ANALISI SUI NUMERI 1 (SECONDA PARTE)

Proseguiamo l'analisi sui numeri 1, andando a valutare le dinamiche che hanno portato a tutti i cambi al vertice della storia (maschile) di questo sport
lunedì, 28 Marzo 2011

Roma – Il primo numero 1 fu Ilie Nastase, durò 40 settimane ed il compito di spodestarlo spettò all’australiano John Newcombe: l’estate del 1974 era al suo principio, Newcombe sarebbe durato poco meno di due mesi e da quel momento in poi avrebbe avuto inizio una girandola di sostituzioni al vertice del tennis mondiale che avrebbe avuto momenti più o meno intensi, con lunghi periodi di dominio (vedi Lendl, Sampras o Federer) alternati a momenti di incertezza assoluta (l’anno 1983 ne è fulgido esempio). Il seguente articolo verterà su questo, ovvero su quali siano stati gli ultimi sviluppi che hanno determinato i ricambi al vertice; e, in maniera più precisa, quali siano stati i risultati che il giocatore superato e il nuovo leader hanno ottenuto la settimana che ha portato il cambio in vetta. Seppur non sempre la motivazione del cambiamento sia rintracciabile nei 7 giorni precedenti, e pur vero che, procedendo con quest’analisi, vengono a galla diversi argomenti tanto interessanti quanto curiosi.

Qual è stato l’anno coi maggior cambi al vertice? Visti gli anni privi di grandi sconvolgimenti che stiamo vivendo, appare quasi incredibile che in un unico anno, sto parlando del già citato 1983, si siano celebrati ben 10 passaggi di consegne: i protagonisti furono tre mostri sacri del tennis di quegli anni, Jimmy Connors, John McEnroe e Ivan Lendl. Il 1999, a causa dei periodi di pausa che Pete Sampras decise di prendersi dopo le stagioni intense che aveva disputato per chiudere l’anno al primo posto, fu altresì movimentato, con ben 8 sorpassi e 5 giocatori diversi a meritarsi l’etichetta di numero 1 (Sampras, Moya, Kafelnikov, Rafter e Agassi). Segue a ruota il 1984 (Lendl e McEnroe) a quota 6, poi il 2003, il 2001, il 1996 e il 1995 a 5 e via via gli altri anni, con 11 stagioni in cui non si sono verificati avvenimenti di questo tipo (1975, 1976, 1978, 1986, 1987, 1994, 1997, 2002, 2005, 2006, 2007).

Chi ha effettuato più sorpassi per agguantare il numero 1? In questa speciale graduatoria nessuno ha saputo far meglio di John McEnroe, che in ben 14 occasioni (la prima il 3 marzo del 1980, l’ultima il 26 agosto di 5 anni dopo) ha portato a termine in maniera positiva un sorpasso, per 4 volte ai danni dello svedese Bjorn Borg e 5 su Jimmy Connors e Ivan Lendl, peraltro in rigoroso ordine cronologico. Alle sue spalle si staglia la figura di Pete Sampras (11), che raggiunse per la prima volta il numero 1 ATP il 12 aprile del 1993, mentre l’11 settembre del 2000 si celebrò il suo ultimo approdo a questa posizione. Inizialmente il beffato fu Jim Courier, per ben due volte, poi fu la volta di Thomas Muster, Marcelo Rios (anche per loro 2 casi), Carlos Moya, Yevgeny Kafelnikov, Patrick Rafter ed infine Andre Agassi, che Pistol Pete spodestò per due volte in epoche ben distanti, il 6 novembre 1995 e l’11 settembre del 2000, appunto, a sottolineare quanto questa rivalità sia stata viva nel tempo. A quota 9 troviamo Jimmy Connors (29 luglio 1974 e 13 giugno 1983) con vittima preferita lo stesso Mac, a cui ha restituito gli sgarri in egual misura (5), a 8 Ivan Lendl (28 febbraio 1983-29 gennaio 1989) con Mac a confermarsi nel ruolo di superato ideale (6), a 6 ci sono Andre Agassi e Bjorn Borg, a 5 un altro svedese, Stefan Edberg, e a seguire il resto.

