AUGURI DAVIDE SANGUINETTI, UNA CARRIERA “A ROVESCIO”

L'ex tennista azzurro compie 44 anni. Pro a 21, contrariamente a tanti talenti dell'epoca, fece dei colpi solitamente più deboli i suoi punti forti
giovedì, 25 Agosto 2016

TENNIS – Cominciare con l’idea di praticare una professione legata all’economia, per poi cambiare e buttarsi a capofitto sul tennis, proprio quando sembra che l’età per perseguire una scelta del genere sia passata da qualche anno. E nonostante ciò, ritagliarsi uno spazio non di poco conto all’interno del panorama sportivo italiano. È questa la storia di Davide Sanguinetti, uno dei più apprezzati tennisti azzurri a cavallo tra gli anni ’90 ed il nuovo millennio. Oggi l’ex giocatore toscano compie 44 anni, ma l’impronta che ha lasciato sui campi di tutto il mondo è ancora viva negli occhi degli appassionati.

Chissà cosa avrà pensato a 21 anni, nel 1993, quando ha scelto di diventare un tennista professionista. Tutti i suoi coetanei erano già inseriti nel contesto tennistico da almeno un paio d’anni, sfruttando un vantaggio di carattere anagrafico nei suoi confronti. Sanguinetti, che lasciò l’Italia per trasferirsi negli States e studiare economia, non si è posto alcun tipo di problema, né tantomeno un limite sulla base di questa differenza con gli altri giovani talenti.

Inizia la sua carriera “a rovescio“, non solo per questioni d’età ma anche per predisposizioni tecniche. Il viareggino non ha nel dritto o nel servizio le sue armi migliori, come dimostra una seconda piuttosto innocua ed una prima che non si discosta particolarmente da una bassa velocità. Il rovescio incrociato a due mani, spesso sfruttando il kick alto cercato dall’avversario, gli ha sempre permesso di uscire da scambi complicati: una tattica insolita, quella di appoggiarsi al gioco del rivale e sfruttare le situazioni create dalla fisica. In questo modo è riuscito a sorprendere più di un nome nobile del circuito maschile, a partire da Roger Federer e Andy Roddick, sconfitti rispettivamente a Milano e Delray Beach negli unici due tornei ATP sollevati, entrambi nel 2002.

Nella sua carriera, rimane il rimpianto della Coppa Davis del 1998, quando l’Italia arriva in finale contro la Svezia, in quella che sarà la sua Milano quattro anni dopo. Gli azzurri perdono 4-1 e a Sanguinetti sfugge quello che sarebbe potuto essere il trionfo più importante della sua carriera, ben più gratificante dei quarti di finale a Wimbledon di qualche mese dopo. Ciò non toglie un risultato onorevole nel ranking mondiale, il numero 42 della classifica, che è rimasto il suo miglior piazzamento fino a fine carriera.

Tanti spunti per chi si approccia al mondo del tennis, ma anche tante delusioni da cui imparare. La storia dell’ex protagonista del tennis azzurro rimane uno degli incoraggiamenti da cui iniziare a progettare una carriera, sapendo che non è mai troppo tardi per impugnare una racchetta da professionista.

Auguri Davide Sanguinetti, l’azzurro nato veterano.


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