ATP, IL PAGELLONE FINALE

Prima che le emozioni relative alla nuova stagione ci assorbano, è irrinunciabile esercitarsi nel dare i voti ai protagonisti del 2012. Una consuetudine – questa – che divide tanto gli addetti del settore quanto i semplici aficionados.
lunedì, 31 Dicembre 2012

Tennis. Come qualcuno ha già argutamente fatto notare, l’annata che ci siamo lasciati alle spalle verrà ricordata anche e soprattutto per il ritorno ad una certa ‘democrazia tennistica’. Era infatti dal lontano 2003 che non si registravano quattro vincitori diversi nei quattro tornei del Grande Slam. In quell’anno, agli Australian Open trionfò un Pete Sampras al canto del cigno (il quarto della sua esaltante carriera); al Roland Garros alzò l’ambito trofeo Juan Carlos Ferrero, battendo la meteora Verkerk; a Wimbledon fu la volta di Roger Federer, che si aggiudicò il primo Slam di quella che si sarebbe poi rivelata una lunghissima e, probabilmente, ineguagliabile serie; infine, agli Us Open fu Andy Roddick a mettere tutti in fila, candidandosi quale ideale epigono del suo più illustre connazionale, ‘Pistol Pete’. Dopo quella stagione, caratterizzata dalla straordinaria alternanza di vincitori alla voce Major, ogni torneo dello slam e la maggior parte dei Master 1000 saranno terra di conquista dell’uomo dei record, Federer. Per interrompere un ‘monopolio’ durato dal 2004 al 2007, ci è voluto un certo Rafael Nadal, il quale dal 2005 in poi renderà le competizioni giocate sulla terra rossa il suo feudo incontrastato. Sarà l’inizio di una delle più avvincenti rivalità sportive che il tennis, nella sua celebre storia, abbia mai conosciuto. I duelli al calor bianco tra questi due strepitosi campioni avranno il merito di consentire al nostro sport la fuoriuscita da una dimensione d’ elite (o di nicchia, che dir si voglia), trasformandolo in una disciplina popolare. Poi, a rompere l’incantesimo rappresentato dalla contesa tra lo svizzero e il maiorchino, ci ha pensato Novak Djokovic, che ha letteralmente dominato il 2011, senza alcun ritegno nei riguardi di chi, come Roger e Rafa, aveva monopolizzato la scena per quasi due lustri. E ora, quasi per incanto, è arrivato il 2012, che, interrompendo il dominio indisturbato dei ‘Tre Moschettieri’ succitati, ha fatto segnare la stessa alternanza di risultati avutasi otto anni prima. Ha aperto le danze Nole, confermandosi vincitore degli Australian Open per il secondo anno consecutivo, dopo un’epica battaglia con Nadal, in quella che verrà da tutti ricordata quale la più lunga finale che si sia mai disputata al major australiano; ha proseguito le danze Nadal, vincendo, per l’ennesimo anno, lo slam parigino, a conferma che è lui il padrone indisturbato del ‘mattone tritato’; è stata poi la volta di Federer, che, dopo tre anni di astinenza, si è fatto beffe di tutti i suoi detrattori, tornando padrone di Wimbledon; infine, è stato il turno di Andy Murray, che si è finalmente scrollato di dosso l’antipatica etichetta di eterno secondo, regalandosi la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra e facendo suoi gli Us Open. Ma, cosa ancor più sorprendente del ritrovato equilibrio al vertice, la stagione appena conclusasi ha smentito tutti coloro che denunciavano da anni una pericolosa ‘omologazione’ dei diversi terreni di gioco. Alla voce vincitori di ogni singola superficie, non si sono registrate infatti invasioni di campo: i ‘terraioli’ (l’ ‘Indio di Manacor’ su tutti) hanno dominato la stagione sulla terra rossa, gli specialisti del veloce hanno fatto lo stesso sul cemento e nemmeno i migliori interpreti sull’erba, dal canto loro, hanno deluso le aspettative della vigilia. Detto questo, esercitiamoci anche noi nello stilare le pagelle Atp del 2012.

