AUGURI BRAD GILBERT, IN EQUILIBRIO TRA I GRANDI

L'ex tennista statunitense, storico allenatore di Andrè Agassi, compie oggi 54 anni. Per lui venti titoli ATP, con vittoria all'esordio, ed una medaglia di bronzo a Seoul. Rimpianti? Quella vittoria nello Slam sempre sfuggita...
domenica, 9 Agosto 2015

TENNIS – Sicuramente ha appeso la racchetta al chiodo con qualche rimpianto di troppo. Forse mai avrebbe pensato di riscattarsi in questo modo nelle vesti di allenatore. Oggi, a diversi lustri dall’apice della sua doppia carriera, compie 54 anni e può raccontare numerosi aneddoti sugli eventi che hanno cambiato il modo di guardare ed interpretare il tennis. Tutto questo è Brad Gilbert.

Non parte a piccoli passi, il giovane Brad, che esordisce nel circuito maschile a 21 anni. Subito un successo, a Taipei, contro il connazionale Craig Wittus. È il primo di venti titoli del singolare, tra i quali spiccano i due successi contro Stefan Edberg a Memphis e Cincinnati. In un’epoca in cui la rivalità tra lo svedese e Boris Becker catalizza la maggiore attenzione dei media, anche Gilbert riesce a ritagliarsi uno spazio importante: è il vero identikit dell’outsider a caccia del grande colpo, che però non arriverà mai.

Solo una medaglia di bronzo a Seoul nel 1988, poi tante delusioni tra Grande Slam e Finals. I quarti di finale a Wimbledon e Flushing Meadows rimangono i migliori risultati della carriera, la semifinale del torneo di fine anno nel 1987 dimostra la sua posizione secondaria tra i grandi del circuito. Ai piedi del podio, invece, arriva nel ranking maschile: il quarto posto di Capodanno 1990 è il massimo piazzamento in classifica ATP, traguardo che però, in un’ipotetica classifica, riesce a migliorare da coach.

Già, perchè prendere Agassi nel momento più importante della carriera e trascinarlo a sei titoli dello Slam, senza alcun dubbio, è roba da pochissimi eletti. Gilbert assume così un ruolo fondamentale negli equilibri del circuito, portando il tennis al livello successivo grazie al lavoro fatto su Andre, ma anche grazie alla rivalità del suo protetto con Sampras. Gli anni ’90 lo vedono protagonista del più grande face-to-face da Borg-McEnroe fino a Federer-Nadal: proprio Agassi, al termine della sua carriera, eleggerà Brad miglior coach di tutti i tempi.

Gilbert continua la sua carriera da allenatore e si toglie l’ultima soddisfazione nel 2003, quando guida Andy Roddick alla vittoria del suo unico Slam della carriera, a Flushing Meadows. Spiana anche la strada ad un giovanissimo Andy Murray, portato fino all’ottavo posto del ranking mondiale.

Da quel momento, per i novizi del tennis e per chi non l’ha apprezzato per tutto il corso delle sue due carriere, finisce nel dimenticatoio. Ma è soltanto una condizione momentanea, perchè Gilbert può davvero essere annoverato tra le figure più influenti degli ultimi trent’anni di questo sport. E di Agassi, ma anche di tutti coloro che l’hanno avuto come mentore, c’è sicuramente da fidarsi.

Auguri Brad, prototipo della doppia avventura giocatore-coach.


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