ATP FINALS: DJOKOVIC SHOW, DOMINATO NISHIKORI

Djokovic inizia al meglio la corsa al quinto titolo alle ATP World Tour Finals. Lascia due game a Nishikori, dominato 61 61.
domenica, 15 Novembre 2015

TENNIS – Non si ferma Novak Djokovic. Il serbo lascia due game a Nishikori e mette subito in chiaro l’intenzione di centrare il quarto Masters consecutivo. Il numero 1 del mondo firma la 38ma vittoria consecutiva indoor, la 23ma di fila nel 2015, la 79ma della stagione. Il 61 61 al giapponese, il più giovane degli otto qualificati, che per la prima  volta nella storia hanno un’età media superiore ai 30 anni, fotografa l’entità della superiorità di Djokovic in queste condizioni di gioco. E’ una partita che non è mai iniziata, così diversa dalla semifinale dell’anno scorso: il numero 1 del mondo in versione Serbinator e il nipponico nella parte scomoda del ballerino di fila, dello sparring partner.

Djokovic piazza subito due ace, a titolo di assaggio di quel che sarà, e tiene a zero il primo game, il 361mo vinto sui 362 in cui si è trovato sopra 40-0 nel 2015. Manca due palle break nel primo turno di risposta (tatticamente non proprio opportuna la palla corta di rovescio sul 30-40, giocata da troppo lontano e con una traiettoria eccessivamente alta sopra la rete), ma alla lunga Nishikori, applaudito con fin troppo calore dopo il primo punto nel match, finisce per cedere. Due errori in altezza spingono Nole al 2-0 e mostrano i primi segni del logorio del tennis moderno, ineliminabile effetto collaterale che si sperimenta nell’affrontare Djokovic: e per superarlo, non bastano certo Ernesto Calindri e l’amaro al carciofo, come nel Carosello di una volta.

Su un campo che appare lento e fin troppo “gommoso”, in condizioni su cui da almeno due anni il serbo è praticamente imbattibile, l’esito del match, e con ogni probabilità del torneo, non è mai sembrato più scontato. Nishikori deve giocare quelli che contro chiunque altro sarebbero tre o quattro vincenti per scambio, come il lungolinea che cancella una chance per il doppio break, e in pochissimi possono riuscirci per un tempo sufficientemente lungo a far partita contro il dominatore del 2015.

Il giapponese, che nella semifinale dell’anno scorso ha servito sempre la seconda sul rovescio di Nole da destra, prova a variare un po’ di più, a cercare la traiettoria al corpo, ma non basta certo a sorprendere il serbo. E il doppio break è solo di poco rimandato. Nishikori sente di dover strafare, e la palla corta di dritto anomalo in diagonale che costa il 5-1 è un segno di resa mentale, che si traduce nell’allontanamento eccessivo dalla palla, in un movimento fin troppo accentuato e in un timing che, di fatto, salta. A Djokovic non resta che amministrare un ultimo, routinario, turno di battuta per chiudere il 6-1 in 31 minuti, nove in meno della sua media stagionale (40′ per vincere un set nel 2015). Gli bastano 7 vincenti, e contenere a 6 i gratuiti, contro un Nishikori che non è mai riuscito a trovare il bilanciamento tra la ricerca del rischio e il controllo del colpo (4-13 il suo eloquente bilancio fra vincenti ed errori).

Il giapponese non sfonda sulla diagonale sinistra, non ce la fa proprio a stringere gli angoli col rovescio in cross, e non trova nemmeno tempo e occasioni per cambiare direzione in lungolinea. Men che meno cambia direzione al match, anzi. Djokovic inizia anche il secondo set con un break di vantaggio. Un altro errore di Nishikori, che mette fuori per questione di millimetri, chiude il primo turno di servizio del serbo, il primo in cui viene costretto ai vantaggi. I 17 mila della O2 Arena provano a fare il possibile per scaldare l’atmosfera dopo un game fatto di se e di ma, di piccole e grandi occasioni mancate, ma per accendersi avrebbero bisogno di una sfida meno sbilanciata e più incerta.

Quando poi una mezza chance gli capita, sul 15-15 nel quinto game, Nishikori la spreca affossando un facile passante lungolinea di rovescio a campo aperto. Nole tiene a 15, anche grazie al sesto ace del match, e continua a tenere il piede sull’acceleratore, fino a realizzare il doppio break (61 41). I turni di battuta del giapponese durano in media 4 minuti e 27, quasi il doppio di quelli del serbo (2’29”). E tanto basta a spiegare l’impietoso doppio 61 per il primo giocatore dal 2007, dai tempi di Federer, ad aver mantenuto il posto di numero 1 per tutte le settimane dell’anno. Sembra davvero impossibile che la 15ma vittoria al Masters non diventi il preludio alla 15ma finale stagionale per l’asso quasi pigliatutto del 2015.


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