ANDY MURRAY E LA MALEDIZIONE DI RINGO STARR

Lo scozzese ha perso a Melbourne la sesta finale slam della carriera su otto disputate. Per molti anni è stato considerato uno dei Fab Four, ma come il batterista era il meno considerato dei Beatles, anche Andy sembra sempre più distante da Djokovic, Federer e Nadal

Andy Murray è il grande sconfitto dell’Australian Open 2015. Dopo un anno di sostanziale anonimato, lo scozzese si è presentato in gran forma all’inizio della nuova stagione, mostrando una grande condizione fisica e un ottimo tennis nel corso dello slam australiano. Al momento decisivo però, Andy si è letteralmente sciolto come neve al sole, perdendo 12 degli ultimi 13 game della finale contro Novak Djokovic. Murray ha incassato così la quarta sconfitta all’ultimo atto dell’Australian Open in carriera e la sesta complessiva in una finale di slam, su otto disputate.

Il tennista britannico è stato sempre considerato uno dei Fab Four, uno dei quattro grandi protagonisti cioè, di quella che molti addetti ai lavori hanno ribattezzato la golden age del tennis moderno, animata dalla grande rivalità tra quattro eccezionali campioni: Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e, appunto, Andy Murray. Ma proprio adesso, che dopo 20 mesi, i fab four tornano a comandare la classifica Atp, è lecito domandarsi se lo scozzese sia stato, fino a questo momento, veramente all’altezza degli altri tre fenomeni, oppure se il suo ruolo sia stato in un certo modo analogo a quello recitato da Ringo Starr negli originali Fab Four, i Beatles. Il batterista del gruppo musicale più famoso di ogni epoca è stato sempre considerato un comprimario, che sostanzialmente viveva della luce riflessa dagli altri tre, talentuosi, componenti del gruppo: John Lennon, George Harrison e Paul Mccartney.

Allo stesso modo di Ringo Starr, è difficile accostare Murray agli altri faboulos del tennis. Ovviamente, Andy non ha vinto quanto loro, non è mai stato numero uno e soprattutto non ha mai avuto quella continuità straordinaria, che ha condotto Federer, Nadal e Djokovic a dominare il circuito. Al contrario, i suoi due successi negli slam sono stati sicuramente agevolati da una serie di circostanze favorevoli. Allo Us Open 2012, prima della vittoria contro il serbo, Andy non ha dovuto affrontare nessuno dei suoi avversari più duri e anche la finale fu decisamente particolare, a causa del forte vento. Lo stesso discorso vale anche per il successo ottenuto a Wimbledon nel 2013, torneo nel quale Murray non dovette affrontare alcun top ten prima della finale, in cui sconfisse ancora Djokovic, reduce però da una maratona in semifinale contro Juan Martin Del Potro.

Ma non è soltanto il numero delle vittorie ad allontanare Andy dagli altri tre campioni. Lo scozzese infatti, rispetto ai suoi avversari, sembra avere decisamente più limiti, sia tecnici, che mentali.

Il 34% di punti vinti con la seconda palla nella finale dell’Australian Open sono un dato che da solo la dice lunga su quanto sia attaccabile il secondo servizio di Murray. Come se non bastasse, il Daily Mail, ha voluto rigirare il coltello nella piaga, evidenziando come la velocità media della seconda di Andy (83 mph) sia decisamente inferiore rispetto a quella raggiunta mediamente con lo stesso colpo dalle finaliste del torneo femminile Serena Williams (93 mph) e Maria Sharapova (95 mph). E i problemi con la seconda per lo scozzese non sono certo una novità, quindi stupisce che ancora non si sia trovata una soluzione. Migliorare un colpo come la seconda palla di servizio, non è infatti un lavoro impossibile per un allenatore, al contrario. Più complicato sarà invece convincere Andy ad aumentare la sua aggressività nel corso di una partita e a non limitarsi a prendere l’iniziativa in campo soltanto nei momenti di difficoltà, quando il punteggio gli è sfavorevole.

Anche dal punto di vista mentale, Andy appare però molto distante da Federer, Nadal e Djokovic. Nella finale di quest’anno si è lasciato distrarre dal serbo e dai suoi presunti problemi fisici, perdendo letteralmente la bussola davanti al comportamento del suo avversario. Una reazione non proprio da campione, come ha ammesso lo stesso scozzese: “Potevo sicuramente gestire meglio la situazione”. Non è la prima volta per altro, che un’anomalia rovina una finale all’Australian Open a Murray. Durante quella del 2013, solo per ricordare un episodio clamoroso, una piuma che cadde dal cielo tra la prima e la seconda palla di Andy nel tiebreak del secondo set (lo scozzese aveva vinto il primo), interrompendo il movimento del suo servizio, gli fece commettere un doppio fallo, che di fatto fece girare una partita fino a quel momento nella mani del britannico e spianò la strada al successo di Djokovic. Due episodi, che mostrano quanto fragile possa essere la psiche di Andy nelle partite importanti.

Dall’ennesima sconfitta in finale, ora Andy Murray dovrà ripartire per limare le imperfezioni del suo tennis e per avvicinarsi agli altri tre, convincendo anche gli scettici che lo vedono un gradino sotto. “Abbiamo già compiuto importanti progressi, ma dobbiamo ancora lavorare sulle piccole cose”, ha dichiarato Amelie Mauresmo dopo la finale. “I miglioramenti fatti rispetto alla fine dell’anno scorso sono davvero notevoli, ma per vincere ancora uno slam dobbiamo salire ancora qualche gradino, ma il gap si sta riducendo sempre di più”. Ed è bene che questo accada al più presto possibile, perché Murray potrà anche essere stato, fino a questo momento, il Ringo Starr del tennis, ma il suo talento è troppo grande per essere per limitarsi a recitare unicamente un ruolo così marginale.  


Nessun Commento per “ANDY MURRAY E LA MALEDIZIONE DI RINGO STARR”


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.