Voto 10 e lode a Roger Federer. Cambia il mondo. Muta il tennis. Schiere di giocatori si avvicendano. Ma lui – ‘The King’ – non ci sta a passare il testimone, ricordandoci di essere l’unica invariante di un sistema, quello tennistico, in perenne trasformazione. Con il suo gioco armonioso ed elegante, frantuma record su record, impudente nei riguardi sia dei tennisti della sua generazione che dei suoi illustri predecessori, la maggior parte dei quali hanno investito tutte le loro energie nell’inseguire un primato che potesse consegnarli alla storia. Se solo madre Natura, oltre al talento cristallino, avesse garantito a questi grandi interpreti del passato anche il dono della preveggenza, probabilmente molti di loro, nell’apprendere che presto si sarebbe approssimato sulla scena tennistica un atleta svizzero in grado di turlupinare tutti i loro record, ci avrebbero mostrato un tennis molto più rassegnato. La stagione che ci siamo lasciati alle spalle ci consegna infatti un Federer che, incurante del tempo che passa (evidentemente per tutti, ma non per lui!), dall’alto delle sue trentuno primavere, implementa, inesorabilmente, il tabellino dei primati. A coloro che da anni vaticinano un Roger sul crinale del tramonto, lo svizzero risponde, guarda caso, agguantando nuovi impensabili record: su tutti, le 302 settimane in prima posizione Atp e il settimo Wimbledon (eguagliato Sampras). Immortale!

Voto 10 a Novak Djokovic. Se issarsi alla casella più alta della classifica mondiale è cosa che riesce ad una ristrettissima cerchia di predestinati, confermarsi è ancora più difficile, soprattutto alla luce del discutibile sistema di attribuzione dei punti con il quale, ad oggi, gli atleti sono costretti a confrontarsi. Ma ‘Djoker’ lo ha fatto, concludendo la stagione al vertice del ranking Atp anche nel 2012. Capeggiare il ‘carrozzone’ del tennis maschile per il secondo anno consecutivo è la miglior risposta che il serbo potesse dare ai tanti che, durante la stagione, hanno messo a dura prova la sua tenuta nervosa, bollandolo di essere fuori forma. Nonostante l’annata appena conclusasi sia stata inferiore a quella precedente, Djokovic è stato infatti il più costante, disputando tre finali slam su quattro. Attraverso le sue straordinarie doti di reattività ed elasticità e giovandosi di una forza mentale ineguagliabile, il natio di Belgrado ha vinto su ogni superficie, senza mai mostrare un vero momento di pausa. Dei tanti trionfi conseguiti quest’anno, ricordiamo il terzo Australian Open della sua carriera, la cui finale con Rafa è stata da tutti eletta quale il più bell’incontro del 2012. Unico vero rimpianto gli Us Open persi per mano di Murray, anche se in molti sottolineano che quel match è stato fortemente condizionato da un vento sferzante. Caterpillar!

Voto 9 a Andy Murray. Lo avevamo lasciato a giugno in lacrime , a mostrarci il suo lato più umano. Inconsolabile per aver perso la sua quarta finale slam della carriera, soccombendo ad un Roger Federer che, mostrando al mondo un tennis d’alta scuola, trionfava per la settima volta in quello che tutti hanno ormai ribattezzato il suo giardino di casa, Wimbledon. E lo ritroviamo a settembre raggiante, dopo essersi laureato campione sul cemento di Flushing Meadows, vincendo al quinto set le resistenze di un Djokovic senza requie. Tra questi due momenti, ad impreziosire la sua estate, l’oro di Londra, le Olimpiadi di casa. Un successo da dedicare ai suoi connazionali e, soprattutto, a se stesso e alla sua perseveranza. Nonostante si sia scrollato di dosso la scomoda nomea di perdente di lusso, lo scozzese, tuttavia, non merita di essere considerato alla stregua di Novak e Roger. Ancora ampi sono infatti i suoi margini di miglioramento e ancora molte sono le vittorie importanti che ci si aspetta dal campione di Dunblane, che con il rovescio in back, in top, di piatto fa quello che vuole. Dunque, dall’allievo di coach Lendl si attendono conferme. Rinato a nuova vita!

