ATP 2013: UN REGNO DIVISO TRA DJOKOVIC E NADAL

TENNIS - La stagione 2013 incorona Rafael Nadal numero uno del mondo, forte di dieci titoli tra cui il Roland Garros e gli US Open. Grande inizio e finale di stagione per Novak Djokovic che chiude con sette sigilli tra cui spiccano gli Australian Open e il Master. Memorabile successo di Andy Murray a Wimbledon.
martedì, 3 Dicembre 2013

Per quanto riguarda il circuito ATP, la stagione 2013 si è inchinata al cospetto del portentoso ritorno di Rafael Nadal, che ha chiuso la stagione come numero uno del mondo conquistando dieci tornei tra cui due prove del Grande Slam, il Roland Garros e gli US Open; e cinque Master 1000, Indian Wells, Madrid, Roma, Montreal e Cincinnati. Un’avanzata, quella dello spagnolo, che si è abbattuta sul regno di Novak Djokovic; che dopo i trionfi agli Australian Open, a Dubai e a Montecarlo, si è visto prevaricare per poi gravare a sua volta sull’impero tintosi di colori giallo oro spadroneggiando a Pechino, Shanghai, Parigi-Bercy ed al Master. Tra i due litiganti, almeno fino a inizio luglio, è riuscito ad insinuarsi Andy Murray, finalista a Melbourne ma Re a Wimbledon, a Miami, al Queens e a Brisbane. Non ha il sangue blu dei grandi campioni, ma lotta e resiste alla grande David Ferrer; numero tre del mondo a trentuno anni, finalista in ben nove eventi, tra cui i French Open, seppure riesce a sorridere solo in due circostanze. Se il recupero ad altissimi livelli di gioco e di classifica di Juan Martin Del Potro, numero cinque nel ranking e quattro titoli; se il (ri)sbocciare di Richard Gasquet, nuovo numero uno di Francia e principe di bel tennis dal Qatar alla Russia al suolo amico, e di Stanislas Wawrinka, finalmente uscito dalla cappa soffocante che risponde al nome di Roger Federer, hanno coinciso con le cadute di quest’ultimo, il Semidio elvetico, e Jo-Wilfried Tsonga, con la stasi di Tomas Berdych, con la rinascita di Tommy Haas e Tommy Robredo; restano avvolte in un velo di incertezza le, diciamo così, “nuove” leve, da Grigor Dimitrov a Jerzy Janowicz, fino ad arrivare a Bernard Tomic; con l’eccezione di Milos Raonic, unico nativo negli anni ’90 top 20 ed a ridosso dei primi dieci.

Ma ripercorriamo l’anno torneo per torneo. Mentre a Brisbane Andy Murray lancia un segnale positivo in previsione dello Slam australiano superando Grigor Dimitrov, a Doha Richard Gasquet ha ragione su Nikolay Davydenko e a Chennai vince Janko Tipsarevic. Il 12 gennaio si compie invece la prima volta di Bernard Tomic. Nato a Stoccarda nel 1992 da genitori croati, ma trasferitosi in Australia ad appena tre anni, ex campioncino juniores sia a Melbourne che a New York, dopo una manciata di annate non all’altezza delle aspettative in lui riposte, Tomic vince l’ATP 250 di Sydney battendo in finale il sudafricano Kevin Anderson. Chi confidava in una definitiva maturazione sarà ben presto smentito e, si si esclude un ottavo di finale agguantato a Wimbledon, il 2013 di Tomic sarà una batosta più o meno continua. Chi invece parte bene per poi continuare a macinare chilometri e punti per l’intera stagione, è David Ferrer. Lo spagnolo fa la voce grossa ad Aukland, dove vince per per la quarta volta in carriera e, tempo poco più di un mese, coglierà il suo ventesimo titolo assoluto sulla terra battuta di Buenos Aires, per poi impantanarsi in ben sette finali perse. Nel primo Slam del 2013 si conferma padrone di casa per il terzo anno consecutivo, il quarto in totale, il numero uno del mondo Novak Djokovic. Uscito vincitore agli ottavi da una spettacolare maratona contro Stanislas Wawrinka, il serbo ha quindi messo in riga Tomas Berdych, David Ferrer e Andy Murray.