Quanti giocatori sono rimasti al numero 1 per più di 100 settimane? Sono solo 4 i tennisti che sono stati capaci di mantenersi al numero 1 per almeno un numero di settimane pari a 100. Il recordman, presumo lo conosciate bene, è quel Roger Federer rimasto in vetta per ben 237 aggiornamenti consecutivi, più precisamente dal 2 febbraio del 2004 al 18 agosto del 2008. L’elvetico aveva frantumato un record che già sembrava francamente clamoroso, appartenente a Jimmy Connors, in grado di stare lassù senza interruzioni tra il 29 luglio 1974 e il 23 agosto del 1977, prima di venire soppiantato da Bjorn Borg, fermandosi così a quota 160. Molto vicino alllo statunitense era arrivato Ivan Lendl, che tra il 9 settembre del 1985 e il 12 settembre del 1988 aveva regnato per ben 157 settimane, mentre Pete Sampras, il migliore se si considerano le settimane accumulate da numero 1, come abbiamo già avuto modo di ribadire nel numero precedente di questa analisi, al massimo ha instaurato un dominio incontrastato per 102 settimane, precisamente tra il 14 aprile 1996 e il 29 marzo del 1998.

Che risultati hanno ottenuto i giocatori che hanno operato il sorpasso? Scendendo più nel particolare scopriamo come hanno fatto, questi giocatori, a diventare i primi della classe, valutando i risultati che hanno raccolto nella settimana che ha preceduto il loro insediamento al numero 1. Sarà scontato scoprirlo, ma questi 88 cambi al vertice (si parla impropriamente di 89, ma l’insediamento di Nastase non è dovuto ad avvenimenti immediatamente precedenti, essendo il rumeno diventato numero 1 alla creazione della classifica) nel 50% dei casi sono stati frutto di una vittoria di un torneo (44), in 8 occasioni del raggiungimento di una finale, in 6 di una semifinale, in 3 casi di un quarto di finale, così come di un terzo turno, in 1 sola occasione di un ottavo o di un secondo turno, in 2 casi addirittura di un’eliminazione al primo – Kafelnikov perdette contro Fromberg a Praga nel 1999 e Lendl da Slozil a Delray Beach nel 1983 – mentre in 20 casi il giocatore che è salito sul tetto dell’ATP stava comodamente riposando nei 7 giorni che hanno preceduto la sua acclamazione. Tornando al campo più corposo, quello dei successi, in ben 16 occasioni si tratta di vittorie ottenute nei tornei dello Slam: 7 agli U.S. OpenConnors nel 1982, Lendl nel 1985, Wilander nel 1988, Edberg nel 1991 e nel 1992, Sampras nel 1993 e Agassi nel 1999 – 4 a WimbledonBorg nel 1979, McEnroe nel 1981 e nel 1983 e Federer nel 2009 – 3 a MelbourneLendl nel 1989, Becker nel 1991, Federer nel 2004 – e 2 a ParigiLendl nel 1984 e Nadal nel 2010. Più di questi ultimi tornei, però, ad incidere sugli immediati sviluppi della classifica è stato il torneo di Tokyo, che pur avendo cambiato posizionamento in calendario nelle varie stagioni, ha sempre ospitato importanti attori di questa disciplina. E così nel 1982 John McEnroe trovò la via per riguadagnare la prima posizione in classifica, emulato 12 mesi più tardi da Ivan Lendl. A distanza di 10 anni esatti, tra 1992 e 1993, lo stesso discorso fu recitato da Jim Courier e Pete Sampras, che proprio in Giappone hanno trovato il visto per portare a termine la loro scalata. Di discreto impatto anche le dinamiche del torneo londinese del Queen’sConnors nel 1983, McEnroe nel 1984 e Sampras nel 1999 – di Parigi BercySampras nel 1995 e Safin nel 2000 – e del Masters di fine anno – Kuerten nel 2000 e Hewitt nel 2001.

