ANNA CHAKVETADZE: LA PIANISTA PERDUTA

TENNIS - Anna Chakvetadze, la ‘pianista’ russa, compie 26 anni. Erano note anche quelle che riproduceva sul campo da tennis quando, appena ventenne, fu capace di issarsi fino al quinto posto del ranking WTA. Un talento perseguitato dalla sfortuna la cui carriera è appesa a un filo, ormai invisibile.
martedì, 5 Marzo 2013

Tennis. E’ il 18 febbraio 2011 ed Anna Chakvetadze sta giocando contro Caroline Wozniacki il match di secondo turno al torneo di Dubai. La danese è la numero uno del mondo, la russa numero 56. E sin da subito, presi così singolarmente, questi numeri producono una stonatura. Perché quei numeri sono la dimostrazione che le cose per Anna Chakvetadze non sono andate come avrebbero dovuto. Quattro anni prima era riuscita ad issarsi fino al quinto gradino del ranking WTA. Quattro anni prima non erano in pochi a definirla la potenziale numero del domani. Poi ha iniziato a girarle tutto storto. Però sembra in ripresa, o forse è solo una speranza, un’illusione, un’osservazione poco obiettiva. La stagione è appena iniziata ed ha già rimediato due sconfitte al primo turno ed una al secondo; ed ora a Dubai ha perso il primo set 6-1 in appena trenta minuti. Però nel secondo set è in vantaggio 5-3, e che tennis sta giocando! Le palline che le partono dal diritto come saette, mentre il rovescio, così fluido, che trova gli angoli con una naturalezza disarmante. Finché, all’improvviso, il crollo. E non tennistico, molto peggio, fisico. Anna Chakvetadze cade sul cemento del Avation Club” di Dubai; svenuta. Era necessario un evento tanto drammatico per accorgersi di quanto fosse magra, del pallore del suo volto reso ancora più cereo delle occhiaie profonde? Accorre un medico, le misura le pulsazioni alla carotide e le effettua un semplicissimo test neurologico; muove lentamente davanti agli occhi di Anna un dito che lei dovrebbe seguire. Non ci riesce. Il ritiro è inevitabile. Il rapporto ufficiale ritiene responsabile del collasso un virus intestinale, segnalato dalla stessa giocatrice russa prima dell’inizio del torneo.

Per prevenzione Anna Chakvetadze non scende in campo a Doha ma, nemmeno un mese dopo, il 13 marzo durante il secondo turno di Indian Wells la scena si ripete. La Chakvetadze non si regge in piedi, ha le vertigini, senso di nausea. Anna viene portata in ospedale. La diagnosi è di quelle che lasciano poco, e insieme molto, spazio all’immaginazione: sincope neurocardiogena. I medici raccomandano riposo assoluto. La tennista russa segue il consiglio e rientra in campo a Stoccarda. Gli organizzatori non le vanno incontro, la Chakvetadze affronta il tabellone di qualificazione, lo supera ma, al primo turno gli stessi sintomi che l’avevano bloccata a Dubai e ad Indian Wells si manifestano nuovamente in tutta la loro sgradevolezza.

Cos’è dunque questa misteriosa sincope neurocardiogena? Nulla di propriamente grave o maligno nel senso stretto del termine. Si tratta di una perdita di coscienza temporanea, che non sfocia mai in uno svenimento prolungato, a cui si associa una rapida diminuzione della pressione arteriosa, seguita dal rallentamento della frequenza cardiaca. Impossibile individuare una causa a cui imputare l’origine del malore: può essere il caldo, può essere l’affaticamento fisico, quanto lo stress mentale. La sola cosa certa è che insieme a una serie infinita di dubbi, di ipotesi, di aspettative, di rimpianti e nostalgie, si è dissolta anche Anna Chakvetadze.

Anna Chakvetadze è nata il 5 marzo del 1987. E’ la madre, Natalia, a portarla su un campo da tennis per la prima volta. All’epoca Anna aveva otto anni ma, pur dimostrando sin da subito una spiccata predisposizione al ‘nobil gioco’, un po’ per via del fisico gracilino, un po’ perché i genitori sono contrari anche solo all’idea che la figlia possa essere sacrificata sull’altare dei ‘bambini prodigio’; non cerca di bruciare le tappe. Certo, esordisce nel circuito ITF appena quattordicenne e due anni dopo raggiunge la finale di Wimbledon juniores; ma non è lei la russa su cui si posano i riflettori del grande tennis; nel 2004 è la sua coetanea, Maria Sharapova, a vincere Wimbledon e, sempre nello stesso anno, è Svetlana Kuznetsova a conquistare gli US Open. La carriera di Anna procede a piccoli passi, senza trascurare nulla, ne’ il pianoforte, per cui dimostra un talento pari al tennis, ne’ la scuola, dove ammette di primeggiare senza il minimo sforzo grazie ad una “notevole memoria fotografica”.

