AGA RADWANSKA, LA TESSITRICE ARCAICA

Come una paziente e indecifrabile tessitrice, Agnieszka Radwanska imbastisce con autorialità la sua tela, avvolgendo le avversarie in un reticolato di traiettorie velenose, spesso incantando con tocchi di magia. Oggi compie 25 anni.
giovedì, 6 Marzo 2014

Agnieszka Radwanskala professoressa”. Agnieszka “la tessitrice”. Aga “la maga”. In un circuito ormai irrimediabilmente contrassegnato da un tennis che si limita a far leva sulla potenza esasperata e monocorde, nonché fine a se’ stessa, rattristato, per non dire offeso da una schiera sempre più folta di “giocatrici fotocopia”, mono-tematiche al punto da non riuscire a distinguerle l’una dall’altra, figurarsi ad affibbiare loro un appellativo che possa valorizzarle; la polacca può addirittura contare su tre soprannomi. Come una “professoressa”, Agnieszka Radwanska disegna con autorità e autorilità geometrie soffuse, tese alla ricerca di angoli velenosi, di traiettorie destabilizzanti, avvalorate da un acume tattico secondo solo alla leggerezza con cui danza sul campo. Lo sguardo impenetrabile, paziente, pignolo di una “tessitrice”; Agnieszka  imbastisce la sua tela sulle note di una nenia arcana, che finisce con l’avvolgere le ignare avversarie, fino a soffocarle. Finché Abracadabra non di rado Aga si improvvisa “maga”; ed eccola dar vita a quel colpo che non ti aspetti, a quella soluzione che mette in discussione tutto, a quel tocco che confonde, stravolge, incanta.

Agnieszka Roma Radwanska  è nata a Cracovia il 6 marzo del 1989.  Un anno e nove mesi dopo, non in Polonia bensì ad Ahaus, in Germania, nascerà la sua sorellina minore, Urszula. E’ quasi inevitabile pensare che, mentre negli Stati Uniti Richard Williams profetizza come le sue figlie diventeranno le prime due giocatrici del mondo, in una Polonia ormai “disgelata” Robert Radwanski decida di azzardare una risposta europea a Venus e Serena. Agnieszka ha appena quattro anni quando il padre le mette in mano per la prima volta una racchetta. A 16 anni è già pronta per vincere Wimbledon Juniores e a compiere il grande salto tra i pro. Il maggio dell’anno dopo, in occasione del torneo di Varsavia, la campionessa del Roland Garros 2004, Anastasia Myskina, si ritrova dall’altra parte della rete la beniamina di casa, la n°309 del ranking Agnieszka Radwanska. La russa scende in campo senza quel mordente che la contraddistingue, quasi la amareggiasse l’idea di battere troppo nettamente quella polacca dal physique du role di una danzatrice sul ghiaccio, più che una tennista. La Myskina perde la prima frazione 6-4 e, pur rimediando nel secondo set, nel terzo non riesce a distaccarsi, a scrollarsi di dosso quella lima sorda che raschia e taglia senza far rumore, ma che alla fine agguanta la vittoria. Aga, si fermerà solo ai quarti di finale, contro una particolarmente accorta Elena Dementiva; la quale la definirà una “giocatrice fuori dal tempo”.

Silenziosa, Agnieszka si intasca i complimenti, per poi stringere in pugno qualcosa di più concreto: prima il Roland Garros Juniores, dove batte in finale Anastasia Pavlyuchenkova, poi una wild card a Wimbleodn; che onora superando la coetanea Victoria Azarenka, la bulgara Tsvetana Pironkova e la thailandese Tamarine Tanasugarn prima di cedere nettamente a Kim Clijsters. L’aver superato le qualificazioni agli US Open, per poi inchinarsi al secondo turno cospetto di Tatiana Golovin, la spingono a presentarsi agguerritissima in Lussemburgo dove, dopo aver mandatofuori pallaVenus Williams ed aver fatto scappare la pazienza ad Elena Dementieva; agguanta la sua prima semifinale WTA in carriera. Chiusa la stagione come numero 57 del mondo, Aga prosegue la sua salita e, dopo aver ottenuto lo scalpo della rientrante Martina Hingis a Miami, ripiega sul 100.000$ di Biella, che vince regolando nell’ordine Sara Errani, Flavia Pennetta e Karin Knapp. Ad agosto arriva anche il primo titolo WTA. Sul cemento di Stoccolma, la Radwanska macina Caroline Wozniacki, Tsvetana Pironkova e Vera Dushevina, chiudendo il torneo senza mai perdere un set e seminando per strada un totale di venti game in cinque incontri. Il “botto” avviene però agli US Open quando al terzo turno elimina la campionessa in carica, Maria Sharapova con il punteggio di 6-4 1-6 6-2. Al che, diviene inevitabile interrogarsi sul reale valore su quella diciottenne esile, posata, che a primo impatto sembra basare il proprio tennis su palle inconsistenti, prive di peso, mentre dopo un’analisi più accurata si realizza che in quella polacca c’è qualcosa di arcaico ed estemporaneo insieme, quasi che il reticolato da lei tessuto meticolosamente attingesse da linearità  passate, fosse un eco rimasto di Chris Evert che ancora balugina nell’aria, mentre allo stesso tempo in quelle  carezze si sprigiona, senza una logica apparente, quelle note di improvvisazione che la rendono unica, non paragonabile, Agnieszka Radwanska.