E se tenessimo conto di tutti i risultati, non solo delle vittorie? Estendendo il concetto a tutte le partecipazioni, non solo alle vittorie, che hanno determinato un cambio in vetta, il discorso non muta di molto. Perché gli U.S. Open manterrebbero la nomea di manifestazione maggiormente decisiva, avendo determinato un cambiamento anche grazie alle finali di Pete Sampras nel 2000 e di Juan Carlos Ferrero nel 2003, con sorpassi sempre perpetrati ai danni di Andre Agassi. Wimbledon mantiene la sua posizione, salendo a 7, dal momento che annovera in questa graduatoria le finali di Boris Becker nel 1991 e di Andre Agassi nel 1999 e la semifinale di Ivan Lendl nel 1984. Non da meno sono gli Australian Open, che hanno celebrato tre cambi al vertice grazie a piazzamenti, come le semifinali di John McEnroe nel 1983 e di Andre Agassi nel 1996 e l’ottavo di finale di Marat Safin nel 2001, mentre il Roland Garros si conferma come lo Slam meno produttivo da questo punto di vista, dato che a quanto già elencato si può aggiungere soltanto un John McEnroe capace di superare Jimmy Connors al primo posto nel 1983 nonostante una sconfitta ai quarti di finale subita per mano dello svedese Mats Wilander – proprio mentre Connors perdeva dal francese Roger-Vasselin. Balza infine all’occhio come ben 4 sorpassi si siano verificati alla fine del torneo di Miami, per quanto questi non siano mai figli di performance sensazionali. Se si esclude la vittoria di Marcelo Rios nel 1998 – che formava doppietta col precedente successo di Indian Wells –si segnalano anche il terzo turno di Stefan Edberg – sconfitto da Robbie Weiss – nel 1992, il quarto di finale di Pete Sampras – eliminato da Richard Krajicek – nel 1999 e il secondo turno di Marat Safin nel 2001, dopo una sconfitta contro l’iberico Balcells. E’ evidente che alla base di queste dinamiche ci siano grandi risultati in uscita per i tennisti che hanno abbandonato la vetta, non a caso Edberg superava un Courier l’anno prima vincitore e quell’anno solo semifinalista, mentre il russo metteva la freccia su Gustavo Kuerten, finalista nell’edizione precedente e quell’anno fermato dallo svedese Thomas Johansson al terzo turno.

Quali sono stati invece i risultati ottenuti da chi è stato superato? Passando dai beffatori ai beffati, è scontato annotare che i risultati ottenuti da questi giocatori siano di tipologia completamente diversa: in effetti le vittorie calano da 44 a 4 – su questo dato indagheremo poi – le finali rimangono sempre 8, le semifinali da 6 passano a 10, i quarti sono ben 8 come i secondi turni, 3 gli ottavi, 9 i terzi turni e 7 i primi turni, compresa un’eliminazione al round robin di un Masters – Kuerten nel 2001: in ben 31 occasioni, quindi, il tennista superato non aveva partecipato ad alcun torneo. Il particolare curioso, abbiamo già avuto modo di annunciarlo, si palesa quando un tennista, pur reduce da una vittoria, si veda scavalcato da qualcun altro, una situazione frutto del meccanismo d’attribuzione dei punteggi della classifica ATP, che ogni settimana aggiunge sì i punti appena conquistati, ma toglie anche quelli ottenuti 12 mesi prima. Per cui un evento nemmeno così improbabile, come evidenziano i quattro casi in questione. Per rivivere il primo bisogna tornare al 1984, quando a John McEnroe non bastò ripetere il successo dell’anno prima a Wimbledon, perché Ivan Lendl, pur sconfitto in semifinale da Jimmy Connors, guadagnò i punti necessari, visto la sua assenza all’All England nel 1983, per guadagnare la prima posizione. Il tempio londinese del tennis concesse una replica 15 anni dopo, quando fu Sampras a venire beffato nonostante il successo in finale su Andre Agassi, il quale l’anno prima era uscito agli ottavi e trovò il guizzo necessario per passare dal quarto al primo posto del ranking ATP. Nuovamente McEnroe, nel 1985, subì una beffa simile, ancora una volta operata da Ivan Lendl, ma questa volta in Canada, mentre l’epilogo più curioso comportò l’abdicazione di Thomas Muster, che nonostante un successo ad Estoril, sul nostro Andrea Gaudenzi, fu superato da Pete Sampras, nel frattempo vincitore ad Hong Kong su Michael Chang. Era il 14 aprile del 1996.

