ANDRE AGASSI E LA TRAGICA ESTATE DEL 1995

La sconfitta in finale a New York contro Sampras, dopo la magica estate americana, segna l’inizio del declino del Kid di Las Vegas. Un periodo che gli costa sicuramente tanto in termini di vittorie, ma che lo restituisce al circuito come una persona nuova e capace ancora di vincere e di stupire.
sabato, 19 Luglio 2014

Tennis – Quella del 1995 è un’estate di rivincita per Andre Agassi. Il giocatore di Las Vegas è al massimo della forma, indossa abbigliamento Nike all’ultimo grido, calzini neri, scarpe alte e bandana da pirata. È il numero uno del mondo ed era il giocatore più forte del mondo in quel momento.

Il rapporto con coach Brad Gilbert è solido e promettente e Andre ha trovato il giusto compromesso e i giusti equilibri di gioco. Ha finalmente conciliato il suo straordinario talento con la capacità di lavorare duro e l’attitudine a vincere le partite anche in maniera tattica. Gli occhi del mondo del tennis sono tutti per il ragazzo nato a Las Vegas ed è facile pensare all’inizio di un dominio nel circuito Atp. Le vittorie agli Us Open 1994 e agli Australian Open 1995 con affermazione in finale contro Pete Sampras, unite a ottime prestazioni in primavera hanno portato Andre Agassi al numero 1 del mondo.

Ma nuvoloni neri si stanno addensando sullo sfondo di una carriera già straordinaria. Quell’estate prospetta ulteriori successi per il tennista di Las Vegas. Ma le cose non sembrano andare nella direzione giusta. Il primo segnale si nota al Roland Garros 1995.

Andre Agassi viene sconfitto da Yevgeny Kafelnikov ai quarti di finale dello slam parigino. Il Kid accusa in quell’occasione anche un infortunio all’anca, come lui stesso chiarirà nella sua autobiografia Open. In semifinale avrebbe trovato Thomas Muster, avversario certamente ostico sulla terra battuta. Ma Agassi era proiettato verso la conquista del Career Grand Slam e le sue motivazioni avrebbero potuto aiutarlo a vincere un match di tale difficoltà. Le sue parole spiegano la delusione: “Ho lasciato Parigi non sentendomi sconfitto. Mi sentivo deluso. Non tornerò mai più a Parigi così giovane e con così tanta sicurezza. La mia occasione per vincere tutte e quattro le prove del Grande Slam è andata”.

Altra delusione arriva a Wimbledon. Agassi passeggia su Boris Becker per i primi due set della semifinale. Conduce il match 6-2, 4-1, ma a un certo punto la luce si spegne e arriva l’eliminazione. E anche le parole pesanti di Boris Becker, il quale sostiene, in buona sostanza, che il tennista di Las Vegas ha dimenticato cosa sia l’umiltà e che viene trattato diversamente dagli altri tennisti all’interno del circuito.

Agassi non abbocca e prepara la sua grande vendetta puntando tutto sullo Us Open, ultimo slam della stagione. Nel frattempo i media americani spingono la rivalità con Pete Sampras all’apice. Lo stesso fa lo sponsor tecnico Nike. Agassi compie un autentico blitz nei tornei nordamericani. Vince a Washington contro Stefan Edberg, a Montreal contro Pete Sampras, a Cincinnati contro Michael Chang e a New Haven contro Richard Krajicek, annullando due match point. Quattro titoli in cinque settimane.

Si presenta agli Us Open con una striscia di 20 vittorie consecutive. In semifinale trova ancora Boris Becker e lo batte in quattro set in un match caratterizzato da grande nervosismo: “Pete (Sampras ndr) sto arrivando”, dice al giornalista Andrea Joyce della Cbs a conclusione del match.

Questa è la sua ventiseiesima vittoria consecutiva. Ma è una vittoria di Pirro. La mattina successiva le sue condizioni fisiche sono disastrose. La maratona contro Becker gli è costata il distaccamento della cartilagine delle costole e le poche ore di recupero prima della finale completano un quadro deprimente per il tennista di Las Vegas. Di contro, Pistol Pete gioca un match perfetto. Se Agassi fatica a servire per il dolore al costato, Sampras ottiene il massimo dal suo devastante servizio. Se Agassi non riesce nemmeno a reggere lo scambio da fondo, Sampras gioca bene in tutte le zone del campo. L’esito del match dell’anno è scontato. Pete Sampras vince gli Us Open e si avvia verso la conquista del numero 1 del mondo. Agassi è sconfitto più nello spirito che nel fisico. Il problema al costato è risolvibile, la frattura nella combattività del Kid no. Come lui stesso chiarisce nel suo libro: “Darei tutti i titoli conquistati in quell’estate se avessi la certezza di poter lottare al 100% in quella finale. Non importa quanto hai vinto nelle settimane precedenti. Devi essere l’ultimo ad aver vinto. Altrimenti sei un perdente”.

Quella sconfitta lo porta verso l’inesorabile declino. Agassi non ha più motivazioni: “Dopo la sconfitta contro Pete ho perso la voglia”. Il suo 1996 è infatti un anno negativo rispetto a quelli precedenti. Lo stesso Sampras sembra disorientato dalla sua stessa superiorità. Praticamente non ha avversari e instaura il suo dominio senza che nessuno gli si possa opporre.

Andre Agassi si consola con la vittoria dell’oro olimpico ad Atlanta. Ma le nuvole all’orizzonte non sembrano diradarsi. Il 1997 è un anno ancora peggiore. L’infortunio al polso e il burrascoso matrimonio con Brooke Shields non gli fanno bene e il Kid precipita in classifica.

La vita, però, ti da sempre una seconda occasione. Nel 1998 Agassi si concentra solo sul tennis e, partito da numero 122 del mondo, a fine anno è 6°. Nel 1999 arriva la vittoria al Roland Garros e il completamento del Career Grand Slam. Poi altri major e altri match importanti contro Sampras prima e contro Roger Federer dopo.

Col senno di poi si può facilmente capire quanto quella sconfitta nella finale di New York 1995 sia costata ad Andre Agassi. Sicuramente uno slam, forse più di uno. La rivalità con Pete Sampras ha cominciato a pendere in favore del tennista originario del Maryland. Forse Agassi avrebbe potuto sfondare quota dieci slam. Ma c’è l’altra faccia della medaglia. Una caduta assume un importante significato se poi si trova la forza per rialzarsi. Andre Agassi questa forza l’ha trovata, come dimostrano il suo rientro in grande stile nel circuito nel 1998, la riconquista del numero 1 Atp e i trionfi in altri major e tornei di prestigio. Agassi è rinato dalle sue stesse ceneri, riuscendo a dimenticare la finale persa nel 1995, ma imparando ad apprezzare i successi del presente e del futuro senza rimpianti per il passato. Il Kid di Las Vegas si ritira nel 2006, proprio durante gli Us Open, quando ormai la fantastica estate del 1995, unita alla tragica finale del major persa contro Sampras fanno parte dei ricordi.


1 Commento per “ANDRE AGASSI E LA TRAGICA ESTATE DEL 1995”


  1. ignazio ha detto:

    Agassi è stato un grande professionista, ha saputo rialzarsi a testa alta da un momento difficile. Chissà se l’aiuto del coach è davvero così importante per gli atleti. Voi cosa ne pensate?
    http://www.corso-mental-coaching.it/mental-coaching-per-superare-i-momenti-no/


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