Entrata tra le top 30, agli Australian Open 2008 la polacca sorprende al terzo turno la seconda favorita di Melbourne Svetlana Kuznetsova ed agli ottavi si impone 6-0 al terzo su Nadia Petrova, dopo aver recuperato uno svantaggio di 1-6 0-3, per infine terminare la propria corsa ai quarti, contro Daniela Hantuchova. Dopo aver afferrato il secondo titolo in carriera a Pattaya; a Doha cede in semifinale a Maria Sharapova; la quale inaugura una striscia di vittorie “marchiate Russia” sulla polacca: dalla Kuznetsova che la ferma ai quarti di Indian Wells, ad Anna Chakvetadze che le espone il cartellino rosso a Dubai ed a Roma finché, in quel di Istanbul, la Radwanska attorciglia nella sua rete Elena Dementieva e ripone in bacheca il suo terzo torneo. Dopo un terzo turno al Roland Garros, sconfitta da Jelena Jankovic, la diciannovenne di Cracovia procura quindi un altro dolore a Nadia Petrova sull’erba di Eastbourne. I quarti di finale raggiunti a Wimbledon legittimano ancor di più l’ingresso tra le top ten per Aga che, dovrà far fronte a un complicato 2009. Pur raggranellando qua e là punti preziosi, in molte sembrano infatti averle preso le misure”: sgambettata dalla Bondarenko al primo round degli Australian Open, la Radwanska inciampa a quarti di Indian Wells, Stoccarda e Roma, sconfitta da Pavlyuchenkova, Safina e Venus Williams che ancora svetta, sempre ai quarti, a Wimbledon. La stagione su cemento la vede poi in balia delle russe: Maria Kirilenko le sbatte la porta in faccia al secondo turno degli US Open, Maria Sharapova la liquida in semifinale a Toronto e a Tokyo, mentre Svetlana Kuznetsova, che già l’aveva sovrastata al Roland Garros, la spazza via in finale a Pechino.

La flessione è nell’aria ed arriva nel 2010. Seppur ottenendo qualche buon piazzamento, come la semifinale ad Indian Wells e la finale a San Diego, superata rispettivamente da Wozniacki e Kuznetsova; la polacca appare incapace di quei guizzi che l’avevano issata verso i piani alti del ranking. Retrocessa di quattro posizioni, non sembra andarle meglio nel 2011 dove se si escludono i quarti agli Astralian Open, a Dubai e a Miami, battuta dalla futura campionessa Kim Clijsters, dalla solita Kuznetsova e dalla Zvonareva; Aga inciampa spesso e (mal) volentieri. Fino a quando, inaspettatamente, resuscita a Carlsbad, dove redarguisce in finale Vera Zvonareva, su cui nuovamente furoreggia a Tokyo, ed infine adesca la Petkovic ai China Open, salvando una stagione apparentemente compromessa.

A inizio 2012 l’impeccabile autocontrollo della Radwanska è messo a dura prova da Victoria Azarenka. La bielorussa la pialla sia ai quarti degli Australian Open, che in semifinale a Sydney e a Dohai. Ed è proprio in Qatar che, tra MTO e sceneggiate varie, la nuova numero uno del mondo provoca l’ira della polacca che sbotta: “Vedere la più forte del mondo che si comporta così è un pessimo esempio per il tennis”. La Radwanska non fa in tempo a trionfare Dubai che a Indian Wells subisce un’umiliazione da parte della Azarenka la quale, dopo averle concesso la miseria di due game, replica: “Oggi mi sono comportata da numero uno?”. Aggnieszka però non ingaggia alcuna bagarre, semmai si isola sempre un pochino di più, e non solo in campo. Rassicurata dalla costante presenza della sorellina Urszula, coltiva pochi legami nel circuito e, se si escludono tanto le amicizie con Wozniacki e Kerber, quanto  le simpatie per Stosur, Hantuchova e Kuznetsova, le altre giocatrici se interrogate su di lei spesso rispondono di “quasi non conoscerla”. Agnieszka Radwanska preferisce far parlare il suo tennis felpato, nitido e, dopo essersi imposta a Miami in finale sulla Sharapova, si prende anche il torneo di Brussels. Se ai French Open una Kuznetsova in giornata risulta per lei ingiocabile, a Wimbledon Aga è un treno. I successi su Magdalena Rybarikova, Elena Vesnina, Heather Watson, Camila Giorgi, Maria Kirilenko e Angelique Kerber le permettono di disputare, settantacinque anni dopo la sua concittadina Jedrzejowska, detta Ja-Ja, la finale di Wimbledon. La sacra erba dell’All England Tennis & Croquet Club accoglie così la sfida tra la minore delle portentose american sisters, Serena Williams, e la maggiore delle meno acclamate sorelle venute dalla fredda Polonia Agnieszka Radwanska. Uno scontro traantitesiche si risolve a favore della forza, dell’”ombra” che Serena Williams produce. Un esito che nega ad Aga il sogno Slam, ma che la issa a numero due del mondo.