Voto 8 a Rafael Nadal e, ex aequo, a David Ferrer. Quanto al maiorchino, siamo consci che in molti staranno pensando ad un voto troppo generoso per uno che, causa il ripresentarsi della Sindrome di Hoffa, nella stagione 2012, si è assentato dalle scene per l’intera seconda parte dell’anno. E che, prima di alzare bandiera bianca, si è fatto eliminare al secondo turno del torneo di Wimbledon dal carneade Lukas Rosol. A coloro i quali si saranno fatti solleticare da questa obiezione, ricordiamo che Rafa, prima di essere messo al tappeto dal riacutizzarsi dell’infiammazione al tendine rotuleo sinistro, ha trovato il tempo e le energie psico-fisiche per vincere il suo settimo Roland Garros (mai nessuno come lui) e, ad inizio anno, per dar vita alla più avvincente finale degli Australian Open che si ricordi. Sfortunato!

Quanto a Ferru, il suo voto è ampiamente meritato. Per lui parlano i numeri. Quest’anno ha infatti raggiunto i quarti di finale in tutti e quattro i tornei del Grande Slam; è riuscito nell’impresa di trionfare su  tutte le superfici (cemento outdoor –Auckland, cemento indoor- Valencia e Bercy, terra – Buenos Aires, Acapulco, Bastad, erba- ‘s-Hertogenbosch); e, ultimo ma non ultimo, si è rivelato il primo teninista per numero di titoli vinti. E pensare che l’iberico non vanta il corpo ipertrofico di Nadal ( non arriva al metro e settantacinque di altezza), né il genio e le capacità cinestetiche di Federer e nemmeno le invidiabili doti di reattività e potenza di Djokovic. Vederlo issarsi alla quinta posizione del ranking atp, a soli pochi punti dal suo più celebre connazionale, Rafa, ci induce a pensare che l’essenza del tennis non riposa solo ed esclusivamente nelle gesta virtuose di campioni assoluti come ‘King’ Roger, ma anche e prima di tutto nel sudore e nella fatica di chi, come il nostro ‘operaio della racchetta’, per raggiungere ragguardevoli livelli di eccellenza, ha saputo scommettere su altre doti, altrettanto importanti (nello sport come nella vita): umiltà, spirito di sacrificio, perseveranza, cultura del lavoro. Tarantolato!

Voto 7 a Juan Martin Del Potro. Quando si parla del ‘gigante di Tandil’ è inevitabile il déjà vu  alla stagione 2009, durante la quale, soprattutto grazie al suo dritto deflagrante, ‘Delpo’ riuscì a conquistare gli Us Open, interrompendo il duopolio Federer-Nadal alla voce Slam vinti. Poi, nel 2010, un grave infortunio al polso gli ha compromesso quell’anno e, in parte, anche il 2011, mortificando le sue velleità di scalare la classifica mondiale e svilendo, così, le sue ambizioni di insidiare i fab-four. Quest’anno l’argentino ha potuto recuperare quasi del tutto il gap che, causa lo stop forzato di cui sopra, aveva accumulato nei riguardi dei primi della classe. E, sul finire della stagione, il suo tennis ha ritrovato lo smalto di un tempo, tanto che, per alcuni tratti (vedi la finale di Basilea vinta su Federer), è sembrato addirittura che se la sia giocata alla pari con Novak e Roger. D’accordo, il suo 2012 non ha registrato grandi acuti: niente Slam vinti, nemmeno una semifinale raggiunta nei quattro major e nessuna finale nei tornei Master 1000. Ma il fatto che sia tornato ad avere una straordinaria costanza di rendimento, unito ad un gioco – il suo – in grado di metter in difficoltà chiunque, lascia presagire che, nel 2013, Del Potro tornerà a recitare un ruolo di primissimo piano. Ritrovato!

