BANDIERA TRICOLORE GIÀ A MEZZ’ASTA

Il plotone degli azzurri è costretto ad una bruciante ritirata già nel corso della prima giornata. Cipolla, Fognini, Bolelli e Lorenzi perdono infatti i rispettivi primi turni. Ora non ci resta che sperare in Andreas Seppi, l’unico in grado di risollevare le sorti della spedizione italiana da un’ecatombe
lunedì, 14 Gennaio 2013

Tennis. Tra la notte e le prime luci dell’alba, quattro dei nostri sei rappresentanti maschili erano alle prese con la loro partita d’esordio agli attesissimi Australian Open (30.000.000 £, Hard), che hanno aperto ufficialmente i battenti proprio oggi. Fatta eccezione per Andreas Seppi – il quale, grazie alla splendida stagione disputata nel 2012, ha potuto presentarsi ai nastri di partenza del primo major dell’anno con l’invidiabile testa di serie n. 21 – i restanti cinque italiani in gara non hanno goduto di sorteggi fortunati, alimentando il pessimismo riguardo alle chances di superare indenni i rispettivi primi turni.

F. Cipolla VS M. Kamke. In base al programma odierno, l’italiano deputato a rompere il ghiaccio era Flavio Cipolla, opposto al teutonico Tobias Kamke, accreditato della 90sima casella mondiale. Nonostante i face to face tra questi due tennisti non fossero incoraggianti per il romano – che aveva perso 3 degli ultimi 4 confronti con il tedesco (due dei quali proprio sul duro) – i pronostici della vigilia erano molto aperti. D’altronde, il nostro portabandiera, con il suo gioco caratterizzato da continue variazioni e repentine sortite a rete, aveva al suo arco tutti gli strumenti idonei a fare breccia nel tennis del suo avversario, più fisico e potente. Purtroppo, il risultato non darà ragione a coloro che vaticinavano una possibile vittoria di Cipolla. Lo score finale reciterà 6-1 6-1 6-4, in 1h e 59 min. di partita. Sorvolando sulla prima e terza frazione di gioco, in cui, dato il parziale nettamente a favore di Kamke, è evidente che il romano sia incappato nei suoi atavici problemi al servizio, è doveroso segnalare che, nel secondo set di gioco, l’italiano ha avuto dalla sua diverse possibilità per riaprire il match. Infatti, grazie ad un break operato nel quarto game, si portava fino a condurre per 4 a 1. Ma, sul 4-2 e servizio in favore dell’azzurro, scialacquava malamente tre occasioni per portarsi sul 5-2, buttando alle ortiche la possibilità di mettere una seria ipoteca sulla seconda frazione. Scampato il pericolo di trovarsi sotto di 3 giochi, il teutonico teneva il suo turno di battuta, pareggiando i conti (4-4) e, nel game  successivo, soffiava il servizio al suo rivale, andando così a servire per il set. Superfluo anche solo segnalare che, sul 5-4 e battuta in suo favore, il tedesco teneva agilmente il servizio, portandosi così a condurre per due set a 0. A quel punto, l’incontro era praticamente terminato. La terza e decisiva frazione di gioco si rivelava infatti una di quelle formalità da sbrigare in totale surplace o, ancor meglio, il classico allenamento da far tornare utile per gli incontri a venire.  