E così, mentre Sharapova e Kuznetsova scalano le classifiche, Anna Chakvetadze, una sorta di ‘oggetto misteriosoche accarezza i tasti del pianoforte con la stessa grazia con cui colpisce una pallina da tennis, chiude il 2004 al 91° posto del ranking ed un successo sulla campionessa del Roland Garros, Anastasija Myskina. Nella stagione successiva Anna partecipa a pochi tornei ma mirati in cui, anche quando esce ai primi turni, è per mano di tenniste del calibro di Elena Dementieva, contro cui perde sia agli Australian che al terzo turno degli US Open dove si arrende 7-6 al terzo; Kim Clijsters, che la sconfigge ad Indian Wells; Venus Williams, che la ferma ad Istanbul; Maria Sharapova, che la batte al Roland Garros; Jelena Jankovic, che dopo aver perso ad Indian Wells si vendica a Wimbledon; e Lindsay Davenport, che le sbarra la strada a Cincinnati.

Partita come numero 33 del mondo, agli Australian Open la Chakvetadze si ritrova chiusa da un primo turno proibitivo che la vede opposta a Dinara Safina. Se la Ivanovic e la Myskina la fermano rispettivamente al secondo turno di Indian Wells ed agli ottavi di Miami; sulla terra battuta di Varsavia Anna sconfigge Jankovic, Hantuchova e Ivanovic, prima di cedere in semifinale a Svetlana Kuznetsova. Sia al Roland Garros che a Wimbledon la moscovita si scontra contro due tabelloni proibitivi: in terra francese cozza al secondo turno contro Na Li, sull’erba londinese è piegata da Justine Henin. E’ il cemento americano a riservare importanti soddisfazioni alla russa: a San Diego fa fuori la Petrova e la Ivanovic prima di perdere nei quarti; ed a Montreal si arrende in semifinale alla Hingis. Raggiunti gli ottavi agli US Open; la sorte le sorride al torneo di Canton dove approfitta del ritiro della Jankovic in semifinale per poi superare in finale la spagnola Anabel Medina Garrigues; conquistando così il suo primo titolo WTA. Anna si presenta al torneo di casa, a Mosca, in forma smagliante: annienta al primo turno la Safina, supera la resistenza di Francesca Schiavone, approfitta del forfait della Sharapova ed in semifinale prevale in tre set su Elena Dementieva. Giunta all’ultimo atto, affronta Nadia Petrova e, contraddicendo per l’ennesima volta ogni pronostico, gioca un match tatticamente impeccabile ed ha la meglio sulla connazionale per 6-4 6-4. Questo successo le consente di chiudere l’anno come numero 13 del mondo ma nuove sfide la attendono all’orizzonte, non ultima l’Università: Anna si iscrive infatti alla facoltà di psicologia.

E’ una crescita continua quella di Anna Chakvetadze che, a inizio 2007, dopo aver vinto il torneo di Hobart, raggiunge i quarti agli Australian Open dove cede 7-6 7-5 a Maria Sharapova. I quarti al ‘GDF Suez’ di Parigi e la semifinale ad Anversa, dove in entrambe le occasioni perde dalla Mauresmo, precedono la semifinale di Miami dove sconfigge Na Li prima di soccombere alla Henin. L’ingresso tra le top ten è impreziosito dai quarti raggiunti al Roland Garros, quando le sue gentili geometrie vengono cancellate dalla potenza dirompente di Maria Sharapova. Anna vince sull’erba di Hertogenbosch, in finale sulla Jankovic, mentre a Wimbledon, si ferma al terzo turno dove viene recuperata e sconfitta dalla Krajicek. Anna Chakvetadze si riscatta raggiungendo la semifinale a San Diego, dove di nuovo si arrende alla Sharapova dopo aver sconfitto Venus Williams, e conquistando i prestigiosi tornei di Cincinnati e Stanford. Le semifinali agli US Open ed al Master, dove cede a Kuznetsova e Sharapova, nonché il trionfo in Federation Cup sigillano una stagione straordinaria che la vede toccare il suo best ranking; il numero 5.

Sono le quattro di mattina del 19 dicembre quando un gruppo armato formato da sei individui, fa irruzione nella villa della famiglia Chakvetadze. Sono ore di paura per Anna, i suoi genitori ed il fratellino Roman, di nove anni. Anna, papà Jamal e mamma Natalia vengono legati, l’uomo persino picchiato e, sotto alla minaccia di una pistola, vengono spinti a dar loro il denaro ed i valori, per un totale di circa cinque milioni di rubli. Anna, che non ha mai voluto rilasciare alcuna dichiarazione inerente all’aggressione subisce un vero e proprio shock psicologico che, oltre a spingerla a decimare la sua partecipazioni ai tornei, le impedisce di esprimere il suo miglior tennis ogni qualvolta scende in campo eccezion fatta al indoor di Parigi in cui elimina Amelie Mauresmo e Marion Bartoli prima di battere in finale Agnes Szavay e a New Haven dove perde in finale contro Caroline Wozniacki. Una stagione traballante a cui segue un 2009 terrificante, caratterizzato da tremende delusioni, culminanti con il primo turno sia a Wimbledon che al Roland Garros.

