AUGURI MATS WILANDER, MODELLO SVEDESE

Compie 51 anni il campione scandinavo, tra i più grandi protagonisti degli anni '80 e pioniere di una generazione che vide sbocciare, tra gli altri, anche Stefan Edberg. Sette prove del Grande Slam nella sua bacheca, più una nel doppio
sabato, 22 Agosto 2015

TENNIS – Lascia pochi dubbi un’analisi di questo tipo: dopo Bjorn Borg, Mats Wilander è stato il reale esempio da seguire in una Svezia tennistica che, durante gli anni ’80, ha visto i suoi beniamini sollevare trofei a destra e a manca. Oggi, il campione scandinavo compie 51 anni ed i connazionali che si ispirano a lui, al momento, non riescono ad imitare le stesse imprese di quel periodo.

Mats nasce nel 1964 a Växjö, una città che otto anni più tardi darà i natali anche a Jonas Bjorkman. Un’ascesa precoce, quella del giocatore svedese, capace di trionfare per la prima volta in un trofeo del Grande Slam a nemmeno 18 anni. Al Roland Garros arriva una prestigiosa affermazione contro Guillermo Vilas, che già vantava un titolo parigino nel 1977. È già il momento della consacrazione per Wilander, per certi versi costretto rapidamente a ripetersi nelle prove successive: la Svezia conta su di lui sulla continuità del tennis nazionale, ma anche il circuito maschile è a caccia di figure nuove dopo il dominio dei senatori come lo stesso Borg e gli americani.

Arriva così la conferma dopo pochi mesi: primo Australian Open della carriera, ma anche la finale persa contro Yannick Noah proprio a Parigi. L’idolo transalpino vince davanti al suo pubblico e stronca il sogno del bis in Francia. Non c’è da temere, visto che il secondo titolo mancato al Roland Garros arriva proprio a Melbourne nel 1984. Sono gli anni delle battaglie con Lendl, sconfitto sia nel primo trionfo australiano sia nel secondo francese del 1985, prima del tris a Flushing Meadows nel 1988. L’unico US Open della carriera chiude, inoltre, il bottino di sette Slam di Wilander: tre Australian Open, due sull’erba ed uno sul cemento (unico a riuscire nell’impresa della doppia superficie) e tre Roland Garros a completare una bacheca splendente, che ospita anche una vittoria a Wimbledon nel doppio, unico sorriso sull’erba londinese. Anche quattro finali perse per Mats: oltre a Noah, anche Lendl lo batte al Roland Garros, prima del bis allo US Open 1987. La quarta arriva per mano di quello Stefan Edberg che, nel giro di qualche anno, ne raccoglie l’eredità e diventa il nuovo simbolo del tennis svedese.

Il declino non è particolarmente inesorabile: Wilander si mantiene su buoni livelli per tutta la prima metà degli anni ’90, nonostante non riesca più a competere per il vertice del ranking mondiale. Anche i grandi successi del decennio precedente diventano sempre più rari, fino al caso doping del 1995: proprio sul rosso di quel Roland Garros che gli fu tanto caro, Mats crolla sotto i colpi del test e nell’anno successivo arriva la squalifica di tre mesi, che di fatto certifica il suo ritiro a 32 anni.

La nuova carriera lo vede capitano della Svezia in Coppa Davis, con risultati soddisfacenti ed una permanenza quasi decennale in World Group. Anche qualche buon risultato da coach, con Safin e soprattutto con Mathieu, che raggiunge il dodicesimo posto nel ranking ATP sotto la sua guida. La sua poliedrica collaborazione si spinge anche nel commento sportivo: Eurosport lo accoglie tra i protagonisti della redazione tennistica.

Dopo oltre trent’anni a dispensare grandi giocate e consigli preziosi, il tennista svedese può certamente dirsi tra i migliori interpreti di questo sport. La collocazione nella Hall of Fame datata 2002 è la conferma di una carriera di spicco, che non è mai stata oscurata dalla pesante ombra di Borg e alla quale tanti suoi successori si sono ispirati nel corso degli anni ’90 e 2000.

Auguri Mats Wilander, vero esempio del tennis europeo.


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