ANDY MURRAY, DA DOVE NASCONO LE 600 VITTORIE?

Il tennista britannico, fresco vincitore della medaglia d'oro a Rio de Janeiro, taglia il traguardo delle 600 vittorie in carriera. Analisi del successo recente
venerdì, 19 Agosto 2016

TENNIS – Sono bastati altri 116 match per aggiungersi ai 23 giocatori che, in carriera, hanno tagliato il traguardo delle 600 vittorie. Andy Murray scala la montagna successiva a quella dei 500 successi in un tempo relativamente breve, considerando la percentuale di incontri disputati e portati a casa. Un risultato storico per il tennis internazionale, ma soprattutto per quello britannico, che finalmente può contare su un rappresentante saldamente nella cerchia dei protagonisti più brillanti del circuito.

Eppure, più degli scogli precedenti, l’ultimo scavalcato dal tennista scozzese assume un sapore diverso, sia per quel che riguarda l’ambito puramente statistico, sia sotto l’aspetto della tenuta fisica e mentale. Il terzo turno a Cincinnati ha suggellato un percorso praticamente naturale, stando a quanto messo in mostra durante la stagione in corso: Murray è il più in forma degli ultimi mesi, con un conteggio di 36 vittorie su 39 partite disputate a partire dall’11 aprile. Vanta una serie di venti match consecutivi in cui ha ottenuto la vittoria. Soprattutto, sono arrivati quattro trionfi su sei finali disputate: Internazionali d’Italia, Aegon Championships, Wimbledon e Rio 2016 rendono il bottino di Andy ancor più prestigioso di quanto già non fosse. Le due delusioni del Mutua Madrid Open e del Roland Garros sono ancora da digerire ma, alla fine della fiera, diventano potenzialmente la componente d’incoraggiamento in vista della prossima annata.

Ma come fa un giocatore talentuoso, con un bagaglio tecnico nettamente sopra la media, seppur mai capace di issarsi in vetta al ranking, a mettere sotto scacco le statistiche della robotica di Djokovic? La risposta, probabilmente, risiede in due fattori: il serbo ha messo in mostra un percorso pressoché sui suoi standard, ma i momentanei crolli contro Vesely e Querrey ne hanno minato la sicurezza, oltre che i numeri stagionali. L’altra componente, forse la più importante, è quella del ritorno di Ivan Lendl al fianco di Murray. Insieme a Jamie Delgado, l’ex stella degli anni ’80 ha donato nuova linfa al britannico, tanto da mettere in bacheca i due appuntamenti più attesi dell’estate, con vista US Open. D’altra parte, si percepiva in maniera netta come Andy soffrisse la situazione che era venuta a crearsi con Amelie Mauresmo, anche se era difficile pronosticare un’inversione di tendenza di tale livello nel giro di così poco tempo.

In questo momento, la prerogativa di Murray è quella di chiudere la stagione con il maggior numero di trofei sollevati. Una vittoria a Flushing Meadows costituirebbe un’altra importantissima iniezione di fiducia, tanto da porre le basi per l’obiettivo del 2017: scalzare Djokovic dal trono del ranking ATP. L’impresa, in quanto tale, non è accessibile a tutti, ma in Scozia sembrano esserci tutti i presupposti necessari per un avvicendamento di questa portata.


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