Se a inizio febbraio Richard Gasquet e Marin Cilic sono profeti in patria, rispettivamente a Montpellier e Zagabria, sulla terra rossa di Vina del Mar si rivede, dopo sette mesi di assenza, Rafael Nadal. In Cile Rafa si piega in finale ad Horacio Zeballos ma, la settimana dopo, a San Paolo, è già tempo di vittoria. Parallelamente Juan Martin Del Potro ha la meglio all’ATP 500 di Rotterdam, dove in finale regola Julien Benneteau; così come a San José Milos Raonic concede il tris. La settimana dopo a Memphis sventola la bandiera nipponica grazie a Kei Nishikori e, quella dopo ancora, a Delray Beach tutti si inchinano a “cavallo pazzo” Ernests Gulbis. Sul cemento indoor di Marsiglia Jo Wilfried Tsonga espone invece il cartellino rosso a Tomas Berdych, intascandosi così quello che si rivelerà essere l’unico titolo stagionale.

Dopo aver fatto lo sgambetto a Roger Federer in quel di Dubai, Tomas Berdych deve nuovamente piegarsi all’ultimo atto, questa volta per mano di Novak Djokovic. Nel frattempo continua la risalita di Rafael Nadal: questa volta l’ispanico urla la sua gioia ad Acapulco. Un dominio destinato a limitarsi alla terra rossa? Nemmeno per sogno. A Indian Wells, se il redivivo Tommy Haas dà una lezione a Novak Djokoivc, un sempre più “centrato” Nadal non lascia scampo a Roger Federer, Tomas Berdych e Juan Martin Del Potro andando così a riporre in bacheca uno dei pochi trofei che gli mancavano. Per non affaticare troppo il ginocchio malandato, Rafa non si presenta a Miami, lasciando campo libero a Andy Murray, impeccabile nello sconfiggere in finale un ingenuo David Ferrer, reo di avere interrotto il gioco sul match point in proprio favore chiedendo un “hawk-eye” che, si rende subito conto, gli sarà fatale.

La stagione su terra prosegue con gli ATP 250 di Casablanca ed Houston, arpionati dal rinato Tommy Robredo e da John Isner. A Montecarlo Novak Djokoivc mette poi in atto un piccolocolpo di Stato” ai danni di Rafa Nadal che, dopo otto successi consecutivi, si vede sfilare la corona. Lo spagnolo si rimette subito in carreggiata a Barcellona, per poi allungare la sua striscia positiva anche nei Master 1000 di Madrid e Roma. Ma facciamo un passo indietro perché di pari passo alla marcia di Rafa; avviene la distribuzione dei titoli di Bucarest, andato a Lukas Rosol; di Estoril, finito nelle casse di Stanislas Wawrinka; di Monaco, dove Tommy Haas primeggia sul connazionale Philipp Kohlschreiber; di Dusseldorf, di proprietà di Juan Monaco; e di Nizza dove il trentatreenne Albert Montanes si prende un trofeo dopo tre anni di digiuno. Finché al Roland Garros, una sorta di “Campionati Spagnoli di Francia”, Rafael Nadal, sempre più simile a un Achille moderno il cui punto debole rimane il ginocchio anziché il tallone, sopravvive a quattro ore e trentasette minuti di maratona contro Novak Djokovic e, dopo aver migliorato il record di Borg, riesce nell’impresa di battere pure se’ stesso mettendo a segno l’ottavo sigillo.