Quali sono stati gli incontri, con impegnate le due parti in causa, che hanno decretato un cambio di leader? I sorpassi più gustosi, tuttavia, sono quelli che hanno avuto un vero e proprio regolamento dei conti sul campo: nella storia di questo sport, al momento, ci sono state 6 finali dal cui esito è seguito un sorpasso “corretto”, ovvero dopo le quali, differentemente da quanto emerso prima, chi ha vinto ha ottenuto il primo posto ai danni dello sconfitto. Curiosamente, ma forse c’è una ragione, questi 6 incontri hanno avuto tutti luogo negli anni ‘80, a partire dal 1981, quando John McEnroe, costringendo Bjorn Borg alla prima sconfitta a Wimbledon dopo 6 anni, superò il talento svedese. Due anni più tardi, sempre sull’erba, ma del Queen’s, fu Jimmy Connors a riservare lo stesso trattamento a Mac, mentre l’anno successivo McEnroe e Lendl ebbero uno scambio di cortesie di questo tipo: nel torneo indoor di Bruxelles fu John ad avere la meglio e a salire al primo posto, ma tre mesi più tardi, al Roland Garros, Ivan vinse quella finale in rimonta passata alla storia, rimeritandosi il titolo di miglior giocatore al mondo. Nel 1985 Lendl superò nuovamente McEnroe battendolo nella finale degli U.S. Open e tre anni dopo il ceco si arrese nello stesso epilogo di New York a Wilander, consegnandogli il primo posto. Pur non essendo state finali, ci sono state altre due sfide che hanno sancito il cambiamento al vertice della classifica ATP: la prima nel 1979 a Wimbledon, quando Borg elimino in semifinale Connors, conquistando il numero 1, così come fece Juan Carlos Ferrero a Flushing Meadows, nel 2003, battendo Agassi e meritandosi così la vetta del tennis professionistico.

Quali sono stati i giocatori che più volte si sono presi il lusso di sconfiggere i numeri 1 in uscita? Tra i tennisti che, con le loro vittorie sui vecchi numeri 1, hanno comportato il cambiamento del leader ci sono in gran parte nomi che abbiamo già trattato lungamente in quest’analisi: a quota 4 c’è Ivan Lendl, che in 2 casi ne ha poi beneficiato, a quota 2 Agassi, Borg, McEnroe, Wilander e Sebastien Grosjean, finalmente una novità, che con la sua vittoria su Carlos Moya a Miami permise, nel 1999, a Pete Sampras di riprendere il comando e, quattro anni più tardi, al Queens’, sconfiggendo Lleyton Hewitt spianò la strada per il ritorno in vetta ad Andre Agassi. Tra i giocatori che a sorpresa si trovano in questa lista, scoviamo anche il figlio d’arte Sandon Stolle, che da numero 161 delle classifiche mondiali sfruttò le sue caratteristiche da doppista per battere all’esordio a Dubai Thomas Muster, ma anche un imberbe Pat Rafter, che eliminò Pete Sampras nei quarti di finale di Indianapolis nell’anno 1993, quando ancora era al 139esimo posto del ranking; proseguendo a leggere questa lista da non dimenticare nemmeno Jonathan Stark (77) vincitore a Tokyo su Jim Courier, Sargis Sargsian (74) capace di far abdicare il russo Kafelnikov al Queen’s, il già citato Grosjean (74) a Miami ed il francese Arnaud Di Pasquale (67) vincitore a Montecarlo su Marat Safin.

