AUSTRALIAN OPEN, I MURI DA ABBATTERE

Dagli eroi nazionali dell'era pre-Open alle grandi stelle degli ultimi anni. Viaggio all'interno dei record che hanno fatto la storia di Melbourne: ecco da dove comincia il primo Slam della stagione
mercoledì, 14 Gennaio 2015

TENNIS – L’obiettivo principale, ovviamente, è quello di portarsi a casa il trofeo. Non basta la classe, la tecnica o la condizione fisica: a volte, soprattutto per i grandi campioni, è anche una questione di motivazione. E non c’è incoraggiamento più grande di una carrellata di record che hanno caratterizzato nel corso degli anni l’Australian Open. Il viaggio attraverso i grandi traguardi è l’ideale per calarsi nella realtà della manifestazione, che partirà questo lunedì. Forse, tra un allenamento e l’altro, anche i grandi favoriti come Djokovic e Federer, o Serena Williams e Sharapova, avranno dato uno sguardo alle imprese da Guinness di Melbourne.

Per quanto riguarda gli uomini, è proprio Nole a poter battere il muro del grande Roy Emerson. Il tennista australiano, protagonista durante il passaggio all’era Open, ha conquistato sei volte il titolo, di cui cinque consecutive. Il serbo, vincitore nelle ultime tre edizioni e record-man di trionfi consecutivi dal 1969 in poi, potrebbe inanellare il poker e puntare progressivamente ai due primati assoluti del padrone di casa. Anche Roger può dirsi in corsa per abbattere il muro delle sei corone: l’età può essere una discriminante non indifferente, anche se siamo abituati a vederlo rinascere. Il capitolo doppio, invece, sembra avere tre padroni indiscussi: Adrian Quist domina con i suoi dieci titoli consecutivi tra 1936 e 1950. Il conflitto mondiale non intacca il suo predominio, così come sembra ancora difficilmente raggiungibile per i fratelli Bryan. Il tandem americano, con sei vittorie e solo tre consecutive, dovrà faticare parecchio per raggiungere la leggenda locale, che è anche il più vincente di sempre con 13 affermazioni tra doppio e singolare. Doppio misto che vede Harry Hopman e Colin Long a quota quattro, ma si parla della stessa epoca di Quist. Negli anni ’80 è Jim Pugh ad avvicinarsi, con tre vittorie dal 1988.

Anche in campo femminile, sono le australiane a dettare legge da tempo immemore. Margaret Court, con i suoi 11 trofei, è la più vincente nel singolare. Sette le vittorie consecutive, tutte nell’era pre-Open, mentre dal 1969 condivide il primato della costanza con altre leggende: da Steffi Graf a Martina Hingis, passando per Evonne Goolagong e Monica Seles, tutte a quota tre. Da oltre quarantacinque anni, però, la più vincente in federazione è Serena Williams: cinque titoli per l’americana, che non ha intenzione di fermarsi. Il doppio vede l’inserimento delle grandi firme americane: otto successi negli anni ’80 per Martina Navratilova, miglior risultato Open e secondo di sempre, alle spalle della dodici volte campionessa locale Thelma Coyne Long. L’australiana, che ha caratterizzato più di un ventennio dal 1936 al 1958, divide il record di vittorie consecutive (1936-40) con la partner Nancye Winne Bolton, ma viene superata dalla Navratilova e da Pam Schriver (1982-1989). Le stesse doppiste di casa detengono anche il maggior numero di vittorie nel misto pre-Open, quattro, mentre Novotna e Savchenko rimangono a quota due tra anni ’80 e ’90. La Bolton con venti titoli tra il 1936 e il 1952 e la Navratilova con 12 tra il 1980 e il 2003 sono le più vincenti delle due epoche.

Autentiche muraglie storiche, quelle innalzate dai grandi protagonisti dell’Australian Open. Già a partire da questa edizione, al via tra pochissimi giorni, ci si potrà avvicinare ai risultati di un tennis che non c’è più. Anche per extraterrestri degli ultimi anni come Djokovic e Federer, questi record sembrano delle chimere. Il campo è pronto a smentire chi la pensa così.


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