ATP AMBURGO 1996, L’UNICA MERAVIGLIA DI ROBERTO CARRETERO

Con l'ATP 500 di Amburgo alle porte, riviviamo una delle più grandi sorprese nella storia recente del tennis. Il trionfo del "One hit wonder" Roberto Carretero.
sabato, 25 Luglio 2015

TENNIS – La tempesta perfetta. Ventidue anni dopo il Brudel-Duell al Volksparkstadion e il gol di Sparwasser che regala alla Germania Est la vittoria sulla Germania Ovest e anticipa la caduta del Muro, all’Am Rothenbaum si presenta un perfetto sconosciuto, Roberto Carretero. È un ventenne spagnolo con due cosce che farebbero invidia a Gareth Bale, la coda e la barba incolta. È un ex campione junior del Roland Garros, ha vinto il titolo del 1993 in finale su Albert Costa, ma in quell’estate del 1996 è solo numero 143 del mondo e deve superare le qualificazioni. Quando scende in campo per la prima volta, nessuno immagina che quel ragazzo dal fisico massiccio e dal sorriso coinvolgente sta per firmare una delle più grandi sorprese nella storia del tennis moderno.

Sempre controvento, sempre fuori posto, è un madrileno che il padre porta a Barcellona, perché è lì il cuore dell’Armada spagnola, il cuore del movimento. Dopo la vittoria a Parigi lo premiano anche al Bernabeu prima di un derby con l’Atletico. Poche ore dopo sarebbe partito per l’Orange Bowl e lì Costa si sarebbe preso la rivincita in finale. Per un anno e mezzo arranca nei Challenger mentre perfino Berasategui diventa uno dei più improbabili finalisti al Roland Garros. L’Italia lo scopre nel 1995, al Foro Italico, quando incrocia Corrado Borroni, che si allenava correndo intorno a San Siro e ha appena battuto Kafelnikov. Sta giocando come mai gli era capitato, e come mai gli capiterà, ma gli organizzatori programmano il match sul campo 2: 600 spettatori più quelli arrampicati sui pini. L’atmosfera diventa elettrica e Borroni, spinto dai tifosi, vince in due tiebreak. È la tenuta mentale il vero punto limite di Carretero, che ha provato anche a lavorare con uno psicologo, ma senza grandi risultati. Ha una serie di piccole e grandi routine, di piccole e grandi scaramanzie. Non pesta le linee, fa rimbalzare la palla un numero fisso di volte prima di battere e non gioca mai un punto con quella con cui ha appena commesso un errore. “Per me la testa conta per il 40% nel tennis” ha detto, “il resto per il 30% lo fa il fisico e per l’altro 30% il gioco”.

Al primo turno di qualificazioni affronta Horst Skoff, che morirà proprio ad Amburgo, durante un viaggio di lavoro, la notte tra il 7 e l’8 giugno 2008. Lo troveranno per strada e Arno Puckhofer, suo grande amico, chiederà che venga effettuata l’autopsia per accertare la causa della morte, alla luce delle evidenti ferite sul viso. Ma il responso parlerà di infarto ed escluderà ogni azione esterna. Dopo aver perso il primo set e vinto 6-1 il secondo, Skoff perde il break in avvio di terzo ed esce dalla partita. Le vittorie su Americo Tupi Venero Venero-Montes, peruviano con la faccia da indio, e Herbert Wiltschnig gli valgono un posto nel main draw. Il primo avversario è un connazionale con un cognome che sembra un contrappasso, un ossimoro nel destino, Jordi Arrese, uno che di arrendersi non ha nessuna voglia, di quei combattenti disposti a vivere e morire per ogni singolo centimetro di terra rossa da conquistare.

