persino di cotanta benevolenza non era immaginabile, almeno fino ad oggi. È vero che si trattava di un amico e compagno – hanno vinto insieme un titolo di doppio a livello junior qualche anno prima dell’incontro nel Canton Berna -, ed è anche vero che Roger allora non aveva certo raggiunto il livello di celebrità che ha oggi, ma sono comunque gesti da non ritenere scontati. Lungi da noi santificare lo svizzero (come dite? L’articolo sembra un pezzo agiografico? Allora mettiamola così, lungi da noi beatificarlo anche per ciò che è fuori dal campo), però le parole di Lammer costituiscono un’altra prova evidente di ciò che è l’uomo Federer. Per quel che riguarda il Federer giocatore abbiamo esaurito gli aggettivi, mentre è decisamente più interessante scoprire il lato umano di Roger e constatare che ci sono anche riscontri empirici, aneddoti, che testimoniano quanto di buono si dice – e si legge – in giro sul campione di Basilea. Delle sue doti al volante invece non è dato sapere, ma siamo certi che parecchi di voi accetterebbero volentieri un passaggio da Roger, prescindendo dalla sua abilità e chiudendo anche un occhio qualora non si rivelasse un autista propriamente fenomenale.


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