ANTIDOPING. IL PROGRAMMA DELLA ITF

Sono tanti i tennisti che, quando interpellati, ripetono quanto sia difficile sfuggire ai controlli antidoping. Il perché è da rintracciare nel cosiddetto TADP, il Tennis Anti Doping Programme.
mercoledì, 9 Marzo 2016

TENNIS – I tennisti sono quasi tutti concordi nel dire quanto sia difficile assumere sostanze dopanti senza che la Federazione internazionale se ne accorga. Esiste in effetti un programma unificato di regole chiare che la ITF si è data in collaborazione con Atp e Wta. Si chiama Tennis Anti Doping Programme (TADP) ed è assolutamente compatibile con i dettami del Codice mondiale antidoping redatto dalla Wada, l’Agenzia mondiale anti doping. In esso sono contenute tutte le norme che i tennisti e le tenniste devono seguire per evitare quanto successo, ad esempio, a Maria Sharapova negli ultimi giorni.

Tutti i firmatari del Tadp devono necessariamente aderire a una serie di standard internazionali fissati dalla Wada. Uno di questi, quello in assoluto più decantato dai giornali e dai media tutti, è il famigerato elenco di sostanze e metodi di somministrazione vietati agli atleti.

La seconda fase del programma è quella che prevede la raccolta e l’analisi delle urine dei tennisti. Nel 2015 sono stati raccolti ben 4.443 campioni, 2.514 per gli uomini e 1.119 per le donne. Inoltre, 2.256 campioni sono stati raccolti durante tornei di tennis, mentre 2.177 in altri momenti della stagione. A essi si aggiungono anche 2.002 campioni di sangue raccolti e analizzati durante l’anno. I controllori, cioè le persone fisiche preposte alla raccolta dei campioni hanno devono necessariamente seguire una prassi che è la stessa Wada a delineare. Tutti i campioni sono divisi in due parti (A e B) che vengono inviate a uno dei 33 laboratori accreditati dalla Wada.

Inizialmente viene preso in considerazione il campione A. Se in un campione di analisi viene rilevata la presenza di una delle sostanze proibite, i documenti relativi alla raccolta, alla conservazione, al trasporto e all’analisi vengono inviati a un Review Board indipendente. Questo organo ha il compito di valutare se il protocollo è stato seguito correttamente. In tal caso il giocatore che ha fornito il campione di urine viene convocato.

È questa la fase in cui al tennista viene di fatto notificata la violazione delle regole antidoping. Ma si tratta di una violazione presunta. Il giocatore può negare o ammettere l’accusa. Nel primo caso si procede con le controanalisi, previa una sospensione provvisoria imposta al tennista. È qui che entra in gioco il campione B prima descritto e l’atleta può assistere alle nuove analisi. Se esse confermano il responso del campione A allora si procede alla squalifica che decorrerà da una specifica data. Se, invece, il nuovo responso è negativo allora l’intero test è considerato negativo e quindi nullo. L’intero procedimento viene congelato e l’atleta non viene squalificato.

Nel caso in cui il tennista non chieda le controanalisi, ammette tacitamente l’uso di sostanze dopanti e quindi la squalifica scatta in maniera automatica.

Ci sono poi le cosiddette audizioni. Una volta che il procedimento è stato avviato e il tennista in questione è stato avvisato, si costituisce un tribunale indipendente costituito solitamente da un giudice, da esperti medici e scientifici e da altri due membri esperti in materia. Inizialmente si procede con un briefing in cui accusa e difesa presentano la propria documentazione. Successivamente comincia un vero e proprio dibattimento in cui si chiamano testimoni e si fanno deposizioni e interrogatori. Circa due settimane dopo viene pubblicata la sentenza. Tutte le decisioni e le motivazioni sono pubblicate sul sito ITF. Mentre per le sanzioni si fa riferimento all’articolo 10 del Tadp.

Ad ogni modo, i giocatori, la Wada, la ITF hanno diritto di fare ricorso presso il Tribunale Arbitrale dello Sport, il tante volte citato Tas di Losanna. Ogni decisione del Tas è inappellabile.

Persistono comunque dei limiti entro i quali i giocatori possono muoversi. Infatti possono fare esplicite richieste per l’uso di farmaci particolari. Un TUE (trattamento per uso terapeutico) di un medicinale concede un permesso temporaneo al tennista, il quale può assumere la sostanza proibita per la cura di particolari infortuni o patologie. Ogni anno vengono concessi circa cinquanta TUE.


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