ATP CINCINNATI: BENE FEDERER E MURRAY, FUORI FERRER

Giornata di ottavi di finale nel settimo Masters1000 della stagione: Murray vince facile con Benneteau, Federer in chiaroscuro ma vittorioso. Altra eliminazione a sorpresa per Ferrer.

Tennis. Ora le cose iniziano a farsi interessanti. Gli ottavi di finale di oggi del Masters 1000 di Cincinnati segnano l’ingresso nella fase calda del torneo, che da qui a tre giorni determinerà il suo vincitore. In campo, tra oggi e stanotte, tutti i tennisti ancora nel torneo: qualche sorpresa a parte, Wawrinka e Gasquet in primis eliminati rispettivamente dalla bestia nera dello svizzero Robredo e da Isner, tutto secondo programma per i big, entrati senza clamorose fatiche nel giovedì di ottavi di finale. Vediamo, invece, come sono andati i match di oggi.

Ad inaugurare la giornata di tennis sul centrale di Cincinnati sono l’argentino 24enne Juan Martin Del Potro, quinta testa di serie del torneo e il 32enne spagnolo Feliciano Lopez, capace di approfittare di una superficie piuttosto veloce per esprimere il suo miglior tennis che finora ha mietuto come vittime Nishikori e Chardy. Per Del Potro i guai alla schiena della settimana scorsa sembrerebbero esser passati, nonostante debba faticare non poco per aver la meglio su un Davydenko vecchio stampo.

Il primo set se lo aggiudica l’argentino: fatale per Lopez il primo game di partita, in cui commette solo gratuiti cedendo immediatamente il proprio turno di battuta. Col passare dei giochi Feliciano aumenta di ritmo, ma Del Potro è in palla e si vede: dopo molti game successivi all’immediato break in cui i servizi son rimasti intatti, sul 5-3 Del Potro con Lopez chiamato a servire per restare nel match l’argentino rimonta da 40-15 e ai vantaggi si procura tre set point, tutti brillantemente annullati dallo spagnolo, che inizia a giocare con più frequenza il serve & volley. Poco però può fare quando il 24enne di Tandil serve per il set, col primo parziale che si chiude sul 6-4 per lui.

Nel secondo set, Del Potro esce totalmente dall’incontro, mentre il gioco di Lopez progredisce di qualità, dando una sorta di continuità ai suoi progressi di seconda metà del set precedente. Così, anche se propiziati da un nastro clamorosamente fortunato e da uno smash piuttosto facile sbagliato incredibilmente dall’argentino, arrivano due break meritati per lo spagnolo, che chiude il secondo parziale sul 6-1.

A questo punto, sembrerebbe fatta per Feliciano, che ha in mano il pallino dell’incontro e a quanto pare starebbe approfittando di un fastidio al polso del suo avversario, ora visibilmente innervosito. Ma è proprio lo stesso Lopez, con enorme generosità, a far rientrare in corsa Juan Martin, regalandogli il break ad inizio terzo set e dimostrando una sorta di timore reverenziale della vittoria. Feliciano pareggierà il break due game più tardi, ma l’impressione è che lo spagnolo, se fosse stato più determinato, avrebbe potuto portare a casa addirittura il match. Cosa che, invece, farà il suo avversario: decisivo il break di Del Potro sul 4 pari, che lo porta a servire per il match. Juan Martin non sbaglia, e ancora una volta non senza riempire qualche secchiello del suo sudore porta a casa una vittoria alla vigilia ampiamente preventivabile.

Suo avversario ai quarti, il russo Tursunov. Sì, avete capito bene: il numero 44 al mondo ha eliminato dal torneo il numero 4 al mondo, David Ferrer, in clamorosa fase calante. Altra sconfitta incredibile, dopo quella con Bogomolov jr di Montreal, ma visto il modo con il quale lo spagnolo si avvicinava al match addirittura prevedibile: già nella sfida contro Harrison aveva dimostrato di soffrire e non poco quando si trattava di mettere un dritto dall’altra parte della rete. Inspegabilmente, a David viene a mancare la componente fondamentale del suo gioco, quella che lo ha portato così in alto nel ranking: la continuità. E così Tursunov, che non ha chissà quale gioco ma ha dei colpi piuttosto potenti, approfitta di un avversario dall’altra parte della rete senza mordente, quasi incapace di reggere lunghi scambi. Il parziale finale è netto per il russo: 6-2 6-4 il punteggio con il quale  Tursunov manda Ferrer direttamente a New York a prepararsi per gli US Open.

Chi pure ha avuto parecchie difficoltà nell’esprimere il suo ordinario gioco nel match precedente a quello di oggi è stato Novak Djokovic, che non giocando benissimo alla fine aveva avuto ragione di un Monaco altrettanto falloso. Ma nel giovedì il numero uno del mondo si riscatta ed alza l’asticella, tornando ad essere una macchina. Sua vittima sacrificale David Goffin, reduce da un match incredibilmente regalatogli dalla rivelazione dell’ultim’ora Valek Pospisil, incapace di convertire 6 (sei) match point, di cui tre consecutivi al tiebreak. E se nella storia degli scontri da Nole e il belga si son visti incontri piuttosto equilibrati, con David capace di dar filo da torcere al serbo, quest’oggi scenario, sceneggiatura e risultato son completamente diversi. E raccontano di un Djokovic praticamente ingiocabile: 6-2 6-0 che sanno di dominio crudele e totale per il numero uno della Serbia e del Mondo.

