ANDY MURRAY: “PRONTO A SPINGERMI DOVE NESSUNO É MAI ARRIVATO”

Battere record britannici è ormai diventata un’abitudine per Andy Murray. Con la qualificazione alle Atp Finals lo scozzese ha ora la possibilità di siglare un altro primato in carriera. Vincere quattro titoli diversi all’ombra del Big Ben.
venerdì, 7 Novembre 2014

Tennis – La buona abitudine di Andy Murray. Così si potrebbe definire la tendenza dello scozzese di vincere titoli a Londra. E con la partecipazione alle Atp Finals il caro Andy potrebbe aggiungere un nuovo primato al suo già impressionante score nella City. Vincere cioè il quarto titolo nella capitale del Regno Unito.

Già, perché il numero 6 del mondo ha già in bacheca il titolo di Wimbledon 2013, la medaglia d’oro olimpica del 2012 e tre affermazioni al Queen’s. L’occasione che le Atp Finals gli concederanno la prossima settimana è veramente ghiotta. Tra l’altro, la rassegna di fine stagione arriva in un momento magico per lo scozzese, che ha inanellato tre vittorie nelle ultime cinque settimane (Valencia, Vienna e Shenzhen).

In un’intervista concessa alla Reuters, Andy Murray fa così il punto su questa ultima parte di stagione: “Non vincevo un torneo da un po’ di tempo, quindi le ultime settimane sono state molto positive”. Con una battuta sulla maniera, forse rocambolesca, in cui ha ottenuto alcune vittorie: “Ho salvato molti match point. Vincere così è sempre bello”.

Non manca, ovviamente, l’accenno al rapporto di collaborazione con Amelie Mauresmo: “Amelie era presente a Valencia, ma Dani Vallverdu mi ha accompagnato in tutti i tornei, quindi dobbiamo lodare anche lui. Ad ogni modo, quando si comincia una nuova collaborazione, ci vuole tempo per vedere i risultati, non può accadere tutto in una settimana. Spero di vedere molti miglioramenti all’inizio della prossima stagione, dopo un bel po’ di allenamenti con Amelie e Dani”.

Andy Murray può quasi considerarsi un esempio per il circus. È stato lui il primo ad assumere una leggenda del tennis (Ivan Lendl). E tutti lo hanno imitato. Poi ha fatto da apripista anche ai rapporti di collaborazione tra tennista uomo e coach donna con la scelta di Amelie Mauresmo cui è seguito l’ingaggio di Gala Leon a capitano di Davis della Spagna. In questo senso la risposta non dà spazio a commenti: “Le relazioni hanno successo quando arrivano i successi. La gente deve guardare a questo. La cosa importante nel rapporto tra giocatore e allenatore è la comprensione per quanto riguarda gli aspetti del gioco da migliorare”. Poi una battuta: “Magari dopo la mia scelta (la Mauresmo) ci saranno più allenatrici donne anche nel tennis femminile”. E una conclusione che sa tanto di suggerimento ai giocatori del momento: “Lavorare con gli ex campioni può essere una buona soluzione. Il problema è capire se hanno voglia di fare i coach. Non è facile stare sempre in giro e quando, da tennista, l’hai fatto per 10 o 12 anni non è facile continuare a farlo da allenatore”.

Dopo le dichiarazioni interlocutorie arrivano le ambizioni. Se Murray vincesse le Atp Finals, infatti, sarebbe il primo britannico a mettere in bacheca il “treble” – che a noi italiani forse piace chiamare “triplete” – conquistando Finals, Wimbledon e oro olimpico a Londra. Andy non abbocca e si limita a dire che la cosa importante è pensare a una partita alla volta: “In campo ci sono i migliori otto giocatori del mondo e non esistono partite facili. Devo prepararmi bene ed essere concentrato per giocare al massimo livello. Sto giocando bene perora e mi diverto molto”.

Non manca neanche un riferimento al fatto che il vincitore di Wimbledon 2013 giocherà per la prima volta alla O2 Arena dopo lo storico trionfo all’All England Club: “È stata une delusione non giocare l’anno scorso. Sono stati 12 mesi difficili, ma ora mi sento in piena forma e non vedo l’ora di tornare a giocare alla O2 Arena. Dover giocare contro i migliori al mondo aumenta il valore della sfida e farlo davanti al pubblico di casa è il miglior modo per concludere la stagione” dice Andy, che durante le Finals dell’anno passato ha cercato di tenersi occupato e di pensare solo al recupero fisico dopo l’operazione alla schiena. Tuttavia, “essere assente mi ha fatto apprezzare ancora di più il gioco del tennis“.

Progetti per il 2015. Aumentare il ritmo dagli Us Open fino alle Finals? “Tutto dipende da quanto si è stanchi. Il recupero fisico è fondamentale, ma non sempre si riesce a riposare bene dopo sei settimane di gioco consecutive”. Poi ancora un pensiero all’operazione alla schiena, per la quale Andy era stato avvertito della durata annuale del completo recupero e un momento di riflessione sullo stato attuale di forma: “Ho iniziato a star bene tra maggio e giugno, ma non ero ancora in grado di fare tutto il lavoro fuori dal campo. Sapevo che era dura. Solo dopo Wimbledon mi sono sentito veramente al 100% e gli effetti si stanno vedendo solo ora. Non so quando è stata l’ultima volta che sono stato così bene. Avevo fastidi alla schiena da un paio d’anni. Saranno passate almeno tre o quattro stagioni”.

Infine, stuzzicato su chi sia il miglior ballerino di famiglia, Andy Murray si lascia andare a una battuta con chiaro riferimento alla madre Judy, che sta partecipando a un reality show sulla danza: “Sono io il più bravo, anche se mamma sta migliorando e sembra si stia divertendo tanto”. Ancora un sorriso e una battuta quando gli si chiede se preferisca che la madre prosegua nel reality e continui a essere assente in tribuna visti i risultati ottenuti nelle ultime settimane: “Lei era lì quando ho vinto gli Us Open, quando ho vinto Wimbledon e quando ho vinto alle Olimpiadi. Non credo che lei abbia effetto su ciò che succede sul campo da tennis”.


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