AUS OPEN, I PANNI SPORCHI… SI PERDONO A MELBOURNE

La lavanderia degli Australian Open scambia il bucato di Caroline Garcia con quello di Daria Gavrilova. A Melbourne problemi anche per Maria Sharapova, mentre gli uomini scelgono soluzioni alternative
venerdì, 29 Gennaio 2016

TENNIS – Nonostante l’atmosfera impeccabile che avvolge ogni torneo del Grande Slam, l’errore è sempre dietro l’angolo. E così capita che, quelli sul campo, non sono gli unici scambi a cui si assiste durante gli Australian Open. Un’altra tipologia, ben più personale, si nota anche nei locali del Melbourne Park, precisamente in lavanderia. I giocatori a cui è capitato, fino a questo momento, l’hanno presa con filosofia.

Ultimo caso è quello della tennista francese Caroline Garcia, che ha usufruito del servizio gratuito per il bucato. Il problema è emerso al ritiro della sua roba, quando si è accorta che le era stata consegnata quella di Daria Gavrilova. Un errore imbarazzante, che però è stato accolto con una risata dalla giocatrice: “Può succedere, a volte è un disastro. Siamo in tantissimi a transitare nei tornei dello Slam, quindi non mi sorprendo se capita una svista, anche se spesso ci si può sentire a disagio“. Un problema simile ha colpito anche Maria Sharapova, che si è imbattuta in un completo intimo leopardato: “È stato parecchio strano – ha spiegato Masha – ma, quando l’ho restituito, non ho chiesto di chi fosse“.

Gli uomini, invece, scelgono una soluzione esterna e, a quanto pare, più pratica ed efficace. Kudla e Kraijcek sono i più avvezzi al fai-da-te: il primo ha scelto di riempire una vasca da bagno e lavare 30 capi d’abbigliamento, con risultati alterni, il secondo ha bissato la scelta fatta a Memphis e si è recato in una lavanderia della città, aspettando di ritirare il bucato insieme a tanti altri clienti. Evidentemente, nonostante il servizio gratuito, non tutti i protagonisti del circuito maschile e femminile si fidano del personale al lavoro.

Emily Martin dirige il reparto lavanderia degli Australian Open da oltre quindici anni. Le sedici ore di lavoro giornaliere rappresentano una manna per molti tennisti, ma gli ultimi errori rischiano di macchiare la macchina perfetta del primo Slam del 2016. Nessun dramma, stando ai malcapitati che non hanno visto recapitarsi il proprio bucato, ma a fine torneo sarà necessario tracciare un bilancio anche di queste piccole sfaccettature di Melbourne.


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