ATP FINALS, DAY 1: APRONO BOLELLI E FOGNINI

Gli azzurri contro Bopanna e Mergea. Poi Djokovic contro Nishikori, riedizione della semifinale 2014. In serata Federer contro Berdych, che non ha mai vinto all'esordio al Masters.
sabato, 14 Novembre 2015

TENNIS – Saranno Bolelli e Fognini ad aprire la prima giornata delle ATP FInals di Londra. Gli azzurri affronteranno Jamie Murray, il primo ad essere sceso in campo per allenarsi alla O2 Arena, e John Peers, due delle cinque coppie all’esordio alle Finals, come Bopanna-Mergea, che completano il girone insieme ai Bryan (0-3 il bilancio della miglior coppia italiana contro i numeri 1 del mondo), Herbert-Mahut e Matkowsky-Zimonjic. La coppia italiana, che non ha mai vinto contro le coppie inserite nello stesso girone, può sperare in una tradizione positiva, perché in tre delle ultime quattro edizioni i vincitori delle Finals in doppio erano all’esordio nella manifestazione: Max Mirnyi e Daniel Nestor nel 2011, Marcel Granollers e Marc Lopez nel 2012, David Marrero e Fernando Verdasco nel 2013.

In singolare, sarà il dominatore della stagione, Novak Djokovic, ad alzare il sipario contro Kei Nishikori. In serata, Federer completerà la prima giornata del gruppo Stan Smith contro Tomas Berdych.

Djokovic-Nishikori (H2H: 4-2)

Djokovic, imbattuto da 22 partite, e con una serie di 37 successi consecutivi indoor, farà il suo esordio contro Kei Nishikori, che ha sconfitto nella semifinale dell’anno scorso. Sarà la settima sfida fra il numero 1 del mondo e il giapponese, la seconda nel 2015 dopo il quarto di finale di Roma in cui Nole ha migliorato il bilancio degli scontri diretti a 4-2.

Il serbo, alla nona partecipazione consecutiva, primo giocatore a conquistare tre titoli consecutivi (2011-14) dai tempi di Ivan Lendl (1985-87) dopo il titolo del 2008 a Shanghai, ha vinto le ultime 14 partite al Masters: non perde dal round robin del 2011 contro Janko Tipsarevic. Unico quattro volte campione ancora imbattuto in finale, ha un bilancio di 23 successi e 9 sconfitte al Masters, e di 10-2 nei match al terzo set, la seconda miglior percentuale di sempre dietro Ilie Nastase (12-1).

Dominatore del 2015, Djokovic si presenta al Masters con un bilancio di 78 vittorie e 5 sconfitte (una percentuale di vittorie al momento leggermente inferiore rispetto a quella di Roger Federer nella sua versione più dominante, nel 2005 e 2006), ma è il primo ad aver raggiunto 14 finali consecutive in una sola stagione, su 15 tornei disputati (l’unico a batterlo prima del title match resta Ivo Karlovic, a Doha, nella prima settimana dell’anno). Il record di Ivan Lendl, che ne ha giocate 18 consecutive a cavallo fra il 1981 e il 1982, non sembra più così al sicuro.

“Penso di aver trovato la formula giusta che funziona per me” ha detto Djokovic. “Adoro il tennis, non ho alcuna difficoltà a scendere in campo, ad allenarmi e a darmi sempre nuovi obiettivi”.

Nishikori, il più giovane degli otto qualificati, alla seconda partecipazione consecutiva, è stato l’unico capace di spingere Nole al terzo al Masters dell’anno scorso. “La sua stagione è assolutamente incredibile” ha detto il giapponese, “adesso è il giocatore più difficile da battere”.

Rispetto al 2014, prima delle Finals Kei Nishikori ha vinto una partita in più e ne ha perse due in più (53-14 il suo record quest’anno, 52-12 l’anno scorso). Ma non è la somma che fa il totale. Perché rispetto al 2014 scandito dalla sua prima finale Slam, quest’anno gli è mancato l’acuto, come dimostra anche il bilancio negativo in stagione contro top-10: 5 vittorie, l’ultima contro Nadal ai quarti a Montreal, e 8 sconfitte. E arriva a Londra con un record sfavorevole contro i possibili avversari, 18-27: gli head to head lo vedono in vantaggio solo contro Berdych (3-1) e Ferrer (8-4) degli otto qualificati.