Quali invece i giocatori più battuti dai futuri numeri 1? Se procediamo inversamente, ovvero andassimo a valutare quali sono stati i tennisti che più volte sono stati battuti dai futuri primi della classe, le risposte non si discostano di tanto, perché al primo posto troviamo ancora una volta Ivan Lendl, con 6 sconfitte (2 per mano di McEnroe, 1 di Becker, Borg, Connors e Wilander), seguito a 2 lunghezze da Agassi (2 Sampras, 1 Kuerten e Rios) e da McEnroe (2 Lendl, 1 Connors e Borg) a ribadire ancora una volta il concetto di come un tempo ci fosse più incertezza al vertice e di conseguenza più partite che mettevano in palio la corona, con protagonisti che si rincorrevano senza soluzione di continuità. Un nome “diverso” in questo ranking è quello di Brad Gilbert, battuto da Edberg a Cincinnati e da Sampras in finale a Tokyo, senza dimenticare il suo vecchio discepolo Andy Roddick, sconfitto da Agassi a Houston nel 2003 e da Federer a Wimbledon nel 2009. Abbiamo comunque visto come non sempre una vittoria ha portato un cambio al vertice da parte del sorpassante, in certi casi questo è avvenuto nonostante i successivi leader fossero stati battuti: ci sono tre giocatori che in ben 2 occasioni hanno condiviso questo destino, il già citato Andy Roddick – nel 2003, superò Andre Agassi al Queen’s e Ferrero agli U.S. Open – Mats Wilander – che battè McEnroe, nel 1983, sia nei quarti del Roland Garros che nella semifinale degli Australian Open – e Michael Chang – a segno nella finale del torneo di San Francisco contro Jim Courier (1992) e nella semifinale di Melbourne contro Andre Agassi (1996). La sconfitta più clamorosa, in termini di classifica, che è comunque valsa la leadership, resta quella di Edberg a Miami nel 1992, quando venne sorpreso da Robbie Weiss, classificato al numero 289 ATP.

Ci sono stati tennisti che, affrontando vecchio e nuovo numero 1, hanno favorito il cambio di vertice? Chiudiamo quest’ampia panoramica elencando quei giocatori che, pur non trovandosi in nessuno dei due ruoli qui analizzati, hanno avuto una parte non secondaria nell’evoluzione del ranking, incrociando entrambi i giocatori in questione. Il primo a interpretare questo ruolo, tanto per cambiare, fu Ivan Lendl, agli U.S. Open del 1982, dove superò McEnroe in semi e poi perse da Connors in finale, permettendo a Jimmy di salire in prima posizione. Il nativo di Ostrava si comportò in maniera simile nel 1991, in Australia, quando battè al penultimo atto Stefan Edberg e poi perse in finale dal futuro numero 1 Boris Becker, percorso non dissimile da quello intrapreso dal tedesco Michael Stich nell’edizione di Wimbledon dello stesso anno, dove, però, dopo aver battuto Edberg in semi, sconfisse Becker, poi numero 1, in finale. L’ultimo in ordine cronologico a compiere un’azione analoga è stato Robin Soderling al recente Roland Garros, quando superò Federer nei quarti e poi perse in finale da Rafa Nadal, da allora primo giocatore al mondo: prima di lui questo destino spettò a Marat Safin (Melbourne 2004, eliminò Roddick nei quarti e perse con Federer in finale), Andre Agassi (Masters 2000, superò Safin in semi e fu sconfitto da Kuerten in finale), Cedric Pioline (U.S. Open 1993, in finale cedette a Sampras dopo aver battuto Courier negli ottavi), Pete Sampras (U.S. Open 1992, sconfitto in finale da Edberg, ma carnefice di Courier in semi), Richard Krajicek (Tokyo 1992, dopo aver battuto Edberg in semi perse con Courier) e Leif Shiras, che nell’edizione del Queen’s del 1984 si tolse lo sfizio di battere l’allora numero 1 al mondo Ivan Lendl all’esordio e di raggiungere la finale, dove però non poté molto contro John McEnroe, situazione che sancì uno degli 88 sorpassi della storia di questo sport.


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