ANDY MURRAY, SIR OR NOT SIR?

TENNIS- Il primo ministro britannico David Cameron avanza la proposta di “un’investitura cavalleresca” al neo campione di Wimbledon, ma non tutti sono convinti della validità dell’idea, Murray in primis.
mercoledì, 10 Luglio 2013

Tennis. Andy Murray “il liberatore” vince Wimbledon riportando il trofeo nelle mani del popolo britannico, e tutta l’isola del Regno Unito gioisce, festeggia, si esalta. “WimbleDONE!”, scrive l’Adidas, “can’t believe what’s just happened!”, twitta il protagonista dell’impresa storica, e il 7 luglio 2013 diventa una data importantissima per gli appassionati inglesi e non.

I festeggiamenti, però, non si fermano ai titoli dei giornali o al party dell’All England Club, e un’idea balza nella mente del primo ministro britannico David Cameron: “E’ un giorno fantastico per Andy, il tennis britannico e per la nazione tutta: mi piacerebbe che venisse nominato Cavaliere (Sir), perché penso che nessun altro se lo meriti di più”.
Ovviamente, il primo ministro non può nominare direttamente il tennista ventiseienne con l’investitura che vorrebbe, ma è un processo che parte da una decisione di un comitato (che valuta i risultati ottenuti da una certa persona, e le conseguenze delle sue azioni sul pubblico) fino ad arrivare all’approvazione della Regina, che in prima persona valuta l’attendibilità de la validità della proposta.

In realtà Murray era già stato inserito nella “New Year’s Honours list” (lista delle persone degne d’onore) dopo aver vinto la medaglia d’oro olimpico nei giochi di Londra del 2012, ed è innegabile il contributo sportivo che nell’ultimo anno solare ha portato alla sua nazione.

Tuttavia forse, talvolta, spinti dall’amor patriae e dall’eccessiva esaltazione delle res gestae di un eroe nazionale, vengono prese delle decisioni che stonano un po’ con i successi ottenuti da un atleta.
“E’ davvero un bel pensiero, ma non sono sicuro di meritarmelo”, ha dichiarato lo stesso Andy. “Credo che il motivo principale per cui ci abbiano pensato è la lunga attesa che hanno vissuto”.
E’ vero, Andy Murray, numero due del mondo, ha vinto due Slam e un oro olimpico, ma non è forse troppo presto per parlare di tanta riconoscenza?  Cosa gli si dovrebbe concedere qualora vincesse altre due, tre, quattro prove del Gande Slam, tra le quali potrebbero esserci benissimo altri titoli dei Championships?
Dall’altra parte e allo stesso modo, non c’è nessuna prova certa che Sir Andy Murray riesca a vincere un altro Major (“vincere qui è stato durissimo”, ha detto lui stesso), e quindi perché premiarlo così tanto per un unicum?

The Knighthoods è per gli anziani, e il vincitore di Wimbledon ha altro da fare”, scrivono i giornali, e non hanno poi tutti i torti: Jack Hobbs, uno dei più grandi battitori di Cricket, fu nominato cavaliere solo 23 anni dopo la sua vittoria più grande, nel 1953, e Roger Bannister non ricevette l’investitura fino al 1975. Anche Sir Steve Redgrave, canottiere britannico e vincitore di 5 medaglie d’oro e una di bronzo, rimase semplicemente Steve fino ad un anno prima del suo ritiro e dopo aver vinto l’ultimo dei suoi ori.

Come ha giustamente osservato lo stesso Murray, forse non è ancora tempo per pensare a tali onori, e premiare un atleta sulla fiducia di ciò che farà, è forse un’idea avventata.
I britannici dovrebbero continuare a sfogare la loro gioia stappando champagne e scrivendola sui social network, mentre Andy continuerà a lavorare sodo per meritarsi l’ambìto “Sir” davanti al proprio nome.


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