ANDY RODDICK: “NON HO MAI AVUTO RIMPIANTI SUL MIO RITIRO”

Tennis – Amato da tutto il pubblico americano e non solo da quello tennistico: Andy Roddick, ha partecipato come inviato a vari eventi sportivi, e per la prima volta dal suo addio al tennis avvenuto nel 2012, sarà commentatore della  BBC per la seconda settimana di Wimbledon. Proprio nello Slam londinese , nonostante le sue 3 finali (2004-2005-2009), […]
mercoledì, 1 Luglio 2015

Tennis – Amato da tutto il pubblico americano e non solo da quello tennistico: Andy Roddick, ha partecipato come inviato a vari eventi sportivi, e per la prima volta dal suo addio al tennis avvenuto nel 2012, sarà commentatore della  BBC per la seconda settimana di Wimbledon. Proprio nello Slam londinese , nonostante le sue 3 finali (2004-2005-2009), Andy non è riuscito mai ad ottenere il titolo andando vicinissimo alla vittoria di Wimbledon 2009 contro Roger Federer.

Roddick è stato uno dei più grandi servitori e personaggi del tennis durante la sua carriera. Ad oggi, il nativo Omaha, rimane l’ultimo tennista americano a vincere un titolo del Grande Slam, dopo di lui, il vuoto in questo sport dei giocatori americani, basti pensare che l’attuale n.1 degli Stati Uniti è John Isner, numero 17 del ranking Atp.

L’ex tennista originario del Nebraska è riuscito a conquistare uno Slam in carriera, nel 2003 agli US Open: proprio davanti al suo pubblico. Roddick in carriera ha vinto un totale di 32 tornei (20 ATP World Tour 250 Series, 6 Atp World Tour 500 Series e 5 Atp World Tour Master 1000). Tante cose sono cambiate da quando l’ex n. 1 del mondo quasi “spaccava” le palline a suon di ace, pensare che lui e sua moglie, l’attrice e modella Brooklyn Decker, sono in attesa del loro primo figlio che dovrebbe giungere entro la fine dell’anno. Con una leggera vena nostalgica, Roddick, si rivela in un’intervista del New York Times.

Dunque, perché inizi una nuova carriera proprio adesso, e a Wimbledon? Perché la BBC?
Data la mia situazione con Fox e l’acquisto da parte di ESPN degli Slam, in realtà non ne avevo mai discusso praticamente con nessuno. Volevo anche un po’ di libertà e autonomia, quando mi proposero di parlare di altri sport mi sembrò affascinante, appena mi ritirai. Mi sembrava un’offerta più unica che rara, diversa da quella che di solito si fa ad un ex tennista. Appena BBC mi ha contattatò ho avvertito mia moglie che Wimbledon sarebbe stato l’unico posto in cui avrei voluto iniziare questa nuova avventura, ho un feeling quasi amoroso con questo luogo.

Che tipo di commentatore vuoi essere?
Non credo che me ne preoccuperò. Ho giocato contro il 90% dei tennisti che saranno in gara, quindi avrò molte situazioni tattiche da analizzare. E poi gli aspetti commerciali di Wimbledon, la pressione, insomma ho parecchio materiale di cui servirmi, ma rispetto sempre una regola, fin da quando ho iniziato con Fox: dico qualsiasi cosa, anche negativa, solo se penso sarei capace di dirla anche guardando negli occhi il diretto interessato. Non ho intenzione di nascondermi dietro a un microfono.

Com’è stato il tuo percorso di apprendimento su Fox?
È divertente lavorare con persone che trattano di altri sport e vedere come ne parlano o lo guardano. Si impara tantissimo a stare con atleti del calibro di Frank Thomas (ex stella del baseball MLB) e fargli domande mentre è in corso una gara di World Series. Si impara di più in queste situazioni che in qualsiasi altra.

Durante la tua carriera, hai spesso avuto delle reazioni esasperate nei confronti dei media. Ora che sei dall’altro lato, che ne pensi?
Non mi sembra di aver mai esagerato;  sì, è capitato che abbia usato un tono un po’ eccessivo, ma a chi non capitano giornate storte? Ero frustrato perché ero top 5 e qualcuno che non aveva mai giocato a tennis pensava di potermi dire come avrei dovuto affrontare un match. Onestamente credo che farei e direi di nuovo tutto.

Dopo tre anni, stai per tornare nel tuo habitat. Pensi sia passato troppo tempo? Sarai a tuo agio in un ruolo diverso?
Credo di non essere mai stato quel tipo di tennista che una volta ritiratosi, sente il bisogno di partecipare a ogni evento tennistico. Credo di aver partecipato giusto ad un paio di manifestazioni in questi anni, per questioni di sponsor, ma non ho mai smesso di guardare il tennis, né di parlarne. C’è chi ancora mi chiama per discutere di qualche aspetto del gioco, o per avere informazioni su qualche giocatore. Il fatto che non sia visibile, non vuol dire che io non sia ancora dentro all’ambiente.

