AUGURI A GIANNI CLERICI: “SCRIBA” E VOCE DEL TENNIS

Compie 84 anni uno dei migliori narratori di Tennis di sempre. Nella Hall of Fame dal 2006, Gianni Clerici con il suo stile ha cambiato il modo di raccontare lo sport.

Tennis. Si può essere un rappresentante del tennis senza essere stato un grande giocatore e Gianni Clerici rientra a pieno titolo in questa ristrettissima cerchia di persone. A dire il vero poi Clerici giocatore lo è anche stato, i suoi inizi, le sue partecipazioni senza vittorie a Wimbledon e al Roland Garros, le sei sconfitte di fila al Foro Italico, testimoniano quindi la conoscenza anche del campo di gioco. Anche per questo Gianni Clerici si differenzia da tanti, non è quel giornalista che parla di campo senza averlo mai calpestato, non parla di emozioni pre partita, delle difficoltà dei giocatori senza aver mai provato quelle sensazioni. E oggi quindi uno dei migliori narratori, se non il migliore, che questo sport abbia mai avuto compie 84 anni, l’età di uno che ne ha viste tante e che la sa lunga. Un passato da giocatore, che forse lui ricorda anche con un pizzico di ironia, ma soprattutto un passato e un presente da raccontastorie. Ovviamente non l’accezione negativa che un termine così generico può avere: Clerici rappresenta più di chiunque altro la parola scritta e la voce del tennis.

Clerici è uno dei più grandi scrittori che abbia mai conosciuto. Purtroppo scrive di sport”, disse di lui Italo Calvino. Noi facciamo nostra la definizione dello scrittore di Santiago de las Vegas e ci permettiamo di intenderla in maniera diversa. “Purtroppo scrive di sport”, per noi diventa “fortunatamente scrive anche di sport o meglio, scrive di tennis“. Il suo scrivere di sport contribuisce nella lotta contro lo scetticismo intorno al bistrattato giornalismo sportivo. Una categoria troppe volte alla ribalta per la figura di “personaggi” costruiti ad arte che mettono lo show davanti alla professione. Il solo fatto che Clerici parli anche di tennis è un punto in favore della categoria.

Ma chiariamo. “Lo scriba” Clerici non è legato soltanto al mondo del tennis, ha una carriera fatta di articoli di vario genere, prima al Tempo e poi a Repubblica, ci sono ventuno libri, di cui soltanto sei o sette sono sul tennis. Nonostante tutto nell’ambiente letterario, che gli appartiene per meriti e bravura, all’inizio era visto sempre “come quello del tennis”. Un uomo di straordinaria cultura, di acume e d’intelligenza che per nostra fortuna è nato con la passione del tennis, sport che praticava da piccolo, quando ancora erano in pochi a dedicarcisi, suo zio però era uno di questi. Uno scrittore, un giocatore e non solo. Gianni Clerici ha anche cambiato il modo di concepire il racconto sportivo live, grazie alle telecronache tv. Il suo avvento su Sky e sopratutto il suo rapporto viscerale di amore con Wimbledon è stato il crack della comunicazione tennistica. Il successo in questo settore però è da spartire con l’amico Rino Tommasi, i due hanno dato vita a telecronache fatte con la naturalezza di “due amici che si trovano davanti la tv“.

Una naturalezza unita però alla profonda competenza e conoscenza della materia. Una coppia perfetta, con Tommasi più avvezzo a controllare la situazione in campo, mentre Clerici o Dottor Divago (soprannome datogli proprio dal compagno di cronache), intento ad aggiungere alle immagini anche racconti di contorno. Una divagazione, quella di Clerici, che però non andava mai fuori le righe, che non oscurava mai il campo. Si usa il passato perché le telecronache dei due non ci sono più. Sky dal 2011 ha cambiato palinsesto lasciando spazio a nuove leve di telecronisti, che seppur bravi e competenti non riescono a non far pensare con un po’ di nostalgia al duo che li ha preceduti. Senza l’ausilio delle immagini il giornalista-scrittore-giocatore continua però a raccontarci il tennis dalle pagine di Repubblica e lo fa a modo suo. “Non sempre nelle sue cronache troverete il risultato dell’incontro, ma troverete sempre la spiegazione della vittoria di un giocatore sul proprio avversario”. È questa definizione, dataci ovviamente da Tommasi, il modo migliore per descrivere l’opera giornalistica di Gianni Clerici e se David Foster Wallace ci parlava del tennis di Roger Federer come “esperienza religiosa”, si può tranquillamente dire la stessa cosa del tennis raccontato da Clerici.

Non si entra, infatti, a far parte della Hall of Fame del tennis (Newport 2006), per caso, ancora di più se in carriera si è vinto soltanto due titoli nazionali juniores di doppio con Fausto Gardini, una “Coppa de Galea” a Vichy e un “Monte Carlo New Eve Tournament”. Essere il secondo italiano a farne parte, dopo Nicola Pietrangeli, è lo specchio fedele dell’opera dell’oggi 84enne giornalista lombardo. Per dovere di cronaca, poi, si possono aggiungere ai riconoscimenti anche il “Premio Vallecorsi” come miglior giornalista italiano dell’anno nel 1987, e il premio “Penna d’Oro” come miglior editorialista italiano nel 1992. Ma è molto probabilmente un’azione superflua.

Tanti auguri, da tutta la redazione di Tenni.it!


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