ATP FINALS: MURRAY, IL NUMERO 1 E IL PRECEDENTE DI HEWITT

Murray deve difendere la vetta del ranking alle ATP Finals. Il numero 1 del mondo non cambia al Masters dal 2001, dal trionfo di Hewitt a Sydney.
venerdì, 18 Novembre 2016

TENNIS – È il giorno dei numeri 1 alla O2 Arena. Il giorno di Jamie e Andy Murray, i primi fratelli che potrebbero chiudere la stagione contemporaneamente da numeri 1 del mondo, in singolo e doppio. Ma il ranking ATP potrebbe ancora cambiare padrone entro la fine dell’anno. Un’eventualità che al Masters non succede dal 2001.

Quando annunciano che il torneo di fine anno si sarebbe giocato a Sydney, Lleyton Hewitt fa un patto con Pat Rafter: si dà come obiettivo di essere almeno fra i primi otto per l’inizio del torneo. Farà molto di più. “Ho giocato uno Us Open fantastico” racconta al sito dell’ATP. Allenato da Darren Cahill, rimonta uno svantaggio di due set a Blake, chiude 60 al quinto ma di quella partita tutti ricordano quasi solo la protesta con l’arbitro Egli e la richiesta di spostare un giudice di linea di colore che gli ha chiamato tre doppi falli perché, “beh, guarda lui e guarda Blake, non vedi una somiglianza?”. Batte anche Roddick al quinto, domina Kafelnikov in semifinale e in finale Sampras, che comunque un pezzo di storia l’aveva scritto nell’ottavo di finale dei quattro tiebreak contro Agassi, a cinque giorni dall’attacco alle Twin Towers.

“Scendere in campo per la mia prima finale Slam contro Sampras, probabilmente il giocatore più forte di sempre, nella partita più importante della mia carriera, è una sensazione che non dimenticherò” diceva Hewitt. E nessuno, profetizza Pistol Pete, che per la prima volta dal 1992 chiude una stagione senza nemmeno uno Slam all’attivo, “dimenticherà il nome di Hewitt. Lo sentirete ancora ai massimi livelli almeno per dieci anni”.

Hewitt si presenta al Masters con la possibilità di diventare numero 1 del mondo a fine anno. Se la gioca con Guga Kuerten, che però è infortunato e perde tutte le partite del girone, e Andre Agassi, diventato da due settimane papà di Jaden. Perde il primo set del torneo, contro Grosjean. È un po’ nervoso, spiega, sbaglia qualcosa di troppo. Poi però non ne perderà più.

Nel secondo match del gruppo Newcombe batte proprio il suo idolo Agassi. Si erano già affrontati tre anni prima al Memorial Drive di Adelaide. Hewitt è un ragazzino, numero 500 del mondo, che quei campi li conosce come le sue tasche. Affronta al primo turno il finalista dell’anno prima, Scott Draper. “Nemmeno quando ho servito per il match, ho pensato che potessi davvero farcela a vincere. Poi ho superato con difficoltà un altro australiano, Mark Woodforde, salvando un match point nel secondo set” ricorda. “Anni dopo mi sono chiesto: che sarebbe successo se avessi perso quel secondo turno?”. Contro Agassi, il Centrale è stracolmo. Hewitt lo adora per lo stile di gioco, per i tratti di personalità, per come affronta lo sport. Come contro Bruguera, al suo debutto assoluto l’anno prima all’Australian Open, non mostra nessuna paura, nessuna soggezione. E contrariamente a quanto successo con Bruguera, regge, colpo su colpo. Nessuno perde il servizio per due set, Hewitt vince in due tiebreak e il resto, finale con Stoltenberg compresa, è storia

Con la certezza della qualificazione alla semifinale, nella terza partita supera anche Pat Rafter: due settimane dopo avrebbero giocato insieme la finale di Davis contro la Francia. Kuerten ha firmato la sua resa contro Kafelnikov. “E’ stato un anno speciale” commenta. “Sono stato l’argomento principale in Brasile, tutti mi guardavano sempre quando giocavo, tutte le partite. Forse sono stati fieri di me. Erano tutti così felici di vedere uno come me, venuto dal nulla, lottare alla pari con tutti questi campioni”.

Anche per Hewitt è una partita speciale. “Per me Rafter era come un fratello maggiore” racconta al sito dell’ATP, “non avrei voluto un finale diverso. È diventata un’esperienza condivisa, un ex numero 1 contro un ragazzo che invece lo sarebbe diventato ufficialmente dopo qualche giorno, e per di più entrambi australiani”.

Aveva sette anni, il piccolo Lleyton, quando si sporgeva per chiedere invano l’autografo e soprattutto la bandana di Pat Cash, dopo la prima finale dell’Australian Open a Melbourne Park. È soprattutto un fan del football australiano, che suo padre Glynn aveva giocato. Da quando aveva sei anni, Peter Smith lo avvicina al tennis, entra nelle squadre giovanili e a 13 anni già viaggia senza genitori e ottiene risultati sorprendenti sulla terra battuta, superficie su cui mai ha giocato prima.

A Sydney, dopo la vittoria su Rafter, si porta dietro un leggero infortunio al polso. Gioca le ultime due partite con aggressività ancora maggiore del solito. Domina in semifinale Ferrero e in finale ritrova proprio Grosjean, il primo francese di sempre a giocarsi il titolo al Masters.

Si è qualificato grazie al suo vero capolavoro, il suo unico titolo in un Masters Series, a Bercy. Ha iniziato lasciando cinque game a Hrbaty, cede un set a Christophe Rochus, ma sfodera una prestazione dominante, sopratttutto col dritto, nei quarti contro Arazi (6-2 6-2). è il primo giocatore di casa in semifinale nel Masters Series parigino, e si gioca di fatto la qualificazione a Sydney con Haas. Vince 75 64, prima di condannare in un Centrale strapieno Kafelnikov alla quinta sconfitta in altrettante finali in un Masters Series (7-6 6-1 6-7 6-4).

A Sydney, però, il pubblico è tutto per Hewitt. Già dal primo set si capisce che Rusty sarebbe diventato il primo a vincere il Masters da imbattuto dal 1993, dall’unico storico titolo di Stich che, anche lui allora da giocatore di casa, a Francoforte, aveva spezzato la resistenza di Pete Sampras. Al pubblico di Francoforte il tedesco riserva il miglior tennis dell’anno. Pistol Pete, che aveva vinto le ultime nove finali giocate, si arrende ai 27 ace del tedesco che si impone 76 26 76 62 e sale al numero 2 del mondo. Giustifica il suo soprannome di “Herr Tiebreak” vincendo i due giocati per 7-3 e 9-7. Sampras sparisce dal campo nel quarto set in cui perde il servizio nei primi due turni di battuta. È l’ultimo titolo di primissimo piano in carriera per Stich, che lascia il tennis con 18 tornei all’attivo e altre 13 finali perse.

Per Hewitt, che chiude 63 63 64 è solo l’inizio di un lungo viaggio. “Non mi aspettavo che avrebbe già vinto così tanto, così presto” ammette Newcombe. È il trionfo di un campione normale, che diventa numero 1 del mondo prima di comprare una casa e una macchina. Un campione di precocità allora, unito in un filo di ricordi e suggestioni al secondo più anziano di sempre, nell’era del computer, a salire in vetta al ranking. A un altro campione normale come Murray, che non vuole oggi ritrovarsi nella parte che fu di Kuerten quindici anni fa.


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