AUGURI A MARK PHILIPPOUSSIS, LO “SCUD” SEMPRE PIU’ FRAGILE

In occasione del suo 38esimo compleanno ripercorriamo le gesta, in campo e fuori, dell'indimenticabile "Scud" australiano

Tennis. Mark Anthony Philippoussis, 38enne statuario ex giocatore australiano, in un modo o nell’altro se lo ricordano un po’ tutti; chi per quella finale di Wimbledon 2003 che lo vide cedere a colui che era e sarebbe diventato Roger Federer, chi per il suo fisico prestante non adeguatamente supportato da ginocchia troppo fragili, e magari le ladies non se lo scorderanno per via di quella bellezza da adone malinconico con il viso cupo e stoico.

“Scud”, questo il suo soprannome che addirittura lo vorrebbe potente come un missile di fattura russa, è stato tanto potente e azzardato in campo quanto nella sua vita privata, quando quel caldo e sicuro mondo che era per lui il tennis lo ha lasciato in balia dei mutamenti fisiologici che si vede costretta ad affrontare la vita di un tennista.

Wimbledon 2003: Philippoussis si arrende in finale a Federer

Ma andiamo con ordine: Mark, manco a dirlo, si avvicina al tennis alla tenera età di 6 anni per raggiungere il professionismo 12 anni più tardi, dopo aver fatto benissimo nel doppio ed essersi ben comportato anche in singolare per quanto riguarda la categoria Juniors. L’ultimo atto prima dell’approdo tra i Pros è la finale raggiunta a Wimbledon Juniores, nove anni prima di quella che sarebbe stata la più importante in tutta la sua carriera, insieme a quella degli U.S. Open 1998 persa dal connazionale Pat Rafter. Oltre a questi ottimi risultati, Mark ha centrato tre quarti di finale consecutivi sempre a Wimbledon (dal 1998 al 2000) ed una serie sterminata di ottavi, e questo solo per ciò che riguarda i tornei Slam. Sono arrivati anche 12 titoli ATP, tra cui le vittorie a San Jose e Indian Wells in quel 1999 che lo ha visto raggiungere il suo best ranking di N.8 del mondo. 

Carriera fantastica, con i suoi alti ed i suoi bassi: i tanti infortuni lo costringono a rincorse sempre più disperate ad una carriera da top player, e se nel 2001 esce dai primi 100 del mondo non ci pensa due volte a tornare al meglio, come sempre osannato dal suo grande pubblico, e ad imporsi di nuovo nel circuito ATP chiudendo il 2003 al N.9 dopo aver assicurato alla sua Australia l’ennesimo trionfo in Coppa Davis, il secondo con Philippussis protagonista. Il suo ritirò giunse naturalmente nel 2007, dopo una lenta ma inesorabile discesa in classifica fino addirittura a uscire dai primi mille del mondo.

Philippoussis in riabilitazione dopo uno dei tanti infortuni

<<I soldi che guadagnavo erano tantissimi. Il denaro mi arrivava da ogni parte e io credevo che sarebbe stato così per sempre.>>

Per l’australiano, con mamma di origini italiane e papà greco, gli oltre 15 milioni di dollari guadagnati in carriera tra prize money e contratti vari non sarebbero bastati: una vita ad alti, anzi altissimi livelli, Mark, non se l’è mai risparmiata. Ama le Ferrari e le Lamborghini, ha amato modelle e attrici con discrete pretese economiche, impossibili da soddisfare senza una coerente gestione del proprio patrimonio. La causa da oltre un milione di dollari che gli ha avanzato la compagnia di prestiti e mutui ipotecari Pepper Homeloans, con l’accusa di insolvenza rispetto all’ipoteca della sua abitazione di Williamston (acquistata quando aveva ancora 18 anni come dichiarato da lui stesso), lo ha lasciato letteralmente a terra, sia economicamente che psicologicamente. La partecipazione dell’australiano al reality show americano “Age of Love”, nel quale “Scud” era lo scapolo d’oro da conquistare, con donne sulla quarantina che sfidavano delle ventenni per ottenere il suo amore, oltre al tentativo di vendita dei diritti sulla sua storia d’amore con l’attrice statunitense Jennifer Esposito, sono stati solo gli ultimi segnali di una vita dopo la fine carriera tutt’altro che tranquilla e agiata.

I suoi stessi fans lo hanno voluto inquadrare nella sua vita privata così come avevano potuto ammirarlo in campo: sempre al limite, massima velocità, massimo rischio. Nessun calcolo, prudenza zero. E se la palla resta dentro le righe, bene. Altrimenti, è il crack. Non c’è via di mezzo.

L’happy ending non dovrà più arrivare da un torneo X o da una prestazione Y, bensì dalla sua capacità di riscrivere le sue recenti pagine di vita vissuta così come era stato capace di scacciare un ritiro prematuro da quei courts che tanto bene gli avevano portato.

Papà Mark con il piccolo Nicholas

Per adesso Mark ha sposato Silvana Lovin appena un anno fa e i due hanno potuto festeggiare proprio in questo 2014 la nascita del loro primogenito Nicholas. Auguri Mark, per una carriera da “Scud” e una vita da bravo ragazzo, finalmente.


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