SANTORESCU

Una rumena che gioca come Santoro. La tigre passa, la pantera lascia. E Sveta si sveglia bene...
venerdì, 21 Gennaio 2011

MELBOURNE –  Il cronista ringrazia l’organizzazione del torneo e il suo capo-redattore per averlo inviato a seguire gli incontri nelle arene nobili. Dopo aver vagato nei giorni scorsi senza bussola per i campi secondari, dove di solito vengono relegati i nostri giocatori, oggi giornata di comode poltroncine nelle tribune stampa di Margaret Court, Hi-Sense e Rod Laver Arena. Era ora.

Dea Kalì – Si parte dalla Schiavone, che apre le danze sul terzo centrale. Sono in compagnia del mitico Gianni Clerici, con tanto di pennetta infilata nel cappellino. Le Variazioni Goldberg che caratterizzano il dritto della Niculescu, con tanto di taglio sotto che gli rimembra i suoi trascorsi sui campi, accendono la sua curiosità tanto da decidere di spendere qualche riga sull’avversaria di Francesca. “Ma il nome è troppo lungo” si lamenta. Gli suggerisco “Santorescu” date le similitudini, che non appaiono irriverenti, tra il gioco della rumena e quello che fu dell’indimenticabile Fabrice Santoro. “Bello!” esclama lo scriba, riferito al nomignolo, poi prende appunti. Chissà se domani mi farà l’onore di scriverlo davvero nel suo pezzo! Intanto Monica alterna dritti con una, due e tre mani. Sembra la Dea Kalì, anche se non ne azzecca una che è una…

Pennetta – Arriva la signora elegante di mezza età di ieri, che evidentemente ha un debole per le italiane. Stavolta si presenta con tanto di enorme cappello. Saluto e vengo ricambiato, poi lei inizia a mangiare macedonia e sembra poco interessata alle vicende del campo (e non mi stupisco). Dopo qualche minuto, quando ormai le sono rimasti solo due pezzetti rossi che potrebbero essere cocomero ma non sono sicuro, mi batte sulla spalla e mi chiede, indicando il campo: “E’ quella che ha giocato sei finali ad Acapulco?” La guardo, sbigottito, poi realizzo. No, questa è Francesca Schiavone, non Flavia Pennetta. Non è che la signora elegante abbia invertito i giorni?

Vita spericolata – La leonessa (so che l’appellativo non le piace, ma tanto so anche che non leggerà mai questo stupido articolo) si complica la vita nonostante il sole africano, ma alla fine porta a casa la pelle e la qualificazione per gli ottavi. Ringrazio di cuore, perché così avrò tempo anche di andare a vedere la sua prossima avversaria. Nel centrale infatti, dopo che Caroline Wozniacki avrà battuto la Cibulkova sotto lo sguardo attento di Clerici (che ci ha lasciati dopo il primo set per andare a vedere la numero uno del mondo), ci saranno Henin e Kuznetsova.

Nobiltà – Tra la belga e la russa sono in campo nove titoli dello slam, mentre sugli spalti si respira aria di alta classe. La tribuna stampa, collocata in un angolo del campo a mezza altezza, è il luogo più freddo di tutto Melbourne Park. Anzi, di tutta Melbourne. Anzi, di tutta l’Australia. Lo sbalzo termico è insopportabile e io, come uno sprovveduto qualunque, ho lasciato il maglioncino nell’armadietto. Del resto, sono uno sprovveduto qualunque. Ci pensano le due campionesse a scaldare anime e cuori, con un tie-break che finisce 10-8 per la russa. L’anno scorso Justine raggiunse la finale, questa volta si fa battere per la terza volta in diciannove (!!!) confronti diretti da Sveta, che dipende sempre da come si sveglia la mattina… Stavolta ha messo il piede giusto e sono dolori.

La tigre e la pantera – Dovevano affrontarsi negli ottavi in una sfida tra le più affascinanti e alte del circuito. La tigre della Siberia, alias Maria Sharapova coniugata Vujacic, suda sette completini ma viene a capo dell’ostica tedesca Goerges. La pantera Venus Williams invece si spegne dopo un solo gioco e fa spegnere in largo anticipo le luci della Rod Laver; un risentimento muscolare alla coscia destra e ritiro dopo un solo gioco. Chi ha comprato il biglietto per il serale non ha fatto un’affare, stavolta.

L’Azarenka è Lì – Vika e Na passeggiano e la sfida diretta sarà una bellezza. Non c’è altro da aggiungere.

Roger, gli svizzeri e gli spagnoli – Federer torna nel salotto di casa Baghdatis ma non si sente un intruso. Adesso avrà uno spagnolo, il regolare Robredo, antipasto della finale dei sogni. O degli incubi, dipende dall’angolo di visuale. Ottavi per Berdych, Verdasco, Almagro e Roddick. In serata Monfils si sgonfia dopo un set e lascia passare Wawrinka. E’ abbastanza incredibile ma se riesco a scrivere queste fesserie lo devo alla coppia australiana Ball-Guccione che, in un campo terziario (forse anche fuori dal complesso) stanno allungando la partita contro gli israeliani Erlich-Ram. Sì, so benissimo che del doppio non frega niente a nessuno ma a me invece piace e volevo doverosamente citare chi mi ha permesso di chiudere il pezzo prima che arrivi l’impresa di pulizie e mi scopi fuori insieme ai rifiuti. E poi non è vero che il doppio è in un luogo sperduto: sono nella Hi-Sense. Perché gli abitanti “down under” sono cortesi con tutti, e quindi anche con i loro connazionali. Buonanotte.

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1 Commento per “SANTORESCU”


  1. Tommy ha detto:

    Questa volta il caffè Borgatti supera tutte le marche di caffè italiane e mondiali!!! Signori, con questo articolo è game set and match come cita spesso l’enciclopedia cestistica Flavio Tranquillo…Livello mondiale!!!!


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