Voto 6 a Tomas Berdych. Chiude il suo 2012 al numero 6 della classifica mondiale e conferma la presenza in top ten per l’ennesimo anno, ma se si va a spulciare i dati relativi alla sua stagione, alla voce titoli vinti, troviamo solo due ‘miseri’ tornei Atp 250: Montpellier (battuto il padrone di casa Gael Monfils) e Stoccolma (sconfitto in finale Tsonga). Dunque, il tennista ceco si è rivelato capace di fare la differenza solo in tornei di categoria inferiore. Spiace dirlo, ma da uno che, nel 2010 – grazie al suo tennis potente, caratterizzato da una battuta che è tra le più efficaci del circuito, un gioco solidissimo da fondo campo (devastante il suo dritto flat incrociato) e ottime proprietà di tocco – è stato capace di turbare il sonno di Roger Federer, impartendogli delle dure lezioni di tennis a Miami e, udite udite, nella semifinale di Wimbledon, ci si deve aspettare molto di più che il classico ‘compitino’. Non basta disputare una stagione dal rendimento regolare. Invece di tanti ‘quarti’ o tante ‘semi’, sarebbe infatti giusto pretendere qualche exploit in più. Crediamo che anche nel 2013 Tomas si confermerà nella rosa dei migliori dieci tennisti al mondo, ma se vuole regalare a se stesso e ai suoi tifosi qualche gioia in più deve abbandonare la rigidità tattica che contraddistingue i suoi incontri, imparando ad adattare il suo gioco alle caratteristiche dell’avversario. In altre parole, deve sforzarsi di essere meno pigro nella ricerca di soluzioni di gioco alternative, perché non tutti i match si può pretendere di vincerli alla stessa maniera.  Irrisolto!

Voto 5 a Jo Wilfried Tsonga. A determinare questa decisione non è stato tanto il pur magro bottino di tornei che, nel 2012, sono andati ad arricchire il palmares del transalpino ( solo due: Doha, vinto contro l’eterno infortunato Gael Monfils, e Mets, conquistato a scapito di Andrea Seppi); ma il fatto che il tennista francese abbia, nell’ultimo anno, perso praticamente tutte le sfide contro i migliori 10 della classifica mondiale  (bilancio 12 sconfitte e 1 vittoria). A corroborare la nostra scelta vi è poi il rendimento a dir poco deludente esibito da Tsonga in tutti i Masters 1000 disputati, oltre che una preoccupante involuzione di risultati nei tornei del Grande Slam. La sintesi del suo annus horribilis è racchiudibile in tre dati: al Roland Garros si fa buttare fuori ai quarti di finale da un non irresistibile Novak Djokovic, dopo aver sciupato la bellezza di 15 match point (e, anche in questa circostanza, non è un refuso); al terzo Slam dell’anno, gli Us Open, nonostante fosse da molti individuato tra i favoriti alla vittoria finale, si fa annichilire al secondo turno dallo slovacco Martin Klizan (n. 52 Atp); alle Atp Finals di Londra perde tutte e tre le partite del girone, dopo che l’anno precedente si era spinto fino a disputare una splendida finale con Federer. E pensare che ‘Ali’ ha tutte le potenzialità per regalarsi acuti importanti. Il suo gioco è una splendida sintesi di potenza ed eleganza: dispone infatti non solo di una prima palla efficacissima e di un dritto assassino, ma anche di un gioco a rete di primissimo livello (divine le sue stop-volley). Il 2013 lo vedrà ai nastri di partenza con un nuovo allenatore, Roger Rasheed. Confidiamo che la nuova guida tecnica riesca a tirar fuori il francese dalle sabbie mobili nelle quali si è impantanato. Inconcludente!

