MATTEO DONATI, IL NOME NUOVO DEL TENNIS ITALIANO

Alla scoperta di Matteo Donati, nome nuovo del tennis italiano. Classe '95, alessandrino, ed un rovescio che somiglia a quello del suo idolo, Andy Murray. Da questa settimana numero 247 del mondo grazie anche ad un torneo, quello di Napoli, che pare averlo lanciato definitivamente nel grande circuito.
martedì, 14 Aprile 2015

TENNIS – Quanti anni ha questo ragazzino? Ebbene si, questa è stata la domanda più gettonata della settimana appena trascorsa. Settimana che ha lasciato in dote non soltanto uno splendido torneo Challenger in quel di Napoli (dal prossimo anno probabile Atp250) ma anche lanciato, per l’appunto, un ragazzino dai modi gentili, dalla grande educazione e dal tennis particolarmente interessante.

Parliamo di Matteo Donati, nato il 28 febbraio del 1995 ad Alessandria. Un predestinato della racchetta, si direbbe. Già, perchè Matteo, sin da piccolo, ha cominciato ad avere una predisposizione pressoché naturale per il tennis. Grazie anche e soprattutto al fratello Marco ed alla madre, Marina, ha calcato i campi in terra rossa dell’alessandrino quasi per gioco, salvo poi scoprire che stare a guardare i match dalla tribuna fosse tempo sprecato per chi già dai primi colpi aveva destato stupore, tanta la bravura.

Un amore quello tra Donati ed il tennis paragonabile a quelle storie d’amore che nascono così per caso ma che, con l’andare del tempo, trovano la loro completezza nelle cose più semplici di un rapporto. A 8 anni inizia la sua avventura tennistica presso la Canottieri Tanaro, dove aumentano le occasioni per mettersi alla prova e per migliorarsi, seguendo gli insegnamenti del maestro Roberto Marchegiani che lo accompagnerà sino all’età di 16 anni.

Passano pochi mesi e Matteo coglie la sua prima vittoria importante. Capelli lunghi, capellino rigorosamente girato all’indietro, nello sguardo tutto la concentrazione di un ragazzino che vuole fare bene: a 10 anni si impone nel torneo di Pula (Istria-Croazia) “Smrikva Bowl”, tra i più importanti tornei internazionali “under 10”, al quale partecipano i ragazzi più promettenti d’Europa.
Il 3 luglio 2005, con un doppio 6-1, porta a casa la finale, conquistando anche il diritto di sfidare il vincitore dell’analogo torneo che si gioca Oltreoceano. È la dimostrazione che la stoffa non manca e si può pensare di fare sul serio.
La Federazione italiana tennis fiuta il suo potenziale e inizia a tenerlo d’occhio, attraverso convocazioni periodiche a Tirrenia. Dall’anno successivo inizia a prendere parte alle diverse manifestazioni a squadre con la nazionale italiana.

Da quel momento in poi sarà un’escalation di successi e soddisfazioni, tanto che varrà la pena seguirlo con minuziosa di particolari da uno staff che di esperienza nel settore ne ha da vendere. Da quasi tre anni e mezzo, coach Massimo Puci con la collaborazione di Marco Gualdi, Enrico Porro e del preparatore atletico Milvio Fantoni, lavorano quotidianamente col braccio d’oro di Alessandria che dice di voler emulare uno come Andy Murray. Mica male.

E ritorna Napoli. Nell’ex capitale del Regno delle due Sicilie, Matteo ha mostrato a tutti di che pasta sia fatto e quanto siano enormi i suoi margini di miglioramento. Il taccuino di Tennis.it, ha raccolto in esclusiva le impressioni di Enrico Porro, al fianco di Donati nella settimana campana. “Seguiamo Matteo da circa tre anni e mezzo. Cosa dovrà migliorare per diventare un big? Beh è sotto la lente di tutti che andrà sempre migliorata, col tempo, la disciplina tattica del ragazzo. Il dritto, ad esempio, alcune volte è spesso ballerino, come anche il servizio anche se, proprio qui a Napoli, devo dire che abbiamo riscontrato grandi progressi. Per quanto riguarda il rovescio, parliamo di un colpo che Matteo ha in dote oserei dire quasi in maniera naturale, forse non propriamente per i campi da terra rossa. Ma anche qui stiamo trovando il modo perchè possa risultare più efficace. Il paragone con Murray? Direi che dal punto di vista tecnico bisognerà lavorare ancora molto per azzardare dei paragoni. Certo è che, se parliamo di singoli colpi, il rovescio sembra davvero essere un colpo simile a quello dello scozzese, con le dovute proporzioni ovviamente. Dalla sua Matteo ha questa predisposizione naturale al gioco d’attacco, l’aggressività che mette in campo e la voglia di far punto ad ogni scambio può e dovrà essere una chiave di volta per il proseguo della sua carriera. Non trascurerei il fatto che, seppur giovanissimo, gioca davvero bene e con lucidità i colpi importanti di un match, che sia una palla break piuttosto che un set point. Difficilmente lo si vedrà sbroccare o perdere la bussola, come spesso capita ai ragazzi della sua età. Ci aspettavamo che quest’anno, nei tornei Challenger, cominciasse ad ottenere dei risultati importanti, devo dire che averlo visto arrivare fino in fondo ad un torneo così prestigioso e difficile come quello di Napoli ci ha stupiti non poco. L’obiettivo nel medio-breve termine era ed è il raggiungimento delle pre-quali Us Open, ma visti e considerati anche gli ultimi risultati, potremmo anche pensare di fare un pensierino alle pre-quali del Roland Garros. Vedremo…”

In bocca al lupo Matteo, il piccolo Murray italiano!

Photo Credit: Pierfrancesco Accardo


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