Certo, in questo 2015 ha vinto tre titoli, ha conquistato l’ATP 250 di Memphis ha confermato il successo a Barcellona (come nell’era Open sono riusciti a fare solo Nadal, Muster, Wilander, Lendl, Gomez e Nastase) e raggiunto la doppia cifra, il decimo sigillo in carriera, a Washington in finale su Isner. Ha raggiunto i quarti all’Australian Open e, per la prima volta in carriera, al Roland Garros. Ma è uscito al secondo turno a Wimbledon, contro Santiago Giraldo, e soprattutto a New York: è il primo finalista battuto all’esordio l’anno successivo allo Us Open dal 1991, quando Agassi perse da Krickstein. “Devo fare meglio nei grandi tornei” ha ammesso il giapponese, “ho saltato tre Masters 1000 quest’anno per infortunio (anca e spalla), ho fatto bene ma non abbastanza per essere tra i primi 5 del mondo. Credo di poter far meglio. Lavoro duro ogni giorno, provo a divertirmi e a credere nel mio gioco. È una bella motivazione”.

 

Federer-Berdych (H2H: 14-6)

Federer aprirà con Berdych, che non ha ancora mai vinto il primo match in un Masters (0-5), ma ha sempre vinto al secondo: lo svizzero (10-3 il bilancio nel primo incontro al Masters) ha vinto 14 dei 20 confronti diretti, e non perde da oltre due anni (Dubai 2013). Quest’anno ha avuto pochi problemi nelle due occasioni in cui ha incrociato il ceco, nei quarti a Indian Wells e Roma.

Lo svizzero, il più anziano a qualificarsi per le Finals da dieci anni (Agassi aveva 35 anni nel 2005), difende la semifinale non giocata l’anno scorso contro Djokovic, anche per non pregiudicare la possibilità di essere a Lille per vincere la prima Coppa Davis nella storia sua e della Svizzera, è alla 14ma partecipazione consecutiva. Nelle 13 precedenti occasioni, solo nel 2008 ha mancato l’accesso alle semifinali. Ha il record di titoli, sei, contro sei avversari diversi e in tre città diverse: Houston nel 2003 (d. Agassi) e 2004 (d. Hewitt), Shanghai nel 2006 (d. Blake) e nel 2007 (d. Ferrer), l’unica volta in cui ha vinto il trofeo dopo aver perso (contro Gonzalez) il match d’apertura, a Londra nel 2010 (d. Nadal) e nel 2011 (d. Tsonga). È il giocatore che al Masters ha vinto più partite (48-11) e più tiebreak (16), che ha salvato più palle break e trasformato più punti con la seconda, che ha guadagnato più di tutti ($13,171,000).

“Non ho avuto certo problemi ad essere motivato per questo torneo” ha detto in conferenza stampa. “L’idea di giocare contro gli altri top-10 mi carica, non voglio certo finire l’anno con tre sconfitte qui al Masters”.

Berdych, alla sesta partecipazione consecutiva al Masters (è il secondo ceco ad averne giocati almeno sei dopo Lendl, a 12), arriva con un record negativo (6-10) nella manifestazione, in cui ha raggiunto al massimo la semifinale nel 2011, l’anno scorso non ha superato il round robin. Non è bastata, infatti, la vittoria 63 61 contro Cilic per cancellare le pesantissime sconfitte contro Wawrinka, 61 61, e Djokovic, 62 62.

 

In palio il numero 1 in doppio

La prima giornata apre anche la corsa al numero 1 nel ranking di doppio. Bob e Mike Bryan, che cercano di chiudere in testa per la settima stagione consecutiva, l’undicesima nelle ultime 13, mantengono il primo posto in classifica con soli 65 punti di vantaggio sui numeri 2, Jean-Julien Rojer e Horia Tecau. Possono sperare di chiudere al numero 1 anche Dodig-Melo, finalisti l’anno scorso, e gli avversari di Bolelli-Fognini, Murray-Peers.


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