I tornei in preparazione ai Championships vedono il mancino di Toledo, Feliciano Lopez, librarsi sull’erba di Eastbourne; Nicolas Mahut afferrare il suo primo titolo ATP a Hertogenbosch; Andy Murray concludere positivamente le “prove generali” al Queens e Roger Federer richiamare a gran voce l’attenzione su di se’ ad Halle. Finché, finalmente Wimbledon. Eppure, così come le ipotesi di un Nadal pronto alla tripletta si dimostrano improponibili sin dal match di esordio, anche le speranze di vedere il Semidio elvetico nuovamente Re sul ‘Centre Court’ si spezzano al secondo turno. I riflettori si posano su Jerzy Janowicz che riesce ad issarsi fino alle semifinali, su Juan Martin Del Potro, placato al penultimo atto da Nole Djokovic, nonché sul serbo stesso, il quale, giunto in finale, deve però cedere la scena al beniamino di casa, Andy Murray. Il 7 luglio lo scozzese diventa così più che mai inglese, vincendo Wimbledon e infrangendo la maledizione che gravava da 77 anni sui giocatori britannici, incapaci di addomesticare l’erba di casa.

Se gli ultimi fuochi sul manto verde si consumano a Newport dove Nicolas Mahut si ripete negando la ventinovesima gioia a Lleyton Hewitt, nell’arco di luglio anche la terra rossa giunge al capolinea; a Bastad alza le braccia al cielo Carlos Berlocq; a Kutzbuhel lo spagnolo Granollers macina tutto e tutti, Gstaad rimane incantata da Mikhail Youzhny, a Stoccarda Fabio Fognini sblocca il proprio palamares dallo zer e ad Umago, Tommy Robredo nega al ligure la seconda gioia. Durante il settimo mese dell’anno però, si torna anche a picchiar duro sul cemento. E così Ivo Karlovic viene accolto nell’albo d’oro di Bogotà, John Isner gioca le sue carte migliori ad Atlanta e la torre di Tandil, Juan Martin Del Potro, svetta a Washington.

Se si esclude il successo nell’ATP 250 di Wiston Salem da parte di Jurgen Melzer, agosto è il mese di Rafael Nadal. L’ispanico è “ingiocabile” tanto ai Master 1000 di Montreal e Cincinnati quanto nello Slam newyorkese. Gli US Open risplendono inevitabilmente di giallo oro e anche il ranking lo riconosce come numero uno del mondo ai danni di Novak Djokovic.

La campagna asiatica è preceduta dai tornei di Metz dove a vincere è Gilles Simon; di San Pietroburgo dove Ernests Gulbis doma la propria indole quanto gli avversari; di Kuala Lampur in cui si registra la nona sconfitta in finale per Julien Benneteau che cede il passo al portoghese Joao Sousa; e di Bangkok, terra di conquista per il bombardiere Milos Raonic. Il canadese disputa poi la sua quarta finale dell’anno a Tokyo, dove però non riesce ad opporsi a un Juan Martin Del Potro in gran spolvero. Masticata, seppur probabilmente non del tutto digerita, la sconfitta subita nella finale degli US Open, Novak Djokoivc si ripresenta in campo a Pechino dove si vendica di Rafael Nadal e prende la rincorsa per stringere in pugno anche i Master 1000 di Shanghai e Parigi-Bercy.

Il finale di stagione consente a Richard Gasquet di produrre il terzo assolo dell’anno a Mosca, a Tommy Haas e Mikhail Youzhny di arricchire la loro bacheca con i trofei di Vienna e Valencia, ed a Grigor Dimitrov di appropriarsi del primo titolo in carriera a Stoccolma.

Il Master rappresenta l’ennesimo appuntamento con la vittoria per Novak Djokovic, implacabile nel respingere chiunque osi frapporsi tra lui e la corona di Maestro. Imbattuto da inizio settembre, Nole prosegue la sua striscia positiva anche nei due match in singolare di Coppa Davis; successi che non basteranno per riportare in Serbia la Coppa Davis, ma che lanciano un chiaro avviso di forza e determinazione all’altrettanto fenomenale e inappagabile Rafa Nadal.


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