Ai quarti, per lui, John Isner, vincitore nel derby tra bombardieri contro il finalista della Rogers Cup e nuovo numero dieci al mondo, Milos Raonic. Come prevedibile, a dominare sono i servizi, e almeno un set è obbligatorio che finisca al tiebreak. E’ qui che l’americano, contento di ritrovare i suoi campi in cemento a stelle e striscie, si gioca tutte le sue carte, sapendo visti i due stili di gioco di come fosse fondamentale portare a casa il game supremo da disputare per risolvere la questione primo set: un minibreak sul 6-4 basta e avanza per John per realizzare uno dei due set point procuratisi e portarsi in vantaggio al momento di inizio del secondo set. Dove a partire forte è proprio il canadese, che realizza un break nel secondo game di gioco per poi confermarlo, anche se a fatica (due break point sprecati dall’americano per pareggiare immediatamente il break), nel proprio turno di battuta successivo. Ma Isner non ci sta, e approfitta del crollo dell’avversario proprio sul finale di set per piazzare la doppia zampata decisiva: due break di fila regalano all’americano la possibilità sul 5-4 di servire per chiudere l’incontro. Isner non sbaglia, e tenendo il servizio a 0, sotto gli occhi del proprio pubblico, alla fine porta a casa un incontro tutt’altro che facile, ma nel quale ha dimostrato più determinazione e capacità nel saper giocare i punti più pesanti.

Tutto facile per Andy Murray, che dopo una pessima Rogers Cup dimostra di aver capito come funziona il cemento americano eliminando facile prima Youzhny e poi, oggi, il francese Benneteau. In difesa di quest’ultimo, c’è da dire che molto probabilmente non avrebbe dovuto neanche disputare l’incontro, vista la distorsione alla caviglia presa al momento di servire per il match ieri contro Radek Stepanek; in ogni caso, alla fine l’esperto giocatore francese ha deciso di scendere in campo. Lo scozzese non si è lasciato impietosire, approfittando spietato del vantaggio a sua disposizione. Lo schema è simile a quello del match contro Youzhny: doppio break iniziale nel primo set che gli permette di chiudere senza affanni il primo parziale per 6-2 e bis, con stesso punteggio, nel secondo. Notevole prova di forza per Andy, sicuramente molto meno falloso rispetto alla settimana scorsa e capace di imporre quei tipici ritmi del suo gioco che gli han permesso, tra le altre vittorie, quella dell’anno scorso degli US Open. Suo avversario ai quarti, il vincitore della sfida tra Robredo e Berdych.

Infine, il main event di giornata. Il tennis in giacca e cravatta va di scena nella sessione serale (pomeridiana, ovviamente, in America) del programma odierna, nella sfida tra fratelli di talento che vede opposti il 32enne Roger Federer, tornato nelle scene dopo le non buone prestazioni di Wimbledon, Amburgo e Gstaad, e il 35enne Tommy Haas, numero 11 al mondo e in forma fisica eccezionale. Visti i sistemi di gioco e le età dei due opponenti sembrerebbe quasi una parata, una esibizione di un tennis che non c’è più. Ma nel settimo Masters 1000 della stagione, i due maestri della tecnica e del rovescio ad una mano si giocano un quarto di finale vitale per gli interessi di entrambi nel non perder posizioni nel ranking. E, soprattutto, per dimostrare di poter ancora alzare la mano ed urlare ‘presente’.

Tornato alla racchetta precedente, quella col piatto corde più piccolo, Roger gioca un primo set da far male ai cuori degli appassionati di tennis. Tanti errori e tante stecche da parte dell’elvetico, mentre Haas, se avesse fatto qualche regalo di meno, avrebbe potuto chiudere il set in suo favore in maniera ancor più netta; il tedesco, però, si accontenta ‘solo’ di un 6-1, che ci rimanda alle immagini di un Federer stanco e demotivato visto negli ultimi tempi. L’unica caratteristica che, al momento, ancora ci ricorda il Federer di un tempo è la percentuale bassissima di palle break convertite con successo.

Nel frattempo, Haas parte fortissimo anche nel secondo set, iniziando subito con un break che sembrerebbe quasi porre la parola ‘fine’ all’incontro. Ma ecco arrivare, inattesa a questo punto, la reazione d’orgoglio di Roger: prima sul 3-4 in proprio sfavore pareggia il contro dei break, poi sul proprio 5-4 e servizio Haas si procura altre due palle break che equivalgono anche a due set point. Annullati bene, però, dal tedesco. In ogni caso, ora sembra che Tommy abbia staccato un pò la spina dal match, regalando difatti il secondo set allo svizzero subendo il break nel momento in cui serviva per andare a tiebreak.

Il match continua ad essere equilibrato e ad offrire, in maniera piuttosto equa, belle giocate e gratuiti evitabili, ma ora a situazione sembra capovolta ed è Federer, dopo essersi rimesso in carreggiata, a portarsi in vantaggio. Cosa che poi si tramuterà, nell’ottavo game del terzo set, nel break decisivo: sul 5-3 Roger si procura la possibilità, quasi imprevedibilmente visto lo start dell’incontro, di servire per il match. Il più longevo numero uno al mondo non sbaglia: 6-3 e vittoria per lui, in un match con i soliti chiariscuri a cui Roger ci ha, da un pò di tempo, purtroppo abituati. Suo avversario nei quarti uno tra Dimitrov e, soprattutto, Nadal, in quello che sarebbe il loro trentunesimo incontro in carriera.


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