S. Bolelli VS J. Janowicz. Decisamente più impegnativo il match di Simone Bolelli, che era avversato all’autentica rivelazione dell’annata appena trascorsa, Jerzy Janowicz, n. 26 del ranking Atp. Lo ‘scorpione di Lodz’ si è fatto conoscere al grande pubblico lo scorso autunno, grazie alla sorprendente cavalcata di cui si è reso protagonista nel corso dell’Atp 1000 di Parigi-Bercy. Il giovane polacco, in quell’occasione, oltre a fare incetta di scalpi illustri, ha strabiliato la platea transalpina con un tennis atipico per uno dal fisico allampanato come il suo. Non solo un servizio deflagrante e un dritto esplosivo, ma anche ottima agilità negli spostamenti laterali e apprezzabili doti nei tocchi di volo. Se poi si considera anche che l’ultimo precedente tra l’emiliano e il suo rivale di giornata (il primo turno di Wimbledon edizione 2012), aveva visto il primo uscire sconfitto in quattro set, ecco che ogni aspettativa ottimistica sulla partita odierna risultava quantomeno azzardata. A meno che non si volesse fare leva sull’incoraggiante inizio d’anno di cui è stato interprete il nostro Simone, che, nel ricco torneo di Doha, si è spinto sino ai quarti di finale, prima di farsi ipnotizzare dal celebre gioco offensivo del russo Nicolay Davydenko. Tuttavia, neanche quest’incontro ha regalato buone notizie all’Italtennis. Il gigante polacco si è infatti imposto sull’azzurro con lo score di 5-7 4-6 3-6, in 2 h e 15 min. di gioco. Dei tre parziali, quello più ricco di spunti è stato, senza ombra di dubbio, il primo. Il nativo di Budrio ha dato infatti l’impressione di poter far partita pari con il suo più illustre avversario. Anzi, ad essere onesti, Simone ha dato vita ad un inizio di partita fulminante, portandosi, in un batter di ciglia, sul 3-0 in suo favore. Ma, nel quarto game, quando è arrivato il momento di dare la sterzata decisiva alla prima frazione, l’emiliano falliva malamente due facili palle break in suo favore. Stessa incapacità di massimizzare le occasioni che un Janowicz un po’ contratto gli ha concesso ad inizio contesa, la si registrava poi anche nel decimo gioco, quando Bolelli dilapidava, imperdonabilmente, la bellezza di due palle set, prima di subire il rientro del polacco, che avrebbe poi fatto proprio il primo set. Superato senza conseguenze l’impasse iniziale, nelle due frazioni successive, il n. 26 al mondo saliva letteralmente in cattedra, concedendo poco o nulla al nostro portacolori, che non riusciva più a comandare le operazioni, ma era anzi costretto a giocare perennemente in difesa, come dimostrato, inequivocabilmente, dalla posizione tenuta in campo durante tutto il corso del secondo e terzo parziale della partita (2 metri fuori dal campo).

F. Fognini VS R. Bautista Agut. Alle 9.00 ora italiana, e’ stato il turno, oltre che di Simone Bolelli, anche del nostro n. 2, Fabio Fognini, alle prese con Roberto Bautista Agut. Se si tiene in buona considerazione la cronica alternanza di prestazioni di Fabio – capace un giorno di battere atleti molto più blasonati di lui e il successivo di soccombere malamente a giocatori di pedigree alquanto mediocree se si considera, altresì, che il tennista iberico, solo due settimane orsono, è stato artefice di uno scoppiettante torneo di Chennai ( ricordiamo che è arrivato fino in finale, battendo, tra gli altri, anche un top ten come Tomas Berdych), è intuitivo comprendere l’enorme difficoltà dei bookmakers ad eleggere un favorito all’incontro odierno. Ad ogni buon conto, prima che il campo decretasse il suo insindacabile verdetto, è doveroso evidenziare che i tifosi al seguito del ligure confidavano nell’incontrovertibilità di due dati: i precedenti, tutti disputati su superficie hard e favorevoli all’italiano, e la migliore classifica vantata dal natio di Arma di Taggia. Il match del nostro n. 2 è stato, fra quelli della truppa italiana, probabilmente il più combattuto. Le sorti dell’incontro si sono decise infatti solo al 5 set. Purtroppo, a spuntarla, è stato lo spagnolo, che ha approfittato del crollo psico-fisico del suo avversario. 0-6 6-2 4-6 6-3 1-6 il punteggio finale. Non c’è bisogno di essere fini osservatori per comprendere che anche la partita disputata oggi da Fognini si inserisce, a buon diritto, nel solco di una carriera segnata, fin dagli esordi,  da un rendimento schizofrenico. Il match odierno è infatti l’ennesimo manifesto di un tennis – il suo – tremendamente altalenante. Qualora fossero vissuti nella stessa epoca, non c’è dubbio che Robert Louis Stevenson si sarebbe ispirato a lui per il suo romanzo più illustre, ‘Lo strano caso del Dottor Jekyll e del signor Hyde’. Infatti, se la partita odierna potesse essere una trasposizione di questa meravigliosa opera, il nostro portabandiera sarebbe stato ‘Hyde’ nella prima e ultima frazione di gioco; ‘’Dr Jekyll’ nelle fasi centrali del match. Superfluo riportare la cronica analitica dell’incontro odierno, diciamo solo che Fabio, dopo aver vinto il 4 set ed essersi riportato in piena corsa per vincere la contesa, nell’ultima e decisiva frazione di gioco è sparito improvvisamente dalla partita, facendosi breakkare a più riprese. E’ maturata così la sua quinta dipartita al primo turno in sei partecipazioni agli Australian Open.