Voto 4 a Bernard Tomic. Solo qualche anno fa, grazie anche ad una carriera da juniores folgorante, era stato individuato quale l’atleta in grado di rinverdire i fasti della celeberrima scuola australiana. Invece, nel 2012, ce lo ritroviamo a fare notizia più per la sua vita da gaudente che per i risultati conseguiti sul rettangolo di gioco. Inutile sciorinare i risultati deludenti che Bernard ha maturato durante il corso della stagione appena trascorsa. Si rammenta solo che l’ex n. 27 al mondo (oggi accreditato della posizione n. 52) ha fatto incetta di cocenti sconfitte contro tennisti che veleggiano tra i primi 40 al mondo (attenzione che non si è detto giocatori appartenenti all’agognata top ten!). Dunque, Tomic, con il suo fare presuntuoso ed indisponente e con la sua vita di eccessi, sta gettando alle ortiche un talento invidiabile. Scellerato!

Voto 3 a Donald Young.  Considerata l’annata dello statunitense – che da Juniores mieteva avversari come se fossero fuscelli – il nostro voto può considerarsi addirittura generoso. Il crollo rovinoso di Young (oggi n. 189 al mondo) è riassumibile in questi dati: nel 2012, su 29 incontri disputati, sono stati ben 24 quelli che lo hanno visto uscire sconfitto, e in ben 16 di questi casi si trattava solo di  primo turno. Non bastasse questo, segnaliamo un’altra statistica davvero poco onorevole: sono state ben 17 (e non si pensi sia un refuso!) le dipartite consecutive collezionate dall’atleta a stella e strisce tra il 20 febbraio e il 19 agosto di quest’anno. Disastroso!

Mardy Fish s.v. – Scegliamo di astenerci dal dare un voto all’ex top ten statunitense (oggi n. 27 al mondo), perché la sua è stata un’annata condizionata dalle bizze di un cuore aritmico, che gli ha fatto paventare il ritiro dal mondo professionistico e, cosa ancor più straziante, lo ha privato di quella serenità necessaria a svolgere una vita normale. Dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Fish in occasione del suo trentunesimo compleanno, apprendiamo che lo statunitense, se pur consapevole che la strada sarà lunga e piena di incognite, vorrebbe tornare a giocare. Magari cercando di ripetere la entusiasmante cavalcata del 2011, che gli regalò il suo best ranking (n. 7) e, con esso, la splendida opportunità di disputare le Atp Finals di Londra. Glielo auguriamo. Caparbio!

La palma di rivelazione dell’anno va al ventiduenne Jerzy Janowicz. La sua sorprendente stagione, che ha trovato il suo apogeo nella finale di Parigi-Bercy persa per mano di Ferrer, ha attirato sul gigante polacco le attenzioni di tutti i media sportivi, i quali hanno speso sul suo conto fiumi d’inchiostro. D’altronde, se solo si pensa che i suoi genitori, pur di garantirgli un futuro da professionista, si sono spinti sino a vendere tutti i negozi di famiglia, capirete bene che la sua è una favola che ben si presta a diventare ispirazione di una trama cinematografica di sicuro successo. L’impressione è che, nei prossimi anni, sentiremo molto parlare di lui, dopo che, nel 2012, ha strabiliato tutti gli appassionati attraverso la bontà del suo tennis. Dall’alto dei suoi 203 cm ci si aspetterebbe infatti un tennista con caratteristiche simili ad un  ‘bombardiere’, ma Jerzy ha al suo arco molte più armi di una battuta deflagrante e di un dritto devastante. Vanta, e in questo sta l’eccezionalità del suo gioco, anche una sorprendente agilità negli spostamenti laterali e un ammirevole abilità nei tocchi di volo. Piovuto dal cielo!

