AUSTRALIAN OPEN, ANEDDOTI, CURIOSITÀ E MARATONE

Seconda giornata degli Australian Open in archivio. Non mancano particolarità e stranezze, ma è il caldo a farla da padrone
martedì, 17 Gennaio 2017

TENNIS – La seconda giornata degli Australian Open è andata in archivio senza particolari sorprese dal punto di vista dei risultati, ma le chicche e le emozioni non sono mancate. È stata in particolare la giornata di Djokovic e Nadal, che non hanno deluso le attese e sono passati abbastanza agevolmente al secondo turno. C’era grande curiosità nel vedere all’opera il maiorchino, che è sembrato rigenerato dalla “cura Moya”. Rafa non ha infatti concesso palle break e ha mantenuto percentuali mostruose di efficacia delle seconde di servizio, che hanno anche superato le prime contro un giocatore solido come Florian Mayer. Se ieri risuonava “Nessun dorma”, oggi è il turno del più recente successo di Pharrel Williams: Nadal è “Happy”, «Felice di essere in salute e di essere di nuovo nel tour». La stessa felicità che ha mostrato Djokovic dopo la netta vittoria contro Verdasco: Nole si è infatti cimentato in un’esultanza non certo contenuta, con tanto di balzo e grido ad aizzare il pubblico sugli spalti. La palma dell’esultanza “meno vistosa” va però alla Putintseva, che dopo il doppio 7-6 contro la Arruabarrena si è esibita in una serie di pugni e in un movimento quanto meno atipico di gambe e ginocchia.

Nonostante il gran caldo agli Australian Open il pubblico non manca mai, e anche quest’oggi si sono contati oltre 61900 ingressi. Molti dei presenti, tra un match e l’altro, hanno approfittato delle sdraio piazzate sull’erba per il giusto mix di sole, relax e venticelli refrigeranti. Non ne potevano più anche diversi spettatori del match maratona tra Ivo Karlovic e Oracio Zeballos, che hanno fatto valere la propria creatività sdraiandosi a terra e sbirciando il match da sotto le tribune. Il gigante croato entra nella storia del primo appuntamento dello Slam per aver messo a segno 75 aces in un solo match che è andato ben oltre le cinque ore di gioco. Il record precedente apparteneva a Johansson, che nel 2005 si era fermato a 51 battute vincenti. Anche l’avversario di Karlovic, l’argentino Zeballos, entra nella storia del tennis per la nuova specialità, il salto della rete, resosi necessario a metà del quinto set per evitare fisicamente “l’ostacolo” di metà campo.

C’è chi invece preferisce “pagaiare”, come l’italiana Sara Errani che si era ripromessa di battere la giapponese Ozaki in qualsiasi modo e, parlando con il suo staff aveva detto: «Domani remo, domani remo». No, non si tratta di uno scioglilingua. Da un italiano all’altro, può sorridere anche Fabio Fognini, che, dopo aver battuto il numero 28 del seeding Feliciano Lopez, centra la sesta vittoria contro una testa di serie in un Grande Slam, “evento” che non accadeva dagli US Open 2015, quando il liguer eliminò Nadal.

Agli Australian Open può davvero succedere di tutto. Può accadere che Radek Stepanek si faccia firmare un autografo dall’amico Nick Kyrgios, può persino succedere che Haas improvvisi un mini-strip e si ritrovi a torso nudo davanti alle sue fan e mostri un fisico invidiabile nonostante le 39 primavere; può succedere anche che l’occhio di falco sbagli, come è accaduto nel match tra la Pliskova e la Sorribes Tormo. Nel torneo femminile regna un equilibrio maggiore: ne sa qualcosa Lucie Safarova, che si è mostrata in tutta la sua bellezza durante le fasi di stretching dopo aver salvato 9 match point e aver vinto dopo oltre due ore di gioco. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Gavrilova, che ha addirittura dichiarato che «Mi piace spendere tanto tempo in campo, non posso vincere in meno di due ore». Chi invece proprio non ne vuole sapere di restare tanto tempo in campo è la ceca Strycova, sorpresa dalle telecamere a godersi qualche rara folata di vento durante il match contro la Kulichkova.


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