AUGURI A NALBANDIAN, NEO “PENSIONATO” DAL BRACCIO D’ORO

TENNIS – A capodanno compie 32 anni David Nalbandian, uno dei grandi della generazione Federer, protagonista di epiche battaglie contro i big assoluti. Ritirato da pochi mesi, è stato un personaggio unico anche se controverso e non sempre apprezzato.

Tennis. Raccontare la carriera di David Nalbandian significa tratteggiare il profilo di un tennista, per molti versi, estraneo alla sua generazione; l’argentino di Cordoba è stato, infatti, molto simile ai classici e gaudenti giocatori degli anni settanta (vedi Panatta, Nastase o il suo connazionale Vilas) piuttosto che ai grandi atleti in parte addirittura robotici suoi coetanei che tuttora ammiriamo (o soffriamo, a seconda dei punti di vista). L’elemento principale per definirlo è l’imprevedibilità: capace di un tennis moderno e potente, altrimenti non avrebbe potuto competere nella sua era, ma dotato di talento sopraffino che gli consentiva giocate altamente spettacolari e tocchi magici. La sua interpretazione della professione del tennista è stata alquanto personale, difficile vedere in lui il prototipo dell’atleta; la sua immagine è apparsa spesso in sovrappeso e non ha mai fatto mistero del suo amore per i motori, la pesca e la bella vita in generale. Anche il suo comportamento in campo non è sempre stato esemplare quanto a freddezza e ad autocontrollo. Nonostante questi limiti, però, i suoi risultati sono stati di livello altissimo, i suoi estimatori sono ancora numerosi in tutto il mondo e qualcuno lo ha definito il più forte giocatore di tutti i tempi tra i non vincitori di uno Slam (ma qui il dibattito potrebbe essere complicato).

Ecco in sintesi i picchi di una carriera invidiabile dalla maggior parte dei suoi colleghi: la vittoria del Master 2005 a Shanghai con rimonta da due set a zero contro un Roger Federer all’apice del successo, ancora libero dalla sua nemesi Nadal; una finale a Wimbledon, raggiunta nel 2002, a soli vent’anni, forse troppo presto per poterne apprezzare il significato e persa malamente dall’ancor più giovane ma già consapevole ed esperto Lleyton Hewitt; le vittorie nei tornei mille (allora super nine) di Madrid e Parigi Bercy tra il settembre e l’ottobre 2007, quando riuscì a battere per ben due volte in successione i numeri uno e due del mondo, Federer e Nadal (e, a Madrid anche il numero tre Djokovic!) incoronandosi simbolicamente re per un mese; il raggiungimento di almeno le semifinali in tutti e quattro i tornei dello Slam, a dimostrazione della versatilità del suo gioco e un best ranking di numero tre della classifica ATP.

Ma, paradossalmente, la grande occasione che ha segnato la carriera di Nalbandian è stata una sconfitta in semifinale, una sconfitta che, se evitata, lo avrebbe portato probabilmente ad entrare a pieno titolo nell’esclusivo club dei vincitori di almeno uno Slam. E se si pensa che di questo club fanno parte nomi come Thomas Johansson, Albert Costa e Gaston Gaudio ….be’ quello di Nalbandian non sfigurerebbe di certo. Invece in quella semifinale agli US Open 2003 contro Roddick si fermò al match point del tie break del terzo set, dopo due set dominati e vinti in maniera spettacolare; a dieci anni di distanza, terminate entrambe le carriere, possiamo dire che quell’ace con cui A-Rod fece girare la partita rappresentò una vera sliding door che si chiuse in faccia all’argentino, facendo passare l’americano che andò poi a vincere il suo primo e unico titolo Slam, ultimo a riuscirci a tutt’oggi tra i suoi connazionali, prima che una valanga svizzera travolgesse tutto e tutti. Quel match rappresentò la vera grande occasione per la Nalba di vincere a New York, se si pensa che era stato proprio lui, in ottavi di finale ad eliminare l’astro nascente Roger Federer, allora numero due del tabellone. Da quel momento l’egemonia dello svizzero, poi rafforzata da quelle di Nadal e Djokovic non lascerà che le briciole ai personaggi “minori”.

Il resto della sua carriera lo vide raggiungere i risultati migliori fino al 2007, con semi e quarti di finale in nove occasioni in tornei Slam, le due incredibili vittorie in sequenza a Madrid e Parigi indoor, il Master 2005 in una delle tre partecipazioni, altre quattro finali e svariate semi in tornei Mille; dal 2008, però, acciacchi, infortuni anche seri (all’anca e alla spalla) e inevitabili assenze ai principali appuntamenti lo allontanarono sempre più dai vertici della classifica.

Di carattere da sempre spigoloso, con il peggiorare dei risultati ha manifestato sempre più spesso nervosismo in campo ed eccessi di tensione. Gli episodi più sgradevoli nel 2012: in Australia a seguito della rocambolesca sconfitta contro John Isner ebbe gesti di rabbia verso i fotografi e il medico dell’anti-doping tanto da subire una multa di 8.000 dollari; al Queen’s di Londra, invece, raggiunta la finale brillantemente, sprecò tutto sfogando la sua rabbia con un calcio al box del giudice di linea che, involontariamente causò a quest’ultimo una ferita da taglio. E pensare che stava vincendo, sebbene la partita fosse aperta ed equilibrata! Immediata la squalifica e titolo assegnato al suo avversario Marin Cilic. A parte questi episodi certamente censurabili ma abbastanza frequenti a tutti i livelli e causati da stress e tensione ci piace ricordare David Nalbandian per le sue battaglie, spesso vinte, contro i grandi della sua epoca e per il talento che ha messo in campo con generosità e con un po’ di sana follia.

 

 

 

 

 

 


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