Carretero rischia e vince 76 al terzo prima di dominare al secondo turno Malivai Washington, che sarebbe arrivato in semifinale a Wimbledon un paio di mesi dopo, 61 60 in 47 minuti. Per un posto ai quarti, sfida Boetsch, che ha perso quattro volte su cinque fino a quel momento da Washington e a dicembre avrebbe giocato uno dei quinti singolari più memorabili nella storia delle finali di Coppa Davis. Sarà lui l’eroe privilegiato e inatteso di Malmo, che chiude una domenica Bleu finita ben oltre le 23, dopo aver salvato tre match point a Kulti, piegato 10-8 al quinto. Ma in quel pomeriggio di Amburgo c’è solo un protagonista: 64 61 Carretero.

Il quarto di finale contro l’austriaco Gilbert Schaller è solo apparentemente semplice. È vero, non è mai andato il numero 17 del mondo, ha solo un titolo in carriera (Casablanca, 1995), ma ha chiuso la carriera con il 77% di prime in campo sulla terra rossa. E soprattutto l’anno prima ha eliminato Pete Sampras al Roland Garros. Si è lamentato un po’, Pistol Pete, perché al martedì la partita viene sospesa sul 67 64 31 in suo favore. Schaller, che aveva trionfato in Marocco una settimana dopo il matrimonio, porta la moglie Cristina al ristorante cinese. Alla ripresa rimonta e vince, 76(3) 46 67(4) 62 64 dopo 4 ore e 2 minuti. Schaller ha conquistato gli stessi punti di Sampras, 189, ma sono i 99 gratuiti dell’americano che fanno la differenza. L’austriaco “di scorta”, stiriano di Bruck, ha sofferto la presenza ingombrante di Muster: “In Austria il tennis e’ solo lui, ho sentito per molto tempo l’ obbligo di imitarlo” diceva, come riportava il Corriere della Sera. Per questo si è fermato tre mesi, nel 1991, per correggere il dritto. Non gli basterà, contro il dritto di Carretero, che chiude 46 64 64.

In semifinale, gioca che ha definito la sua partita perfetta. Evgenij Kafel’nikov, numero 7 del mondo, allunga 3-0 e 4-2. Ma, dopo Borroni, il Principe sembra soffrire i capelloni che vogliono portare il tennis operaio in paradiso. “All’inizio ero un po’ freddo” dichiarava Carretero al Paìs, “ma dopo venti minuti ho trovato il mio gioco”. Vince il primo set 75 e nel secondo dilaga. “Kafelnikov cercava di non darmi ritmo, di non farmi giocare scambi lunghi”, commenta lo spagnolo. Ma il piano non riesce, Carretero è su una nuvola: 75 62.

In finale è derby con Corretja, che giocherà e perderà un altro derby in finale qualche settimana più in là, a Kitzbuhel con Berasategui, e sognerà di battere ai quarti allo Us Open un Pete Sampras che sta talmente male da vomitare al tiebreak del quinto set. Corretja vince il primo set 62, ma l’emozione travalica la logica e Carretero rimonta. Lo smash vincente vale il 26 64 64 64. Carretero ancora non ci crede, ma è il quarto spagnolo a vincere un Super Nine dal 1990 dopo Sergi Bruguera, Emilio Sánchez e Joan Aguilera.

“Avevo un grande potenziale quando sentivo che tutto era a posto” spiega. “Ero uno che o perdevo al primo turno o magari arrivavo in finale. Certo, allora vincere un Masters 1000 era più abbordabile di oggi, soprattutto sulla terra perché Sampras non giocava così bene su questa superficie e non c’era ancora un Nadal”.

Una settimana dopo, Carretero torna a Roma. Ed è guerra con Philippoussis sul campo 5. Scud a un certo punto gli tira un paio di pallate e lo spagnolo al cambio campo lo affronta a muso duro. “Mi potresti almeno chiedere scusa”. “Ma che scusa, t’ho colpito apposta” risponde. Nella corrida, però, è Carretero a finire matato 63 46 76. Per un anno non vincerà nemmeno una partita nel circuito ATP. E quando si ritrova a Amburgo da difensore del titolo e raccoglie solo due game al secondo turno contro Felix Mantilla, diventa chiaro a tutti che l’incantesimo è finito. Un sogno così non tornerà mai più.


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