APPESI AD UNA CORDA (1)

Un tempo accessorio secondario, oggi protagonista del mercato e oggetto di attenzioni quasi maniacali da parte dei big (e non solo). Scopri l’evoluzione delle corde e visualizza l'elenco dei "pro" (DOWNLOAD)
venerdì, 21 Maggio 2010
Roma – C’era una volta, tanto tempo fa, un tennis diverso. Si giocava brandendo racchette in legno pesanti quasi 500 grammi, solitamente ci si vestiva di bianco e la tecnica aveva un’importanza fondamentale al fine del risultato. In quel tipo di tennis le corde erano pressoché un dettaglio. I professionisti ed anche i dilettanti più facoltosi e chic usavano il budello. Agli altri toccava accontentarsi del più umile sintetico, solitamente di scarsa qualità. Sul modello e sulla marca non c’erano grandissime disquisizioni: le corde si montavano, si rompevano, si cambiavano. Una volta…
Le nuove racchette. Tutto mutò con il cambiamento dei materiali delle racchette. Iniziata già nel decennio precedente, la rivoluzione dei materiali usati per la fabbricazione degli attrezzi si affermò prepotentemente negli anni ’80. In quel momento entrarono in gioco le mid-size. Il piatto corde più largo e la diminuzione vertiginosa del peso grazie all’utilizzo della grafite ed altri materiali estremamente leggeri, hanno rappresentato una svolta epocale nel gioco del tennis. E le corde?
La rivoluzione delle corde. Anche le corde, come altri dettagli nel “nuovo” tennis iper-professionistico, furono influenzate da tale sconvolgimento. Il mercato delle corde è decollato a partire dagli anni ’90 quando le case produttrici hanno fiutato le amplissime possibilità che questo prodotto poteva offrire, ed hanno cominciato ad investire in questa direzione. Tale è l’importanza data a questo accessorio che, da quel periodo, molti grandi campioni tra cui Sampras e Agassi, hanno cominciato a farsi seguire da un incordatore personale. Ci sono storie incredibili di questi “poveri cristi” (non nel conto in banca, ovviamente…), costretti ad assecondare le manìe dei loro esigenti datori di lavoro. È risaputo, ad esempio, che Nate Ferguson, lo storico incordatore di Pistol Pete, era costretto a reincordare tutta la dozzina di racchette di Mr 14 Slam, nel caso il 7 volte campione di Wimbledon avvertisse una qualche variazione di umidità nell’aria… Senza arrivare a questi eccessi, invece, è ormai diffusa l’abitudine da parte di tanti top-players che, sulla scia di Ivan Lendl, sostituiscono la racchetta al cambio delle palle per avere a disposizione sempre lo stesso feeling con le corde.
I diversi tipi di corde. Oggi la possibilità di scelta per un tennista è davvero amplissima. Calibro, controllo e potenza, presa delle rotazioni: ognuno, professionista e agonista, può scegliere il tipo di corde più adatto alle proprie caratteristiche di gioco. Per fare un po’ di chiarezza cerchiamo di vedere le tre principali categorie di corde che possiamo trovare sul mercato.
Partiamo dal monofilamento. Considerato il modello più “difficile”, il monofilamento ha una struttura che rende queste corde sintetiche molto resistenti alla rottura ma poco flessibili. Per queste ragioni, ma anche perché hanno notevolissime capacità di controllo e presa delle rotazioni, queste corde sono solitamente usate dai professionisti o comunque da chi ha un braccio molto ben allenato, mentre sono decisamente sconsigliate ai tennisti della domenica. Negli ultimi dieci anni, il monofilamento ha vissuto un vero e proprio boom grazie ad una piccola azienda belga capace di produrne un tipo che, alle consuete caratteristiche di durata e controllo, ha aggiunto potenza e sensibilità. Queste corde sono oggi usate dalla grande maggioranza dei campioni del circuito.
Un discorso diverso merita il multifilamento. La qualità di questo tipo di corde sintetiche è decisamente elevata. Il costo è generalmente superiore al monofilo, ma superiori sono anche la capacità di spinta e soprattutto la sensibilità: sono corde mediamente più “facili” anche se, sempre confrontandole con il monofilo, offrono un minor controllo e si rompono più facilmente. Sono comunque le corde più usate dagli amatori e agli agonisti non troppo allenati.
Per finire abbiamo il vecchio budello naturale, che probabilmente rimane l’armeggio di migliore qualità anche se il meno usato. Grande elasticità e potenza, sensibilità straordinaria così come la tenuta della tensione, il budello ha due controindicazioni non da poco: costa molto e si rompe facilmente.
Le preferenze dei big. Sono pochi i professionisti che oggi optano per il budello naturale (mi viene in mente il francese Llodra). La stragrande maggioranza dei giocatori, invece, per cercare di prendere il meglio dalle caratteristiche delle varie tipologie, sceglie l’incordatura ibrida, l’utilizzo combinato di due tipi di armeggio dalle diverse caratteristiche, sulle corde verticali e su quelle orizzontali. Solitamente la corda con maggior potenza (magari un budello) si monta sulle orizzontali, quella con più controllo (magari un monofilamento di ultima generazione) su quelle verticali. Ma su questo punto la fantasia dei tennisti si è davvero sbizzarrita. La palma dell’incordatura più strana, la merita forse Agassi. L’ex kid di Las Vegas, infatti, costringeva il suo vecchio incordatore, Lay Schweid, a montare un monofilamento sulle verticali, tranne che la prima corda, che voleva in budello come le orizzontali…
La corda giusta per tutti. I comuni mortali come i tennisti del circuito, però, oltre a tener conto dei diversi tipi di corde citati in precedenza, devono prendere in considerazione anche altri parametri per scegliere la corda più adatta. Almeno altri due sono fondamentali. Il calibro e la tensione. Il calibro è il diametro della corda. Un calibro più sottile (1.20-1.25) è garanzia di maggiore potenza e sensibilità ma minor controllo e durata rispetto ad uno più spesso (1.40). I professionisti, che tirano fortissimo, oscillano in media tra 1.25-1.30 a seconda anche delle loro caratteristiche tecniche e dalla superficie su cui gareggiano. Chi gioca arrotato da fondocampo alzerà un po’ il calibro, chi invece è in possesso di un tennis completo a tutto campo lo diminuirà. Molto dipende anche dal materiale più o meno rigido con cui sono costruite le corde: il kevlar, ad esempio, è la fibra più rigida.
Anche la tensione delle ha un’importanza fondamentale. Fino a qualche anno fa i professionisti “tiravano” molto la loro incordatura, oltre i 30 kg. Oggi, con queste nuove corde monofilamento che offrono un grande controllo, la tensione media è scesa notevolmente. Federer, per esempio, tira generalmente a 26 kg le orizzontali e a 25 le verticali. Come regola generale, comunque, gli esperti consigliano che, quando si necessita di maggiore potenza si deve diminuire la tensione delle corde, quando si ha invece un braccio molto allenato e si ha bisogno di maggior controllo si deve aumentare.
Si ringrazia Gianni Bartoni per la collaborazione alla stesura dell’articolo.
Nel link la lista delle racchette e delle corde usate dai professionisti dei circuiti Atp e Wta

Visualizza elenco racchette e corde


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