ANDREY RUBLEV. GEMELLO RUSSO DI ZVEREV? NON SOLO

Ha appena vinto il suo primo titolo Atp a Umago il russo classe 1997, diventando il più giovane vincitore del torneo ed entrando nella top 50 Atp. Lui, tuttavia, smorza gli entusiasmi: “Il ranking mi interessa poco. E ci sono giocatori che alla mia età avevano vinto molto di più. Voglio solo migliorare”.

Tennis – È un predestinato Andrey Rublev. Quando tua madre è maestra di tennis e tuo padre un ex pugile divenuto ristoratore è facile prevedere una carriera sportiva di alto livello. Ma non è mai scontato. Così come non è per nulla scontato che i russi siano atleti freddi e glaciali. Andrey Rublev da Mosca, infatti, non è un robot. Il suo atteggiamento, in campo, è spesso nervoso e aggressivo, quasi al limite dell’arroganza nei confronti di pubblico e avversari. Ma questa maniera di porsi non sembra assolutamente fine a se stessa. È la normale conseguenza di uno che sa quanto può dare, che sa dove vuole arrivare. E non è da tutti, soprattutto a 20 anni ancora da compiere. Il russo farà il compleanno il 20 ottobre, ma può vantare una partecipazione agli Us Open 2015 e anche due vittorie nel tabellone principale di uno Slam (Australian Open e Wimbledon 2017).

La vittoria di Umago è valsa a questo ragazzino terribile l’ingresso nella top 50 del tennis mondiale. Ma le sue parole in conferenza stampa fanno capire quanto il vincitore del Roland Garros junior edizione 2014 abbia le idee chiare sul ranking mondiale e quanto abbia voglia di restare il più possibile con i piedi per terra, anche di fronte a una platea di giornalisti pronti a esaltarne le qualità e l’attitudine: “Non ho obiettivi di classifica – risponde quando gli si fa notare la sua progressione in Atp – perché le cose possono cambiare di settimana in settimana. Il mio obiettivo è quello di lavorare duro ogni giorno per migliorarmi”. Ancora più sprezzante la risposta quando viene sollecitato sul fatto di essere il più giovane vincitore del torneo croato: “Io il più giovane a vincere qua? Lo so, ma ci sono diversi giocatori che alla mia età hanno vinto di più. Non devo guardare a questo ma continuare a lavorare”.

Una capacità di analisi non indifferente e un’attitudine che in pochi alla sua età possono vantarsi di avere. Un atteggiamento sicuramente costruttivo che si esplica anche nel riconoscere di aver avuto una certa dose di fortuna nella vittoria recentemente conquistata: “Quando ho visto la entry list il mio obiettivo era quello di entrare nel tabellone principale e quando ho perso le qualificazioni sono rimasto molto deluso. Ma poi tutto è cambiato in pochissimi giorni”. La sua fortuna è riconducibile all’infortunio di Borna Coric, che gli ha aperto le porte del main draw: “L’ho visto e gli ho augurato una ripresa veloce” dice Rublev quando gli viene chiesto se ha ringraziato il croato per il posto lasciato libero in tabellone. Ma nella conferenza stampa di fine torneo il giovane Andrey dimostra anche un’altra qualità: la lucidità tattica. Il nostro Paolo Lorenzi, runner-up di Umago, era riuscito infatti a imbrigliare il russo giocando alto e non permettendogli di esprimersi al meglio con i propri colpi da fondo campo. E Rublev ammette senza problemi di aver avuto difficoltà a gestire la mossa tattica del senese: “In quel momento ho avuto qualche problema. Ero anche un po’ teso e avevo difficoltà a colpire quelle palle nella maniera giusta. Così ho cercato di restare concentrato e sono riuscito a pensare soltanto a colpire bene la palla”. Sono poche dichiarazioni rilasciate da Andrey dopo la prima vittoria in Atp, ma hanno un certo significato. Di lui si dice che somigli molto ad Alexander Zverev, ma sono in tanti a evidenziare una migliore pulizia dei colpi e probabilmente dei margini di miglioramento più ampi. Il ventenne di Mosca ha bisogno di migliorare a livello di sensibilità. Nel suo gioco non sono ancora presenti colpi slice e il comportamento a rete non è valutabile in quanto la propensione a verticalizzare il gioco, praticamente, non esiste. Sì, il ragazzino è ancora grezzo e poco impostato e la mancanza di colpi interlocutori rende il suo gioco un po’ rischioso. In compenso, la facilità di movimento e la velocità di piedi sono da grande campione. Così come sono da apprezzare i colpi al rimbalzo. Non c’è ancora unanimità su quale sia il suo colpo naturale, ma il diritto sembra il fondamentale con cui il giovane moscovita riesce a esprimere al meglio il suo talento. Insomma, Andrey Rublev è un next-gen di cui si sentirà parlare. Il discorso è sempre il medesimo. Con mostri sacri come Roger Federer, Andy Murray, Rafael Nadal e Novak Djokovic gli spazi di manovra dei giovani tennisti sono davvero pochi. Ma se Rublev è considerato come di gemello russo di Zverev allora è probabile che il suo nome possa essere iscritto in prestigiosi Albi d’oro già dal prossimo biennio.

Foto: Andrey Rublev (www.zimbio.com)


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