ATP FINALS, NOLE ESAUSTO E VINCENTE

Sebbene non al top della condizione, Djokovic schianta Berdych in due set e vola indisturbato in semifinale
giovedì, 19 Novembre 2015

TENNIS – “Adrianaaaaa!” Andiamo, chi non ricorda il finale di “Rocky” in cui il protagonista, suonato come un tamburo da Apollo Creed, chiama esausto la sua bella (insomma, un tipo…)? Ecco: un Novak Djokovic novello Rocky Balboa, esausto e affaticato da una stagione comunque stellare, supera 6-3, 7-5 in un’ora e 29 minuti alla “O2 Arena” di Londra Tomas Berdych e si qualifica alla semifinale delle Atp Finals. A casa Berdych, che paga la poca lucidità, i troppi errori che del resto hanno contraddistinto il suo Masters.

Ricca comunque la cronaca. Tomas Berdych al servizio non c’è. Dalla linea di battuta è andato male nei primi due match, conferma i brutti segnali anche stavolta. Prima che balbetta, seconda che è tutto fuorché irresistibile. Non che Nole abbia bisogno di regali: all’inizio del match (e soltanto all’inizio del match…) è vispo, reattivo e intenzionato a cancellare in men che non si dica la sconfitta con Federer. Va subito 2-0, con un parziale di otto punti a zero, ma, a causa della fretta, subisce istantaneamente il controbreak. Incide poco in attacco il ceco, tuttavia è da applausi nel quarto gioco, quando risale da 0-40 con tre ace e colpi pesanti per ottenere poi il game ai vantaggi. Sul 2-2, si verifica il calo del numero 1 del mondo. Fatica a trovare concentrazione e approccio giusti, sembra stanco, si salva grazie a una seconda concreta e si porta 3-2. Ma non è il Djokovic formato squalo che siamo abituati ad apprezzare. Fortuna per lui che Berdych, sul 4-3, torni fragile alla battuta: Nole infatti ne approfitta, breaka e va a servire per il set in un game che è poco meno di una formalità. Djokovic vince il primo set e tira un sospiro di sollievo: la semifinale è matematicamente raggiunta.

La salita di Tomas non è certo finita. Al servizio una sofferenza anche in avvio di seconda frazione e c’è il break. Poi il 2-0, in quella che potrebbe sembrare una passeggiata nonostante il serbo si limiti a svolgere il compitino. Niente fronzoli, tennis basilare. Ma se manca la velocità e se gli si concede la possibilità di mettere i piedi dentro al campo il ceco fa male. Emblematico il quarto game, quello del controbreak e del momentaneo 2-2. E il continuo sbuffare del numero 1 del mondo, a questo punto della partita, è tutto un programma. Il game del 3-3 arriva a fatica. Berdych, comunque sia, merita di essere lì. Nonostante qualche imperfezione qui e là fa la sua onesta partita, portandosi fin sul 5-4. Guai però a sottovalutare Nole, che pareggia il conto dei game, breaka per portarsi 6-5 (aiutato peraltro da due doppi falli dell’avversario) e va a servire per togliersi questo dolorosissimo dente. La vittoria arriva, la semifinale pure. E tra il pubblico, ad applaudire Djokovic, c’è Jelena, la sua signora. “Jelenaaaaa!”


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