P. Lorenzi VS K. Anderson. A chiudere la giornata degli italiani, altro incontro decisamente proibitivo, ossia quello tra Paolo Lorenzi e Kevin Anderson, il quale, tra i tennisti fuori dall’eletta rosa delle teste di serie, era senza dubbio uno degli atleti più insidiosi che la sorte poteva riservare all’attuale n. 59 al mondo. Il sudafricano, che fa del servizio la sua principale arma vincente, si è imbattuto solo una volta nel nostro portacolori, facendo agevolmente proprio l’incontro (Atlanta 2012, Hard). Tuttavia, prima di questo appuntamento, ciò che spaventava i simpatizzati del romano non era tanto il precedente appena rammentato, quanto la considerazione che, sul duro, le 20 posizioni che separano i due giocatori non rispecchiano gli effettivi valori in campo. L’impressione della vigilia era infatti che, nonostante le buone prestazioni mostrate da Lorenzi sul cemento di Doha, Anderson fosse di gran lunga più a suo agio del suo avversario su superfici hard. Diciamo subito che le sensazioni pre-match, pur tardando più del previsto a trovare conferma sul campo, si sono alla fine rivelate attendibili. Infatti, l’incontro del nostro azzurro si è virtualmente concluso al tie-break del secondo set, vinto dal sudafricano con il punteggio di 7 a 3, dopo che l’italiano era riuscito a far propria la prima frazione di gioco. Qualora il romano non si fosse lasciata sfuggire l’occasione di conquistare anche il secondo parziale, approfittando di un avversario che, almeno oggi, non ha espresso il suo miglior tennis, probabilmente staremmo commentando un altro risultato. Ma non è andata così. Vinto il secondo set alla lotteria del tie-break, Anderson ha fatto sue pure la terza e quarta frazione di gioco. 3-6 7-6(3) 6-3 6-4 lo score finale.

AUSTRALIAN OPEN – Primo turno

[1] N Djokovic (SRB) d. P Mathieu (FRA) 62 64 75
[4] D Ferrer (ESP) d. O Rochus (BEL) 63 64 62
[5] T Berdych (CZE) d. M Russell (USA) 63 75 63
[8] J Tipsarevic (SRB) d. L Hewitt (AUS)  76(4) 75 63
[10] N Almagro (ESP) d. S Johnson (USA) 75 67(4) 62 67(8) 62
A Kuznetsov (RUS) d. [11] J Monaco (ARG) 76(3) 61 61
[15] S Wawrinka (SUI) d. C Stebe (GER) 62 64 63
[16] K Nishikori (JPN) d. V Hanescu (ROU) 67(5) 63 61 63
[20] S Querrey (USA) d. D Munoz-De La Nava (ESP) 67(2) 64 62 64
[22] F Verdasco (ESP) d. D Goffin (BEL) 63 36 46 63 64
[23] M Youzhny (RUS) d. M Ebden (AUS) 46 67(0) 62 76(4) 63 – saved 1 M.P.
[24] J Janowicz (POL) d. S Bolelli (ITA) 75 64 63
[26] J Melzer (AUT) d. M Kukushkin (KAZ) 61 61 62
[28] M Baghdatis (CYP) d. A Ramos (ESP) 67(0) 76(4) 64 36 63
[31] R Stepanek (CZE) d. V Troicki (SRB) 57 46 63 63 75
[32] J Benneteau (FRA) d. G Dimitrov (BUL) 64 62 64
T Ito (JPN) d. J Millman (AUS) 46 46 63 60 57
R Bautista Agut (ESP) d. F Fognini (ITA) 60 26 64 36 61
R Harrison (USA) d. S Giraldo (COL) 26 64 75 64
E Donskoy (RUS) d. A Ungur (ROU) 64 64 62
S Devvarman (IND) d. B Phau (GER) 63 62 63
E Roger-Vasselin (FRA) d. R Bemelmans (BEL) 63 67(5) 26 75 11-9
F Lopez (ESP) d. A Brugues-Davi (ESP) 63 62 64
K Anderson (RSA) d. P Lorenzi (ITA) 36 76(3) 63 64
G Rufin (FRA) d. J Reister (GER) 46 76(4) 61 62
X Malisse (BEL) d. P Andujar (ESP) 63 61 62
[LL] T Smyczek (USA) d. I Karlovic (CRO) 64 76(5) 75
B Baker (USA) d. A Bogomolov Jr. (RUS) 76(4) 63 67(0) 36 62
L Lacko (SVK) d. G Muller (LUX) 62 64 76(3)
D Gimeno-Traver (ESP) d. L Kubot (POL) 67(4) 64 60 46 64
C Berlocq (ARG) d. M Authom (BEL) 16 76(5) 76(4) 62
T Kamke (GER) d. F Cipolla (ITA) 61 64 61


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