ANDY MURRAY: ASCESA E DECLINO(?) DEL RE BRITANNICO

La splendida vittoria a Wimbledon, l'operazione chirurgica alla schiena e poi il buio. La Gran Bretagna sembrava aver trovato il suo araldo, ma sarà Andy in grado di riprendere da dove aveva lasciato?
venerdì, 21 Marzo 2014

Tennis. Ci ricordiamo tutti di Sir Andy Murray. O quantomeno ci ricordiamo del Murray trionfante di Wimbledon, che se la lotta con tutti o quasi, almeno sull’amato cemento, e che ha portato la sua elasticità e la sua potenza fisica ad essere nemesi per chiunque gli si pari davanti. Almeno per il momento lo scozzese sembra tanto tanto lontano, più di quanto ci si sarebbe potuti immaginare, dal campione britannico che il popolo della regina Elisabetta ha atteso per quasi un secolo, colui che nei verdi prati dei Championships aveva sollevato il tanto ambito trofeo dorato, che aveva tutta l’aria di essere solo l’ennesimo trampolino di lancio.

Non sarà il classico bontempone, ma il suo gioco polivalente e molto solido lo hanno portato a grandi traguardi, e per il duro lavoro svolto in questi anni dobbiamo rendergli sicuramente merito. Come può valere per svariate altre discipline sportive, la difficoltà diventa estrema se si intende dare spettacolo ed ottenere contemporaneamente risultati da top, anche perché per quel tipo di talento Madre Natura “bacia” solo pochi eletti, e chi nasce nella giusta generazione per ammirare le loro gesta può considerarsi altrettanto fortunato. Andy ha sicuramente dimostrato di appartenere a quella stretta cerchia, vista anche la sua continuità in un circuito popolato da altri grandi campioni.

E’ riuscito a raggiungere i migliori, anno dopo anno, torneo dopo torneo, e da quel lontano 2005, quando si è affacciato per la prima volta nei Top 100, di strada ne ha fatta parecchia: può vantare 27 titoli in carriera comprensivi di ben 2 titoli Slam (oltre allo scorso Wimbledon, anche lo USOpen di neanche 12 mesi prima) e una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra del 2012, togliendo a Federer, battuto in finale, l’unica casella mancante al suo Albo d’oro). Se in questi anni di grandi successi Andy non è mai riuscito a raggiungere la prima piazza mondiale, gran parte del merito va alla folta schiera di antagonisti: con una concorrenza così, prima speri in un sorteggio favorevole e poi, comunque, di miracoli devi farne lo stesso per uscire vincitore. La suddetta concorrenza incessante e la necessità di rimanere sempre sul pezzo ti fanno andare sempre a mille, con la pioggia e con il sole, su ogni superficie e con qualsiasi condizione fisica. Già, la condizione fisica: dopo la vittoria con la Croazia nel playoff di Davis Cup dello scorso settembre, Andy ha deciso di risolvere il fastidio alla schiena che ormai si portava dietro sin da Wimbledon con un’operazione chirurgica. Sebbene sembrasse non inevitabile, l’obiettivo di tale intervento, tanto debilitante quanto invasivo, avrebbe dovuto dare allo scozzese una volta per tutte lo slancio necessario a raggiungere quel traguardo per troppo tempo scivolatogli via tra le dita. L’esito positivo dell’operazione faceva ben sperare, considerando anche che il buon Andy non ci ha messo molto a tornare a pieno ritmo, almeno per il numero di tornei giocati.

Anche Roger Federer, a margine della sua sconfitta in finale ad Indian Wells, ha risposto ad una domanda riguardante il suo pensiero sull’attuale stato di forma dello scozzese:” Lui (Murray) ha giocato tanto quest’anno, più di ogni altro giocatore, il che è sorprendente vista la sua recente operazione alla schiena. Il suo modo di risolvere la cosa sembra essere quello di giocare molto. Magari rallenterà un po’ nel periodo dei tornei sulla terra rossa, oppure cercherà di schiarirsi un po’ le idee.”.

A detta di molti, pesano le tante partecipazioni a tornei o ad esibizioni a scopo lucrativo, con il malcelato pensiero che l’attuale N.6 del mondo stia lavorando in funzione di facili introiti, non favorendo affatto il recupero fisico, trascurando il tempo fisiologico di ripresa del suo fisicoNon è compito di nessuno quello di fare i conti in tasca, ma per chi il tennis lo interpreta con i numeri, a stretto contatto con le sorti dei grandi campioni, non può che essere preoccupato dalla piega che sembra aver preso il 2014 del 26enne di Dunblane, con la speranza che questa sia solo una fase, un passaggio a vuoto, e come tale sia destinata a concludersi ed a lasciare il posto ad un’altra, ennesima età dell’oro.

Resta da capire quanto potrà influire sul proseguo della stagione la separazione consensuale dal coach Ivan Lendl, con il quale il rapporto resta comunque ottimo. Queste le parole con cui la separazione è stata ufficializzata in giornata, direttamente dal blog si Murray: “Ho imparato molto, con lui gli anni più luminosi della mia carriera“. “Lavorare con lui è stato fantastico” risponde Lendl, “E’ un ragazzo speldido. Adesso sento che è il momento per me di concentrarmi su alcuni progetti che stanno andando avanti.“. Altra tegola oppure un motivo in più per voltare pagina e ripartire?

Quanto dovremo aspettare, dunque? In pochi saprebbero dirlo, ma già da questa settimana ci sono altri 1000 punti da difendere, quelli conquistati a Miami 52 settimane fa, e con la stagione sul “rosso” alle porte che potrebbe fungere da riabilitazione, sembrerebbe l’occasione buona per restare attaccato al trenino dei migliori. E loro certamente non intendono aspettarlo.


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