ATP FINALS, DAY 3: E’ IL GIORNO DI FEDERER-DJOKOVIC

Il confronto numero 43 fra Djokovic e Federer chiuderà la terza giornata. Berdych sfida Nishikori. Bolelli e Fognini cercano la prima vittoria contro i Bryan.

TENNIS – E’ il giorno più atteso del round robin. Il giorno che rompe l’equilibrio nel bilancio dei confronti diretti fra Novak Djokovic e Roger Federer, che ora recita 21 vittorie per parte. Al Masters, al di là della finale che non c’è stata nel 2014, si sono affrontati tre volte. Federer ha vinto la prima sfida, nella semifinale del 2010: un 61 64 contro un serbo ancora non in versione dominatore, capace solo di rimontare da 0-3 a 3-3 nel secondo set. Lo svizzero, che avrebbe raggiunto la sesta finale al Masters, e il quinto titolo eguagliando Lendl e Sampras, finirà per cedere nella finale del 2012, una delle due sole sconfitte subite in due set contro Nole. Una finale memorabile, un 76 75 in cui Federer si trova in vantaggio di un break in entrambi i parziali ma a festeggiare è l serbo, che vince il suo secondo Masters e diventa il decimo giocatore a laurearsi Maestro e chiudere l’anno da numero 1 del mondo dopo Nastase (1973), Connors (1977), Borg (1979 e 1980), McEnroe (1983 e 1984), Lendl (1985, 1986 e 1987), Pete Sampras (1994, 1996 e 1997), Kuerten (2000), Hewitt (2001 e 2002) e lo stesso Federer (2004, 2006 e 2007). L’anno successivo, Djokovic si ripeterà nel secondo incontro del Gruppo B: chiude 64 67 62 e centra quella che allora è la 18ma vittoria consecutiva indoor, dopo aver battuto Federer anche quattro giorni prima nella semifinale di Parigi-Bercy.

Djokovic, che ha dominato Nishikori all’esordio e cercherà contro Federer la sedicesima vittoria consecutiva al Masters, è stato premiato dal presidente dell’ATP, Chris Kermode, per aver chiuso da numero 1 la quarta stagione negli ultimi cinque anni. “E’ stata la miglior stagione della mia vita” ha commentato il serbo, primo dopo Federer (2007) a rimanere in testa alla classifica per tutte le settimane dell’anno. “Tutti i pezzi del mio gioco sono dandati a posto, e il mio team ha senza dubbio giocato un ruolo considerevole: mi aiutano ogni giorno a essere una persona e un giocatore migliore”. Il serbo è numero 1 dal 7 luglio 2014, da 172 settimane (solo Federer, 302, Sampras, 286, Lendl, 270, e Connors, 268, ne hanno passate di più in carriera), ed è il sesto giocatore a chiudere almeno quattro stagioni con lo scettro di miglior giocatore del mondo.

Anche Federer, alla 14ma partecipazione consecutiva alle Finals, è stato premiato dopo la sua vittoria su Berdych, arrivando così alla quota record di 31 riconoscimenti ATP ricevuti in carriera. Per l’undicesima volta, allo svizzero è stato assegnato lo Stefan Edberg Sportsmanship Award. Votato dagli stessi giocatori, Federer ha ricevuto il trofeo direttamente dal suo coach cui il premio è dedicato. In più, per il tredicesimo anno di fila, è risultato il favorito dai tifosi, con il 65% dei consensi.

“Mi piace ricevere premi, soprattutto quelli assegnati dai tifosi e dagli altri giocatori” ha detto lo svizzero. “Voglio ringraziare tutto il pubblico che è venuto qui, e non solo per i miei match. Questo è uno dei più grandi tornei del circuito, spero di potervi vedere ancora l’anno prossimo, e quello dopo e molti, molti altri ancora”.

Federer ha cercato anche di ridurre un po’ l’atmosfera di aspettativa che circonda il duello con il numero 1 del mondo. “Non è questa la partita più importante” ha detto. “Certo, è molto significativa, ma è pur sempre l’equivalente di un secondo turno. Ci possono essere ancora domande senza risposte nel suo gioco come nel mio. Di sicuro, per me sarà importante non ripetere il pessimo inizio al servizio che ho avuto contro Berdych”.

Il ceco si gioca tutto nella sfida dei perdenti della prima giornata contro Nishikori, il più giovane degli otto qualificati. Berdych, sempre sconfitto nel primo incontro al Masters e sempre vittorioso nel secondo in tutte le cinque precedenti partecipazioni, è in svantaggio 3-1 negli scontri diretti: ma non affronta il giapponese dal torneo di Tokyo del 2012.

Martedì sarà anche il momento della verità per Bolelli e Fognini, anche loro impegnati nel confronto fra le due coppie battute al primo turno. A sorpresa, in questa terza giornata del Masters, gli azzurri dovranno cercare la prima vittoria nel torneo contro i gemelli Bryan, i campioni in carica, che li hanno sempre sconfitti in carriera (0-3 il bilancio degli scontri diretti). Si tratta del terzo confronto stagionale, dopo la finale di Montecarlo, una delle tre giocate dagli azzurri nei “1000” (hanno perso a Indian Wells da Pospisil/Sock e a Shanghai da Klaasen/Melo) e la semifinale del Roland Garros contro i numeri 1 del mondo, che quest’anno non hanno conquistato tornei dello Slam ma hanno comunque sei titoli ATP all’attivo, di cui tre Masters 1000.

Due vittorie piuttosto nette quest’anno per la coppia americana, che ha conquistato il quinto titolo nel Principato, il numero 106 in carriera, in un match aperto solo nel primo set. Gli azzurri gestiscono bene gli scambi, ma pagano i troppi errori nel tiebreak, preludio al 76(3) 61 finale. Basteranno, poi, appena 59 minuti ai gemelli che hanno riscritto la storia del doppio, per completare il doppio 63 3 centrare la sesta finale al Roland Garros (2-4 il bilancio), con l’unico rimpianto per Bolelli e Fognini delle due palle del controbreak non trasformate sul servizio di Mike Bryan sul 3-4 nel secondo set.

I Bryan, che cercano la 34ma vittoria in carriera al Masters, devono giocarsi anche le chance di restare numeri 1 del mondo con altre tre coppie: Rojer/Tecau, Dodig/Melo e Murray/Peers, che apriranno la giornata contro Bopanna e Mergea.


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