Quali sono i tuoi ricordi più vividi di Wimbledon?
Alcune persone mi chiedeono ancora di Wimbledon una volta ogni due giorni; non ho nessun rimpianto, assolutamente. E’ il posto in cui ho vissuto alcune delle mie delusioni più grandi, ma sono contento al solo pensiero di essermela potuta giocare su quei campi. So che si tratta del vuoto più grande nel mio palmares e/o cosa comporta, ma non provo nessun dolore o rancore. Quando penso a Wimbledon, mi piace ricordare la settimana di preparazione, quando potevo allenarmi e girare per il complesso senza nessuno che mi si avvicinasse, e non avevo bisogno di prendere tunnel o stradine. E ogni anno, la prima passeggiata da Aorangi Park allo spogliatoio e viceversa mi destabilizzava, era una magia.

L’ovazione che Djokovic ha ricevuto dal pubblico parigino dopo aver perso al Roland Garros contro Wawrinka, ti ha ricordato quella che a Wimbledon ti tributarono dopo la sconfitta con Federer nel 2009?
È una dimostrazione di rispetto, che significa molto in una situazione del genere. Dopo quella sconfitta, l’unica cosa a cui pensavo era di non scoppiare a piangere, di resistere, perché sapevo che se avessi iniziato anche solo con qualche singhiozzo poi sarebbe stata dura.
Quell’ovazione e quegli applausi hanno avuto un grande valore per me: con la sua commozione, Novak ha dimostrato di essere umano, oltre ad essere numero 1 del mondo. Di non pensare solo a mostrarsi impenetrabile o a curare il suo personaggio. Credo sia bello vedere un po’ di genuinità in un momento del genere.

Hai 32 anni; Federer ne ha quasi 34, Karlovic a 36 ha appena raggiunto la semifinale a Halle con il suo servizio esplosivo. Non hai davvero mai avuto ripensamenti?
…(lunga pausa)…Questo è un momento di grande onestà. Quando ho smesso di credere di poter vincere uno Slam, ho pensato fosse meglio smettere. Ho vinto due degli ultimi cinque tornei a cui ho partecipato, e so che sarebbe sbagliato dire che non è stato abbastanza perché ci sono tennisti che pagherebbero per questi risultati. Ma non ero più stimolato; non mi piaceva dovermi allenare con ragazzi che dovevano ancora formarsi, fuori dalla top50, non mi spronava. So dove voglio essere adesso, riguardo al panorama tennistico.

E non vorresti essere a giocarti la seconda settimana di uno Slam?
La possibilità di battere (poche volte) i giocatori che ho battuto in carriera, i più forti, l’ho avuta solo lavorando, allenandomi e di fatto comportandomi come uno psicopatico per il tennis. Non riuscirei a tornare a girare 45 settimane l’anno per poter avere risultati che in fondo non so quanto cambierebbero la mia posizione nella storia del tennis. Non credo che il mio corpo reggerebbe. Jim Courier non c’è l’ha fatta, Hewitt anche ha avuto problemi e anche Rafa Nadal sta iniziando a non avere più le stesse sensazioni.
Certo mi piacerebbe da matti poter tornare a competere con i migliori e perché no, batterli. Ma non ho mai scherzato, non ho mai avuto rimpianti sul mio ritiro, e sono ancora convinto.

Giocherai il doppio con Mardy Fish ad Atlanta. Niente wildcard per il singolare?
Onestamente, se potessi andare a giocare un Challenger o un evento poco importante, senza suscitare chissà quale clamore, sarebbe fantastico. Mi piacerebbe molto perché amo giocare e amo la competizione, ma non credo che tutto il seguito che avrebbe un mio eventuale ritorno, varrebbe la pena. Potrei non divertirmi.

Sei sorpreso di vedere Federer, tre anni dopo il tuo ritiro, ancora numero 2 alla sua età?
No, perché non mi sono mai paragonato a Roger. Lui è un fenomeno, e a proposito di quanto detto prima, sul fatto che io ho sempre dovuto lavorare e allenarmi. Lui sembra semplicemente pensare certe cose, e un attimo dopo realizzarle. Per lui sembra tutto naturale, privo di qualsiasi sforzo.
Non credo sia più veloce come ai bei tempi, né che i suoi colpi abbiano lo stesso peso e lo stesso effetto che avevano anni fa, ma è talmente bravo che anche in queste condizioni riesce a vincere, purché sia a posto fisicamente.

Cosa pensi dell’altra trentatreenne, la tua amica Serena Williams?
L’ultimo Roland Garros potrebbe essere stato il suo Major migliore, perché era davvero lontana dalla sua condizione più brillante. Se continua a resistere anche in giornate storte, l’unica cosa che può fermarla è la sua età, perché il suo gioco potrebbe portarla avanti ancora per anni, non ha perso ancora nulla in termini di peso dei colpi o di movimento.


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