ADIEU MONSIEUR LLODRA!

L’ultimo esponente del Serve & volley annuncia la fine della sua carriera da singolarista, mentre continuerà ancora per un po’ quella da doppista. Nel suo palmares cinque tornei Atp e soprattutto tanto spettacolo regalato in giro per il mondo, con il suo tennis classico sempre di moda

“È stata la mia ultima partita. Sono molto emozionato, ma anche sollevato. Ora voglio dedicarmi ad altre cose, voglio vedere crescere i miei figli. Nella mia carriera ho avuto l’opportunità di realizzare tutti i sogni che avevo da bambino. Gli ultimi cinque anni sono stati fantastici, ho vinto dei titoli, ho giocato per la mia nazionale e ho conquistato anche la medaglia olimpica. Ma arriva un momento in cui è giusto dire basta”. Si conclude con queste parole, pronunciate al termine della partita persa contro Tobias Kamke nell’anonimo challenger di Mouilleron-le-Captif, la carriera in singolare di Michael Llodra e forse con essa termina anche l’epopea della gloriosa tecnica del Serve & Volley, che durava più o meno dagli anni ’40. Il 34enne francese infatti, era considerato quasi unanimemente l’ultimo esponente in attività di questa tipologia di gioco, sempre tanto spettacolare, ma quasi totalmente inefficace nel tennis moderno.

Sebbene i maggiori successi Llodra li abbia raggiunti nella specialità del doppio, che continuerà a praticare ancora per un po’ di tempo, anche la carriera da singolarista è stata più che discreta con cinque titoli all’attivo, altrettante finali perse e un best ranking da numero 21 del mondo, raggiunto nel maggio del 2011. Ma trionfi e statistiche a parte, Llodra si è fatto amare per il suo tennis d’antan, il suo serve & volley classico, ispirato in gioventù dalla grande passione del giocatore transalpino per il più grande interprete di questo stile di gioco, Stefan Edberg. Servizio mancino, continue discese a rete, bellissimo rovescio classico e un’innata attitudine a regalare spettacolo, come giocatore e come showman (Michael nel corso degli anni è diventato famoso anche per la sua abitudine di spogliarsi per festeggiare i successi più importanti), sono state le caratteristiche che hanno fatto amare questo “panda”, negli stadi di tutti il mondo. Llodra con il suo tennis è stato capace di fermare il tempo, rimanendo fedele al suo istinto, che lo ha spinto ad interpretare il gioco nell’unico modo possibile: all’attacco.

Mentre molti suoi colleghi si sono “piegati” alla modernità, snaturando il proprio gioco sull’altare delle vittorie, Michael ha continuato ad andare avanti per la sua strada, una discesa a rete dopo l’altra. E le sue volee hanno incantato appassionati di ogni età: quelli più attempati, nostalgici del tempo che fu, e quelli più giovani, che guardavano il tennis del transalpino con l’ingenuità e lo stupore di chi ammira qualcosa di inedito e, osservando lo spettacolo, arriva ad avere nostalgia anche per un’epoca che non ha mai vissuto.

I pochi risultati di prestigio negli Slam (quattro ottavi di finale, in 52 partecipazioni complessive) denotano come lo stile di gioco del francese, per quanto spettacolare, sia stato poco fruttifero nel tennis dei giorni nostri. Tuttavia, tornei come quelli di Parigi Bercy 2010 e 2012, nei quali Llodra, trascinato dal pubblico amico, raggiunse le sue uniche due semifinali di un Master 1000, arrivando nella prima occasione anche ad un passo dalla storica finale (perse 8-6 al tiebreak decisivo contro il futuro campione Robin Soderling, dopo aver battuto al secondo turno Novak Djokovic), rimangono  nella memoria, come due degli eventi più divertenti e spettacolari delle ultime stagioni.

Con il suo ritiro dal singolare, il tennis oggi perde qualcosa di più di un ottimo giocatore con un passato da top 25. Perde l’ultimo “Panda” del serve & volley e saluta in maniera ufficiale e definitiva una delle tecniche di gioco più utilizzate nel corso della centenaria storia del nostro sport, che ha regalato grandissime emozioni ai tifosi di tutto il mondo. Perciò ti diciamo adieu Monsieur Llodra, consapevoli che senza di te, da domani, saremo tutti un po’ più poveri.. e un po’ più tristi.   


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