Con fierezza Agnieszka Radwanska continua a “giocare di fino” senza mai sottrarsi alla lotta, sia essa una battaglia persa al round robin del Master contro la Sharapova per 5-7 7-5 7-5, quanto un’Odissea andata a buon fine, il giorno dopo, contro Sara Errani per 6-7 7-5 6-4, la quale le assicura la semifinale. “Diventare la numero uno anche solo per una settimana avrebbe un grande significato. Ma vincere uno Slam, sarebbe veramente qualcosa di immenso”; sostiene Aga la quale sembra iniziare a “vivere male” l’assenza di Slam nel proprio palmares. Una lacuna che sembrerebbe poter essere colmata dagli Australian Open 2013 dove via, via Aga si arrampica fino ai quarti, presentandosi forte dei trionfi ad Auckland e Sydney con tanto di 13 vittorie consecutive e nemmeno un set perso. Eppure qui, sbatte contro Li Na. Le semifinali a Doha e Miami precedono quindi una disastrosa stagione su terra rossa, solo apparentemente sanata dai quarti di finale al Roland Garros dove cede di misura a Sara Errani. La delusione maggiore arriva però in semifinale a Wimbledon quando, in un seeding orfano di Williams, Azarenka, Sharapova e Kvitova, la polacca diviene la prima favorita del torneo. Due contratture muscolari e una lucidità che sembra paradossalmente abbandonarla mentre conduce 4-6 6-2 3-0 sulla Lisicki, le vietano di tagliare un traguardo che pareva a lei destinato. Il 9-7 conseguito dalla Lisicki, inaspriscono Aga che in finale a Stanford subisce una devastante rimonta anche da parte della Cibulkova. Il buio sul volto della polacca si addensa ancora di più dopo l’apatica prestazione fornita al terzo turno degli US Open contro Ekaterina Makarova e, seppure la vittoria al torneo di Seoul e la semifinale di Pechino,  sembrino almeno in parte schiarirlo; la Radwanska si presenta al Master letteralmente a pezzi.

L’ennesimo smacco, rappresentato dall’eliminazione in semifinale agli Australian Open 2014 per mano di Dominika Cibulkova, dopo aver divorato 6-0 al terzo la sua “bestia nera” Vika Azarenka; lascia spazio ad una serie di punti interrogativi, di sinistre dissonanze, di tristi presagi che sembrano voler aborrire per partito preso il nome della polacca dagli albi d’oro Slam. Per sovvertire il cinico “ordine delle cose”, che a livello estetico testimonia più che altro la bassezza di un “mal celato disordine”, Aga la professoressa, la tessitrice, la maga dovrà elaborare un intreccio raffinato, solido e denso di incantesimi. Dovrà dar vita a un capolavoro, il suo capolavoro. E se ciò non accadrà, un capolavoro avrà ugualmente accarezzato, disegnato, incantato i campi di tutto il mondo, e quell’opera d’arte altri non sarà che lei, Agnieszka Radwanska.


2 Commenti per “AGA RADWANSKA, LA TESSITRICE ARCAICA”


  1. Brunello Lotti ha detto:

    Eccellente articolo che mette bene in risalto il talento e la classe della Radwanska, che oggi le hanno permesso di cogliere un bellissimo trionfo alle WTA Finals di Singapore.

  2. Ray Arthey ha detto:

    Senza ombra di dubbio, la giocatrice più intelligente della Wta! un tocco che non ha eguali sul circuito ed una intelligenza tattica che gli permette di far partita con giocatrici spesso superiori in potenza ma non in classe! una Roger Federer al femminile! nonché la mia giocatrice favorita.


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