Il riconoscimento di miglior giovane del 2012 va a Milos Raonic. Il canadese è l’archetipo del tennista contemporaneo. Con il suo fisico erculeo è insomma il paradigma di uno sport – il nostro – che, con il passare degli anni, lascia sempre meno spazio al genio e alla fantasia, diventando il regno indiscusso di atleti che fanno della fisicità e della esplosività dei loro colpi da fondo campo la prerogativa principale. Per i più nostalgici, questa evoluzione rappresenta una sconfitta; per i più pragmatici, l’ulteriore conferma del ‘Panta rei’ di eracliana memoria. Insomma ‘tutto scorre come un fiume’, e nessun uomo può fare, per due volte di seguito, la stessa ed identica esperienza di vita. Tornando al giovane Raonic, la sua prepotente ascesa, garantita da mezzi tecnici e fisici consistenti, ci fa ritenere che l’attuale n. 13 al mondo, nel 2013, vorrà provare a sfondare il muro della top ten, con buonissime probabilità di successo. Bionico!

Una menzione speciale va a Radek Stepanek. Il tennista ceco, in spregio alle sue 34 primavere, ha infatti regalato a se stesso e alla sua nazione la gioia di vincere la Coppa Davis contro una Spagna che, seppur rabberciata per l’assenza di Nadal, era da tutti pronosticata quale la favorita per il trionfo finale. Il punto conquistato sconfiggendo un attonito Nicolas Almagro, in quella che è stata la sfida decisiva per l’assegnazione dell’insalatiera, crediamo basti a sintetizzare la straordinarietà delle prestazioni esibite da Stepanek. Irriducibile!

La nostra chiusa è tutta dedicata all’addio al tennis di ‘A-Rod’. Il 5 settembre 2012, con la sconfitta agli ottavi di finale degli Us Open patita per mano di Del Potro, appende la racchetta al chiodo Andy Roddick, uno dei più degni avversari di Roger Federer, nonché il miglior tennista statunitense degli ultimi dieci anni. L’atleta del Nebraska saluta tutti a modo suo, davanti ai suoi compatrioti, nove anni dopo il primo ed unico slam di una carriera comunque gloriosa. Nessuna cerimonia di commiato, solo qualche lacrima, comprensibile per chi – come lui – ha sempre vissuto intensamente ogni emozione che il tennis ha voluto regalargli, dolce o amara che fosse. Di Roddick ricorderemo per sempre: l’umiltà con la quale ha saputo raccogliere la pesantissima eredità sportiva lasciatagli dai suoi più celebri connazionali, Pete Sampras e Andre Agassi, capaci di esprimere una cifra di gioco a tratti impareggiabile; la brillantezza intellettuale dimostrata in ogni sua conferenza stampa, che con lui protagonista non è mai trascesa nel banale; infine, le strazianti lacrime al termine della finale di Wimbledon 2009 persa contro il rivale di sempre, Roger Federer: una partita stoica, terminata al tie-break del quinto set per 16 a 14, e che, probabilmente, Andy avrebbe meritato di vincere. Goodbye ‘A-Rod’, ci mancherai!


2 Commenti per “ATP, IL PAGELLONE FINALE”


  1. Francesco Paolo Carpinelli ha detto:

    La ringrazio infinitamente.
    Sentirsi dire che, con il pezzo in questione, ho saputo coniugare stile divulgativo e ricercatezza del linguaggio, non è cosa da tutti i giorni.

  2. Silvia ha detto:

    Volevo complimentarmi con l’autore dell’articolo non solo per la disamina particolareggiata nell’analisi del 2012 ma soprattutto perché nella superficialità di scrittura sui siti web si eleva sulla massa degli altri autori di articoli sul web per il suo italiano pulito e corretto pur mantenendo una leggerezza di lettura dell’articolo stesso! Un plauso quindi all’autore con la speranza che questo tipo di articoli ricorra più spesso anche sul web…


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