ANDREA JAEGER, QUANDO LA FEDE BATTE IL TALENTO

A 16 anni era diventata numero 2 del mondo ma dopo che un infortunio alla spalla la costrinse al ritiro ha deciso di dedicare la sua vita ad aiutare gli altri, diventando anche suora domenicana
venerdì, 29 Settembre 2017

TENNIS – In campo era un prodigio, e probabilmente se un serio infortunio alla spalla non l’avesse costretta ad appendere la racchetta al chiodo troppo presto avrebbe riempito gli albi d’oro dei tornei più importanti del mondo con il suo nome, ma dal momento in cui ha dovuto lasciare il tennis giocato ha capito che la sua vera vocazione era aiutare gli altri, e quello che ha fatto e continua a fare oggi per i bambini meno fortunati (ma non solo loro) ha un valore ancora più grande rispetto a quello che avrebbe potuto rappresentare la vittoria di un titolo del Grande Slam.

E’ la storia di Andrea Jaeger, talento straordinario sbocciato all’inizio degli anni ’80 che trenta anni dopo aver messo forzatamente la parola fine alla sua breve parabola di giocatrice professionista, afferma di aver trovato una felicità, aiutando gli altri, che non aveva mai provato sui campi di tennis. Eppure nel 1979, a soli 14 anni, la ragazzina di Chicago aveva stupito tutto il mondo con le sue straordinarie qualità, tanto da lasciare dietro di sé anche tenniste del calibro di Chris Evert e Billie Jean King, e quando l’anno successivo raggiunse i quarti a Wimbledon e le semifinali agli Us Open era chiaro che ci si trovasse davanti ad una vera e propria campionessa in erba. A 16 infatti la Jaeger è diventata addirittura numero 2 del mondo, e nelle stagioni successive conquistò le finali del Roland Garros (1982) e di Wimbledon (1983), uscendo sconfitta in entrambe le occasioni da Martina Navratilova, ma l’anno dopo subì un grave infortunio alla spalla che di fatto segnò la fine della sua carriera.

Andrea Jaeger quindi si ritirò, non senza disprezzare un ambiente, quello del tennis mondiale, a suo dire fatto da tante persone senza scrupoli e senza regole, e decise così di dare vita alla Little Star Foundation dedicata ai bambini malati terminali di cancro. Negli anni successivi diventò anche una suora domenicana (lo rimase per alcuni anni) ed è proprio durante questo periodo che, come lei stessa ha dichiarato, ha ritrovato la pace interiore, riferendosi agli anni non proprio teneri passati sui campo di gioco. L’ex numero due del mondo infatti ha rivelato che il padre pretendeva molto, forse troppo da lei, arrivando persino a picchiarla quando non vinceva un match, come quella volta agli Us Open quando non le fece fare nemmeno la doccia riportandola direttamente a casa in macchina dopo averla insultata e schiaffeggiata per tutte le mille miglia che avevano percorso. E non hanno lasciato la mente della Jaeger nemmeno le “colleghe” e i coach che le proposero di assumere cocaina o steroidi pur di arrivare alla vittoria, motivo per cui a distanza di tanto tempo Andrea Jaeger è felice di aver intrapreso la strada che ancora oggi la vede in prima linea per aiutare e sostenere chi ha più bisogno di lei. “Ho sempre sentito dentro di me – ha affermato la Jaeger – questa inclinazione ad aiutare gli altri, e probabilmente la mia parabola da giocatrice è durata poco perché in quel mondo bisogna essere egoisti e pensare esclusivamente a se stessi, cosa che io non riesco proprio a fare. La fede in Dio è un qualcosa di molto più grande rispetto al tennis, mi ha reso felice e cercare di portare un po’ di gioia a bambini o comunque a persone che nella vita hanno avuto meno fortuna è tutto quello che voglio. Sarebbe stato bello – ha concluso l’ex bambina prodigio del tennis mondiale – se qualcuno avesse cercato di farlo anche con me, avrei voluto infatti che qualcuno mi abbracciasse e oltre al tennis mi avesse insegnato cose riguardanti la gioia di vivere la vita secondo i valori che Dio ci ha tramandato, e forse è proprio per questo che oggi io cerco di farlo spendendomi per il prossimo”.

(Nella foto Andrea Jaeger – www.zimbio.com)

 


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