ALLA SCOPERTA DI CHRIS KERMODE

TENNIS - Chris Kermode, nuovo presidente dell'Atp, ha le idee chiare per il futuro: "Dobbiamo continuare a crescere. Ascolterò tutti prima di prendere qualsiasi decisione". Poi rivela: "Mio figlio si è innamorato del tennis guardando giocare Rafa"
venerdì, 3 Gennaio 2014

Tennis. Anno nuovo, vita nuova. Chris Kermode, ex direttore del torneo del Queen’s e figura chiave dietro il successo delle Atp World Tour Finals di Londra, dall’1 gennaio ha iniziato ufficialmente il suo mandato triennale come presidente dell’Atp e per l’occasione ha rilasciato un’interessante intervista al sito ATPWorldTour.com.

Che cosa significa per te essere a capo dell’ATP?

È un grande onore. È avvenuto tutto molto rapidamente durante le Atp World Tour Finals, quindi non ho avuto molto tempo per immergermici, ma questa è una grande opportunità per me. Sono parte del gioco praticamente da tutta la vita, quindi non vedo l’ora di cominciare.

Quali sono i propositi per il 2014?

Continuare la crescita a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Sia in termini di presenze sugli spalti che di numeri televisivi.

Quanto è importante il marketing in tutto questo?

Moltissimo. Oggi sarebbe ingenuo pensare di poter fare a meno del marketing, in qualsiasi sport. Il nostro è un prodotto molto forte, guardato da moltissima gente. Vogliamo impegnarci per il pubblico che non ha mai visto del tennis live prima d’ora, facendo vivere loro l’esperienza sul posto, in tv oppure online.

Cosa deve aspettarsi la gente da te? Come sarà il tuo stile di leadership?

Questa è una domanda molto interessante. Ascolterò tutti. Penso che ognuno debba avere il diritto a dire la propria, quindi cercherò di essere disponibile e di coinvolgere tutti, prendendo ogni decisione attraverso il consenso generale.

Lei ha esperienza come giocatore, direttore di torneo e uomo d’affari…quanto è importante questo mix per il suo nuovo ruolo?

È estremamente importante. Sono stato un giocatore ordinario, non eccezionale, e so quello che passano i giocatori. Magari non posso capire appieno le esigenze di un top 10, ma so bene quante battaglie e difficoltà si affrontano per arrivare fin lì. Poi, come direttore di torneo, posso comprendere il punto di vista di un promoter. Una delle sfide per me sarà proprio quella di far coesistere questi due lati per avere un quadro chiaro delle problematiche di ognuno.

Con tanta concorrenza nello sport, questa esperienza può tornare utile?

Sì, penso però che tutti noi siamo in grado di capire che le richieste della gente sono enormi. Ci sono forme diverse di intrattenimento – sport, musica e film. Noi dobbiamo fare in modo che la nostra quota di mercato rimanga intatta e, si spera, cresca col tempo.

A quanto pare una volta sei scappato di casa per andare in Australia. Ci racconti di questa esperienza?

‘Scappato di casa’ è esagerato. Sono semplicemente andato via. Ho lasciato casa abbastanza presto per andare in Australia. Ma significava di più di una semplice fuga per me. Ero molto determinato a trovare la mia strada, volevo vedere se ero in grado di badare a me stesso. Ho imparato molto in quegli anni, sono stati molto utili.

Per quanto tempo sei rimasto in Australia?

Per circa sei anni, ed è stato bellissimo. Amo il paese e la sua gente. Erano molto ospitali e accoglienti. Sono stato molto fortunato a incontrare alcune persone fantastiche che mi hanno guidato in quegli anni.

Quali sono stati i tuoi idoli tennistici?

Sono cresciuto nell’era Borg-McEnroe. Amavo guardare Borg e John. Penso che Borg sia stato il primo sportivo – sicuramente il primo tennista – capace di trascendere l’ambito sportivo. Attirava gente che in circostanze normali non avrebbe mai guardato una partita. Non si era mai vista una cosa simile, era quasi una sorta di Beatlemania. Ho avuto l’onore di incontrarlo di persona a New York, per il raduno dei numeri 1 del mondo, ed è stato semplicemente fantastico poter vedere qualcuno che idolatravi quando eri più giovane.

C’è una partita in particolare che ricordi?

Il famoso tie-break di Wimbledon [finale del 1980], che è andato avanti per molto. Penso sia una di quelle cose che ricorderò per il resto della mia vita.

Anche alcune delle stelle di oggi trascendono lo sport.

Mio figlio non aveva mai guardato del tennis, così l’ho portato al Queen’s a vedere Rafa. Partito con l’idea che quello non fosse il suo sport, si è subito comprato maglietta e racchetta e da quel momento ha iniziato a giocare. È una cosa abbastanza incredibile per un giocatore. Ma tutti loro hanno queste qualità…c’è Andy, che ha vinto Wimbledon, c’è Novak, con le sue strisce di vittorie consecutive. Sono tutti personaggi molto particolari. Penso che chiunque possa trovare delle qualità in ciascuno di questi ragazzi.

Chi vedi come futuri top players?

Potenzialmente ce ne sono parecchi. È molto difficile prevedere chi di loro diventerà una vera stella. Ci sono Milos Raonic, Grigor Dimitrov, Jerzy Janowicz , Bernard Tomic e Kei Nishikori. Ognuno di loro porta qualcosa di nuovo sui campi da tennis, giocano tutti in modo completamente diverso. Credo che saranno loro a sfidarsi nei prossimi anni.

Pensi che nel circuito accadrà qualcosa di importante nei prossimi anni?

Penso che potrebbe esserci proprio il cambio della guardia. Non dico che sia imminente, ma nel corso di tre anni potrebbe concretizzarsi. Credo che sarà molto eccitante.

 

 


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