E’ abituata a pretendere il massimo da se’ stessa, la splendida Anna. Per lei il fallimento è inconcepibile, nel tennis, come in qualsiasi cosa decida di fare. Decide così di rimettersi in gioco e per farlo deve ripartire dal basso. Lo fa a modo suo; vincendo prima il torneo di Portorose, dove batte in finale la svedese Johanna Larsson con il punteggio di 6-1, 6-2; poi l’ITF del Bronx sull’ottima Arvidsson. I segnali di ripresa sono sempre più evidenti quando raggiunge la semifinale a Copenaghen dove lotta fino all’ultimo contro Caroline Wozniacki. Ed invece, la sfortuna pare essersi accanita contro Anna che per l’intero 2011 deve lottare contro i problemi di salute che ne limitano il rendimento e la presenza nel circuito. Segue quindi la candidatura al Parlamento russo, dove si presenta per via dell’interessamento del movimento della destra liberista “Russa’s Right Cause”; finanziato dal magnate Mikhail Prokhorov. Un’esperienza, più che un reale desiderio di entrare in politica, perché intanto  torna ad allenarsi con Cristian Kordasz e Jorge Repetto, rispettivamente il coach ed il preparatore atletico che nel 2007 l’avevano lanciata nell’Olimpo del tennis. Il 2012 però si rivela un ecatombe: Anna gioca sempre meno e sempre peggio e l’ultima apparizione risale a settembre, al torneo di Tashkent, in Uzbekistan, dove perde agli ottavi contro Galina Voskoboeva. Nel frattempo è precipitata al 274° gradino del ranking.

David Foster Wallace ha sostenuto che veder giocare Roger Federer sia un’esperienza religiosa. Metto subito le mani avanti: lungi da me accostare un uomo che ha infranto praticamente qualsiasi record contro cui un tennista si poteva imbattere con la Chakvetadze, che ha vinto otto titoli WTA ed il cui apice in termini di classifica ha coinciso con un quinto posto. Sarebbe un eresia; e poi no, veder giocare Anna Chakvetadze non era (e non è, ammesso si riaffacci mai sul circuito) un’esperienza religiosa. Eppure Anna Chakvetadze celava in se’ qualcosa di mistico, quasi scendesse sul terreno di gioco con la stessa signorilità con la quale si sarebbe potuta esibire in un concerto per pianoforte al teatroLa Fenicedi Venezia. Perché insieme al suo tennis così elegante, così preciso, così aureo dal quanto era levigato, pulito; scendeva in campo lei, Anna, talmente silenziosa, talmente educatadi una bellezza al limite del monacale da rendere un banale campo da tennis un luogo ascetico.

In questo tennis che tutto macina a velocità supersonica il nome di Anna Chakvetadze è destinato a cadere nel dimenticatoio. Un nome che, a chi si è avvicinato da poco tempo al tennis, non dice proprio nulla. Un nome che, per chi l’ha vista giocare e l’ha ammirata, provoca una stretta al cuore. Le parole che William Shakespeare fa pronunciare ad un suo personaggio in “Molto rumore per nulla”, possono, in parte, renderne l’idea. “Noi non apprezziamo il valore di ciò che abbiamo mentre lo godiamo; ma quando ci manca o lo abbiamo perduto, allora ne spremiamo il valore”. Il valore di Anna Chakvetadze era talmente elevato che, chi l’ha amata, si ciba ancora del suo ricordo. Nella speranza, nell’illusione, di un suo ritorno.


3 Commenti per “ANNA CHAKVETADZE: LA PIANISTA PERDUTA”


  1. luigi ha detto:

    grandissima indimenticabile e bellissima

  2. luigi ha detto:

    grandissima indimenticabilee bellissima

  3. giorgio ha detto:

    bellissimo (e tristissimo) articolo, ho seguito Anna per qualche tempo (in quanto dello stesso anno di Sara) come tutte le altre ’87 e devo dire in effetti che emanava un certo non so che di ascetico e distaccato
    giocò contro Sara a Portorose (dove vinse) e l’anno dopo ad Hobart (dove perse)

    sfortunatissima storia della quale mi dispiaccio, e che fa riflettere sul filo sottilissimo al quale sono appesi gli eventi della vita


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